di Giuliano Longo
Donald Trump ha spesso affermato di voler essere ricordato come un “uomo di pace” e che da quando è tornato alla Casa Bianca, a gennaio di quest’anno, ha posto fine a sette guerre. Ma nonostante le sue credenziali di pace sta alimentando un rally senza precedenti nei titoli azionari del settore della difesa statunitense.
Durante i suoi nove mesi in carica, i titoli del settore della difesa statunitense hanno sovraperformato il mercato azionario statunitense con un margine mai visto nel XXI secolo, nemmeno durante il primo mandato di Trump o sotto l’ex presidente George W. Bush, noto per aver scatenato guerre importanti, tra cui quella di più lunga della storia degli Stati Uniti in Afghanistan e la quella in Iraq.
Negli otto mesi dalla prima presidenza Bush, gli Stati Uniti subirono i peggiori attacchi terroristici della storia l’11 settembre, e alti funzionari della sua amministrazione avevano legami consolidati con il complesso industriale della difesa statunitense. Fra questi il vicepresidente Dick Cheney, defunto giorni fa, ex amministratore delegato della Halliburton l’’azienda multinazionale con sede a Houston, operante in oltre 120 Paesi, specializzata in lavori pubblici e nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi.
Eppure, nonostante la lunga “guerra al terrorismo” globale a cui hanno partecipato quasi tutti i paesi della NATO e la guerra in Iraq, la corsa dei titoli della difesa non è nulla in confronto a quella della seconda presidenza di Trump.
Secondo una recente analisi di Bloomberg, durante la seconda presidenza di Trump, i rendimenti annualizzati dei titoli del settore aerospaziale e della difesa hanno superato l’indice S&P 500 Equal Weighted con un record del 52,3%, producendo un rendimento annualizzato del 7,3%. con Joe Biden gli stessi titoli hanno raggiunto solo lo 0,4%. Ma già con la prima presidenza Trump (2016-2020) erano al del 5,5%, mentre con con Barack Obama (2008-2016), solo 0,3%.
È evidente che i titoli del settore della difesa stanno assistendo a un rally mai visto negli ultimi 25 anni. Cosa spiega l’apparente paradosso del rialzo dei titoli della difesa sotto la guida di un “Presidente della Pace”?
In primo luogo, nonostante la sua retorica pacifista, Trump ha dato il via libera a molti progetti di difesa di grande portata.
A marzo di quest’anno ha annunciato che l’aeronautica militare statunitense aveva selezionato la Boeing per un contratto da 20 miliardi di dollari per lo sviluppo del caccia StealthNext Generation Air Dominance (NGAD), denominandolo ufficialmente F-47, ma con capacità avanzate di coordinamento dei droni e di penetrazione delle difese aeree nemiche.
Trump ha anche annunciato una richiesta iniziale di finanziamenti pari a 25 miliardi di dollari tramite il Congresso, anche se gli esperti mettono in guardia dai costi a lungo termine più elevati, fino a 831 miliardi di dollari.
Di fatto, sotto l’amministrazione Trump, il bilancio della difesa degli Stati Uniti ha raggiunto il traguardo storico del trilione di di dollari per l’anno fiscale 2026, come annunciato nell’aprile 2025 da Trump e dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Questa cifra combina un’assegnazione di base per la difesa nazionale di circa 893 miliardi di dollari (invariata rispetto all’anno fiscale 2025) con ulteriori 150 miliardi di dollari di finanziamenti supplementari garantiti tramite un disegno di legge approvato dalla Camera nel luglio 2025.
Oltre al caccia F-47, il programma prevede la difesa missilistica Golden Dome, la costruzione navale e il rifornimento di munizioni, ma è la prima volta nella storia che il bilancio della difesa degli Stati Uniti raggiunge i mille miliardi di dollari.
Contemporaneamente Trump ha fatto pressione sui paesi della NATO e su altri alleati degli Stati Uniti, come il Giappone e la Corea del Sud, affinché aumentino notevolmente la loro spesa per la difesa.
Al vertice NATO dell’Aia del giugno 2025, i 32 paesi membri della NATO hanno concordato un nuovo obiettivo di spesa per la difesa pari al 5% del PIL annuo entro il 2035, più che raddoppiando la linea guida del 2% stabilita da tempo nel 2014.
Questo impegno sollecitato dal Presidente americano, prevede almeno il 3,5% del PIL per i requisiti fondamentali della difesa (truppe, equipaggiamenti e ricerca e sviluppo) per soddisfare gli obiettivi di capacità della NATO, più l’1,5% per investimenti legati alla sicurezza, come infrastrutture critiche, sicurezza informatica e resilienza civile.
In base a questo rinnovato obiettivo di spesa per la difesa, nei prossimi anni la NATO potrebbero spendere altri 1.000 miliardi di dollari in progetti di difesa, una parte sostanziale dei quali andrà alle aziende di difesa statunitensi, poiché i paesi della NATO devono mantenere standard di interoperabilità per condurre efficacemente le operazioni multinazionali.
Non solo, perché The Donald, il Pacificatore, non esita Inoltre a dare il via libera ad azioni militari di alto profilo durante i suoi brevi otto mesi in carica.
A giugno ha ordinato all’aeronautica militare statunitense di bombardare i siti nucleari iraniani (operazione Midnight Hammer) con bombardieri B-2 Spirit, utilizzando le bombe bunker-buster GBU-57 Massive Ordnance Penetrator (MOP) impiegate per la prima vota in assoluto.
L’evento dimostra ch, nonostante la sua retorica pacifista, Trump può intraprendere azioni militari senza precedenti, come attaccare il territorio iraniano, un’azione che ogni presidente degli Stati Uniti a partire da Jimmy Carter ha preso in considerazione, ma che nessuno ha mai messo in atto.
Allo stesso modo ha ordinato attacchi aerei contro presunti narcotrafficanti nei Caraibi, presumibilmente legati al Venezuela. Un’azione militare a tutto campo contro il Venezuela può avvenire in qualsiasi momento e qualche giorno fa ha minacciato anche un’azione militare contro la Nigeria.
In un messaggio acceso sul suo account Truth Social il 1° novembre, Trump ha rivelato di aver dato istruzioni al Pentagono di preparare una potenziale strategia di attacco alla Nigeria, appena un giorno dopo aver affermato che il cristianesimo stava “affrontando una minaccia esistenziale” nella nazione più popolosa dell’Africa.
Nel suo post, Trump ha affermato che se la Nigeria non porrà fine alle uccisioni, gli Stati Uniti attaccheranno e “sarà un attacco rapido, violento e dolce, proprio come i terroristi attaccano i nostri AMATI cristiani“.
Un altro fattore che alimenta il rally dei titoli del settore militare è l’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle piattaforme di difesa, che, secondo gli investitori, libererà nuovo valore per gli azionisti.
Last but not least, Trump ha anche ipotizzato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere i test sulle armi nucleari.
Quello che è certo è ch gli investitori si aspettano che nei prossimi anni l’aumento della spesa per la difesa in tutto il mondo continuerà a generare nuovi ordini e flussi di cassa per le aziende del settore.
Secondo Bloomberg, gli analisti di Wall Street hanno iniziato a incorporare questi risultati nelle loro proiezioni sugli utili, ipotizzando che gli utili per azione del settore aerospaziale e della difesa aumenteranno del 56% quest’anno, del 22% nel 2026 e del 16% nel 2027.
Ma mentre gli investitori stanno traendo profitto dal rally dei titoli della difesa, un altro modo di considerare questa corsa agli armamenti è lo scenario di un mondo sempre più conflittuale nei prossimi anni. Questo può sembrare ovvio considerando le tensioni internazionali in corso, ma dimostra anche che gli Stati Uniti vogliono ribadire il loro primato globale con le armi, anche le più sofisticate e letali, imposte agli alleati.
In questo caso considerando le reazioni di altre potenze militari quali Cina, Russia, ma anche di quelle “minori” militarmente come, india Pakistan, Corea del Nord e del Sud, Giappone ecc. se qualcuno si sta già fregando le mani per i profitti questa pericolosa corsa agli armamenti senza precedenti, altri cominciano a credere che l’aumento esponenziale dei conflitti possa anche sfiorare l’olocausto nucleare.
Non vale più l’ipocrita e stantio detto romano si “vis pacem para bellum”, ma para bellum punto e basta. Occorre quindi valutare seriamente se sia giunto il momento di riconsiderare la direzione in cui si sta muovendo questo nostro piccolo universo terrestre.
