di Giuliano Longo
Trump spera di rafforzare la sovranità della catena di approvvigionamento degli Stati Uniti, di rinegoziare i legami con tutti i singoli paesi, con l’obiettivo di indurli a prendere le distanze dalla Cina, e di dare forma all’ordine mondiale emergente.
La decisione di Trump di imporre tariffe a tutto il mondo, concepite in varia misura quale vendetta per le tariffe applicate agli Stati Uniti, sta scuotendo alle radici l’economia globale.
Invece di ripristinare il libero commercio, l’intenzione dichiarata è di dare un vantaggio alle aziende americane, accelerando inavvertitamente le tendenze alla regionalizzazione e la successiva divisione del mondo in una serie di blocchi commerciali.
Questo scenario, tuttavia, potrebbe promuovere i tre obiettivi non dichiarati, ma che emergono da questa sua politica.
Il primo è rafforzare la sovranità della “supply chain” (catena di approvigionamento) degli Stati Uniti in modo da eliminare il condizionamento che altri paesi hanno su di essa. Questo potrebbe non essere perseguito solo per il gusto di farlo, ma anche come pianificazione di emergenza, alimentando le preoccupazioni di una guerra commerciale più significativa e dura.
Fra gli avversari più probabili oltre all’Europa e alle potenze economiche asiatiche, c’è sicuramente La Cina con la quale un conflitto ulteriormente acceso getterebbe l’economia globale nel caos.
Trump potrebbe quindi voler dare priorità al reinsediamento in patria delle aziende statunitensi (le multinazionali che operano globalmente) in modo che gli Stati Uniti possano minimizzare preventivamente le conseguenze di tale conflitto.
Il secondo obiettivo, conseguenza del primo, riguarda la volontà, più o meno dichiarata, di indurre ogni singolo Paese a rinegoziare i PROPRI legami bilaterali riducendo le loro tariffe in cambio di alcune concessioni, scelta che probabilmente riguarderà anche qualche Stato del Blocco europeo.
Questa operazione potrebbe mirare a distanziare le loro economia dalla Cina, principale competitor economico degli USA. Gli incentivi potrebbero riguardare prevalentemente la condivisione di tecnologia e accordi militari con lo scopo di indebolire la Cina intaccandone il suo commercio estero.
E infine, l’ultimo obiettivo, è quello dare forma a un nuovo ordine mondiale emergente eliminando la competizione cinese per quanti più paesi possibile assegnando agli Stati Uniti il dominio (o la prevalenza) su una quota rilevante della economia mondiale.
Sebbene sia prematuro ipotizzare i modi in cui gli Stati Uniti potrebbero sfruttare questa situazione, la “mutazione” avverrà quasi certamente nel contesto della sua rivalità sistemica con Pechino.
La guerra commerciale globale di Trump sta oggettivamente accelerando verso la regionalizzazione e la divisione del mondo in una serie di blocchi commerciali, avvantaggiando gli Stati Uniti nrl loro ruolo di “Fortezza America” che renderebbe gli Stati Uniti strategicamente autarchici con un accesso preferenziale alle risorse e ai mercati dell’Occidente.
In tal caso, gli USA sopravviverebbero anche alla temuta recessione inflattiva e potrebbero persino prosperare anche se fossero spinti fuori dall’emisfero orientale perdendo il confronto con Pechino e ritornando all’ isolazionismo degli anni ’20, ma facendone pagare il prezzo, non solo economico ma anche politico, a tutto L’Occidente, Europa inclusa.
Per essere più chiari, è improbabile che gli USA abbandonino volontariamente l’emisfero orientale, ma è una possibilità che non va esclusa nel caso le circostanze li costringessero a farlo.
La guerra commerciale globale di Trump è un evento epocale che lascerà un segno duraturo sulle relazioni internazionali, indipendentemente dal suo esito, ma è troppo presto per prevedere quali saranno le conseguenze a medio termine.
L’unica certezza invece è che Trump ha in mente un piano che sconvolgerà l’attuale globalizzazione come concepita dai liberal delle elite occidentali e americane. E poiché la globalizzazione è insita inevitabilmente nel DNA del capitalismo, si tratta di vedere quale altra globalizzazione la sostituirà come e quando.
Un processo che oltre apparenti follie di un miliardario e della sua Corte, rapresenta comunque una svolta sistemica degli Stati Uniti che maturava da tempo. Una svolta che ha solide radici storiche nell’isolazionismo americano che ha portato alla devastante del 1929, ma ha anche risolto le proprie contraddizioni con ben due guerre mondiali che hanno imposto la loro egemonia.
Aggiornamento dazi ore 11.11
