di Giuliano Longo
Donald Trump non ha fermato la guerra in Ucraina entro 24 ore dal suo insediamento, come aveva promesso durante la campagna elettorale dell’anno scorso, ma dopo tre settimane dalla sua presidenza, le cose hanno iniziato a muoversi ad una velocità vertiginosa, al punto che probabilmente oggi i due ministri degli esteri americano e russo, Lavrov e Pompeo, daranno il via alle trattative in Arabia Saudita.
Con un brusco allontanamento dalla strategia del precedente governo Biden, Trump ha affermato che l’Ucraina non può sperare di ripristinare la sovranità su tutto il suo territorio e che la sua adesione alla NATO dovrebbe essere esclusa per avviare i colloqui.
Con queste dichiarazioni, l’amministrazione Trump ha di fatto annullato la Carta sul partenariato strategico tra Stati Uniti e Ucraina voluta negli ultimi mesi del suo mandato da Biden, che stabiliva l’impegno reciproco per l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini e individuava l’integrazione dell’Ucraina nelle istituzioni euro-atlantiche (NATO e Unione Europea) come obiettivo politico prioritario. Alcuni media occidentali si sono affrettati a titolare “il tradimento dell’Ucraina” in seguito alle dichiarazioni di Trump e Hegseth.
Washington sta effettivamente abbandonando Kiev, ma non si tratta di uno sviluppo sorprendente, .l’abbandono è sempre stato un possibile risultato dell’approccio degli Stati Uniti alle relazioni con l’Ucraina. Secondo Mosca, Kiev è stata invece tradita da coloro che le avevano promesso l’adesione alla NATO e all’UE (ancora da definire) per combatte la Russia rifiutando qualsiasi compromesso in una guerra che non oteva vincere. E su questa linea continuano a schierarsi alcuni Paesi europei e la stessa Commissione guidata dalla Von der Leyen, più lealista del re, anche se nudo
Negli ultimi tre anni, l’Occidente ha raggiunto il limite massimo di ciò che poteva effettivamente fare in termini di fornitura di armi e imposizione di sanzioni economiche senza scatenare la Terza guerra mondiale o danneggiare gravemente l’economia mondiale.
Continuare questo costoso sostegno più a lungo non avrebbe cambiato la realtà che la Russia è più grande e più ricca dell’Ucraina ed è in grado di sostenere un esercito che si è adattato alla guerra moderna e non può essere sconfitto da grandi quantità di tecnologia militare occidentale all’avanguardia. Soprattutto, la Russia avrebbe sempre avuto l’ultima parola in qualsiasi guerra regionale in quanto grande potenza nucleare, un fattore che limita il coinvolgimento occidentale nel conflitto.
Prima o poi un’amministrazione statunitense avrebbe tagliato il sostegno all’Ucraina perché era insostenibile. È successo che la decisione è stata presa da un’amministrazione repubblicana e i Democratici sono fortunati poiché oggi possono usarequesto “tradimento” nella loro battaglia contro i Repubblicani.
Nel frattempo, nonostante alcune scappatelle rabbiose degli ultimi giorni, i partner europei dell’Ucraina potrebbero iniziare, (come alcuni stanno più o meno sommessamente facendo,) ad allinearsi con gli USA convincendo Zelensky sulla ineluttabilità degli accordi.
Senza contare che il 14 febbraio, lo stesso Segretario generale della NATO Mark Rutte ha affermato che non c’è mai stata una garanzia che l’Ucraina si sarebbe unita alla Alleanza.Fine modulo
Affermazione che contraddiceva alcune delle sue precedenti promesse quando nel dicembre 2024, il neo-nominato Rutte, aveva dichiarato in conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino Zelenskyy che il “percorso dell’Ucraina verso l’adesione è irreversibile” e che era “più vicina che mai alla NATO“.
Mentre l’adesione alla NATO sembra ora completamente fuori discussione per l’amministrazione Trump non sembra ignorare completamente Kiev. In un cenno alle richieste ucraine di garanzie di sicurezza occidentali, il segretario della Difesa americanoHegseth ha menzionato la possibilità di schierare peacekeeper europei e non europei per osservare e far rispettare un cessate il fuoco.
Ma ha anche escluso lo schieramento di truppe americane e ha affermato che i peacekeeper dei paesi NATO non dovrebbero essere coperti dall’articolo 5 della NATO che consente una risposta congiunta contro un attacco a qualsiasi membro dell’alleanza. Ipotesi che ha già fatto fallire il summit di Parigi con alcuni fra i più importanti paesi europei voluto da Macron
Il problema è che anche questa proposta difficilmente rassicurerà gli ucraini. Zelenskyy ha ripetutamente affermato che le garanzie di sicurezza occidentali hanno scarso valore senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, il Cremlino probabilmente considererà qualsiasi truppa NATO sul territorio ucraino come un cavallo di Troia, quindi è improbabile che l’idea decolli quando i colloqui inizieranno.
Detto questo, l’intera questione del peacekeeper è esagerata, poiché l’unico modo per garantire una pace stabile è stabilire un non allineamento dell’Ucraina e promuovere un riavvicinamento tra Russia e Occidente. Ciò significa una vittoria per il Cremlino, ma questo era l’unico risultato realistico gia quando l’Ucraina è stata gettata sotto il bulldozer di Putin dai falchi occidentali.
Contrariamente a varie previsioni occidentali secondo cui l’economia russa sarebbe crollata e con lei il regime di Putin sotto la pressione della guerra, non hanno dato il risultato sperato anche dopo la continua raffica di sanzioni.
la Russia e la sua economia cresco, più o meno debolmente, grazie alla generosa spesa per la difesa e, a differenza degli ucraini, la popolazione russa è stata efficacemente protetta dalla guerra, che ormai viene accettata anche se non condivisa.
L’alternativa è che Putin venga sconfitto sul campo di battaglia come millanta Zelensky sostenuto dagli ul timi falchi d’Europa. Quindi solo il suo popolopuò abbatterlo e ci avevano anche provato con il fallito golpe di Prigozin.
Ma l’Occidente e l’Ucraina hanno fatto di tutto per alienare anche i russi anti-Putin più accaniti e pro-ucraini, attraverso retorica xenofoba e politiche discriminatorie nei confronti della lingua e della religione e delle popolazioni russofone. Sembrava che la folla dei bellicosi falchi volesse sempre la guerra, non un’Ucraina e una Russia migliori.
Ora le scelte che l’Ucraina si trova ad affrontare sono tutte fosche. Ciò è stato evidente nel discorso di Zelenskyy alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, che avrebbe dovuto mostrare sfida, ma che sapeva invece di disperazione.
Si è rivolto all’UE proponendo che l’esercito ucraino diventi il nucleo di una nuova forza militare europea che porterebbe a uno scontro diretto con la Russia. Poi ha anche cercato di interessare Trump alle ricchezze minerarie dell’Ucraina solo per ricevere un ultimatum dai suoi che paragonavano questi accordi a una confisca imperialista delle risorse ucraine.
Così ha fatto marcia indietro e ora quelle risorse, almeno quelle che restano in territorio non occupato dai russi, vorrebbe cederle all’Europa. Un giorno si e l’altro no dichiara che può vincere la guerra, ma non senza gli Stati Uniti però si affida agli europei e li invita ad armarsi per affrontare la prossima invasione russa dell’Europa. Ecc.ecc.
Zelenskyy deve dimostrare di aver tentato ogni strada, anche le più improbabili, e che l’Occidente lo ha comunque tradito. Una difesa che comunque segna il suo futuro politico dopo l’esaltazione del personaggio da parte dell’Occidente, sicuramente vittima lui come gli Ucraini, della prepotenza russa.
Ma soprattutto istigato dall’amministrazione Biden e dall’Europa, in particolare il Regno Unito, a proseguire la guerra facendo fallire le trattative di Minsk del 2014 che prevedevano il cessate il fuoco combattimenti nel Donbass, lo scambio dei prigionieri e l’impegno, da parte dell’Ucraina, di garantire maggiori poteri alle regioni di Donekst e Lugansk. Territori dove la guerra civile sostenuta indirettamente da Mosca proseguì causando 14mila vittime dolo fra gli indipendentisti.
Peggio ancora ancora furono fatte fallire le trattative tra Russia e Ucraina, iniziate subito dopo l’inizio della guerra che erano culminate in una dichiarazione congiunta in dieci punti denominata “Istanbul Communiqué”, stilata con la mediazione turca.
Con questa L’Ucraina si impegnava a restare neutrale e non entrare nella NATO. La Russia cedeva sulle pretese di smilitarizzazione e di “denazificazione” del Paese, inoltre non si opponeva all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea.
Torniamo allora al quesito iniziale: chi ha tradito chi? La risposta è che l’America ha fatto il suo gioco da Biden a Trump, secondo le proprie convenienze del momento. L’Europa si è accodata agli Stati Uniti senza valutare le conseguenze puntando sul più forte della Partita, ovvero gli USA.
Zelensky sulla guerra ci ha giocato tutto il suo futuro politico convinto che prima o poi l’Occidente sarebbe intervenuto direttamente sul campo di battaglia forte di armi e miliardi che questo continuava e in parte continua a fornirgli.
I morti russi e ucraini riempiono le fosse, gli storpi ei mutilati non ritornano né al lavoro né in trincea, un terzo degli ucraini è emigrato e ci vorranno centinaia di miliardi per ricostruire un Paese che potrà pure aderire alla UE, ma rimarrà nella continua incertezza geopolitica. Morale, abbiamo, hanno perso tutti e ci siamo tutti traditi da soli.
