Il Messico sta per affrontare la seconda presidenza di Donald Trump e pochi paesi possono eguagliare la sua esperienza come bersaglio della retorica di Trump: minacce di chiudere la frontiera, imporre tariffe e persino inviare le truppe statunitensi a combattere i cartelli della droga messicani ,se il paese non farà di più per arginare il flusso di migranti e droga.(Nella foto il confine tra Stati Uniti d’America e Messico)
Per non parlare delle conseguenze che le deportazioni di massa di migranti, che si trovano illegalmente negli Stati Uniti potrebbero avere sulle rimesse in danaro a casa degli immigrati che sono diventate una delle principali fonti di reddito del Messico.
Da Trump 1 a Trump 2 piccola la storia delle relazioni fra i due Paesi
Ma per quanto questo secondo round somigli al primo round, quando il Messico soddisfò almeno parzialmente le pretese antimmigratorie del tycoon , le circostanze sono cambiate in peggio. Oggi, il Messico è governato da Claudia Sheinbaumun’ideologa di sinistra che è tutto il contrario della narrazione e dell’ideologia di Donald.
Nel 2019, l’allora presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador, leader carismatico, schietto e popolare, sembrava capisse le logiche trumpiane, perché entrambi avevano una visione transazionale e populista della politica: tu mi dai quello che voglio, io ti do quello che vuoi tu. Pertanto i due hanno mantenuto un rapporto amichevole.
Ma mentre Obrador si è formato nella politica di dare e avere dell’ex partito al governo, spesso corrotto, il Partito Rivoluzionario Istituzionale, o PRI, Sheinbaum è cresciuta in una famiglia di attivisti di sinistra e ha maturato la sua esperienza politica nei movimenti universitari radicali, risultando meno accomodante del suo predecessore.
La presidente ha voluto essere uno dei primi leader mondiali a chiamare Trump giovedì per congratularsi della sua vittoriai, ma durante la chiamata Trump immediatamente sollevato la questione del confine con tutti i suoi problemi. E per non farsi mancare niente nella sottovalutazione della nuova presidente in carica dal primo ottobre, le ha chiesto di inviare i suoi saluti a Obrador, con il quale Trump ha detto di avere “un ottimo rapporto”.
Che è un po come dire che Trump crede che López Obrador, il mentore politico del nuovo presidente, sia ancora al comando, un’opinione condivisa da alcuni analisti, ma che metterebbe in crisi le politiche progressiste della nuova presidente.
Dure prospettive per il Messico
Sfortunatamente per Città del Messico ci sono ben poche probabilità che Trump si lasci coinvolgere in altre questioni e si dimentichi del Messico anche se non tutto è cambiato in peggio con l’amministrazione Biden, con il commercio transfrontaliero che supera gli 800 miliardi di dollari anno e le aziende statunitensi che dipendono più che mai dagli stabilimenti messicani.
Ma l’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada, o USMCA,è in fase di revisione e il Messico ha apportato modifiche che Trump potrebbe sfruttare per chiedere una rinegoziazione dell’accordo.
Da parte sua Sheinbaum ha già fatto capire che non cederà nemmeno se messa alle strette, affermando: “Ovviamente affronteremo qualsiasi problema che si presenterà con il dialogo, come processo collaborativo, e se non ci riusciremo, ci faremo avanti, siamo pronti a farlo con grande unità“.
Nel 2018 l’ex Segretario di Stato americano Mike Pompeo affermò che il Messico si era sostanzialmente piegato alle richieste degli Stati Uniti di trattenere i richiedenti asilo entro i propri confini. Ma alcuni ex diplomatici sostengono che qualsiasi argomentazione secondo cui il Messico potrebbe evitare attriti con l’amministrazione Trump è eccessiva e che il 2025 non sarà come il 2018.
Infatti non va dimenticato che alcune delle maggiori preoccupazioni politiche di Trump, come il ripristino dei posti di lavororo negli Stati Uniti e la crecente rivalità con la Cina,riguardano anche il Messico. Le case automobilistiche statunitensi e straniere hanno aperto decine di stabilimenti in Messico e alcuni negli Stati Uniti temono che le aziende cinesi possano fare lo stesso per sfruttare le attuali norme commerciali per esportare automobili o componenti per auto cinesi negli Stati Uniti..
Il narcotraffico e la deportazione biblica dei migranti
Per quanto riguarda gli sforzi per combattere congiuntamente il traffico illegale di droga – cooperazione che è scesa a minimi storici dal 2019 – ci sono stati alcuni segnali modestamente incoraggianti. La scorsa settimana, il Messico ha annunciato il sequestro a Tijuana di oltre 300.000 pillole di fentanyl dopo mesi in cui l’ntero sequestro era stato solo di 50 grammi a settimana.
Inoltre Sheinbaum sta tacitamente abbandonando la strategia di Obrador che era quella di non affrontare i cartelli della droga. Ma né lei né il suo predecessore e mentore politico, potrebbero mai accettare un piano di Trump di inviare le forze statunitensi a operare in modo indipendente sul suolo messicano. Cosa che peraltro già avvenne in Colombia alcuni decenni fa.
Resta da vedere fin dove Trump potrà spingersi; spesso fa solo gesti simbolici per mettere in pratica le minacce, Sarukhan ha già osservato “penso che parlerà a voce alta e porterà un grosso bastone”.
Per di più la nomina del mastino anti immigrazione Tom Homan scelto da Trump alla guida dell’agenzia responsabile per il controllo delle frontiere e dell’immigrazione, l'(Immigration and Customs Enforcement (Ice)),non lascia proprio a ben sperare.
“Conosco Tom da molto tempo e non c’è nessuno più bravo di lui nel sorvegliare e controllare i nostri confini”,ha aggiunto Trump affermando che Homan sarà responsabile di “tutte le deportazioni di immigrati clandestini nel loro Paese di origine”.
Non solo. ieri Il tycoon ha promesso di lanciare dal primo giorno della sua presidenza la più grande operazione di deportazione di immigrati clandestini nella storia degli Stati Uniti, immigrati che “avvelenano il sangue” degli Usa. Una deportazione che assume il vago aspetto di eugenetica nazista.
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