L’Iran sta “negoziando allo stremo e vuole un accordo. Non siamo soddisfatti, ma lo saremo. Forse dovremo tornare lì e finire il lavoro”.
Donald Trump torna a minacciare Teheran e a dettare le condizioni per l’intesa che possa chiudere la guerra. Il tycoon ha chiarito che l’Iran non otterrà un allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all’uranio altamente arricchito.
“Non stiamo parlando di allentamento delle sanzioni o di soldi”, ha dichiarato durante la riunione di gabinetto alla Casa Bianca. L’accordo, ha aggiunto, “dovrà essere perfetto. Non ho fatto tutto questo per ottenerne uno scadente”. Una delle conseguenze dell’intesa negoziata in queste ore, ha puntualizzato il presidente, è che “lo Stretto di Hormuz riaprirà immediatamente”. E “sarà aperto a tutti, sono acque internazionali, nessuno lo controllerà”. Trump ha poi lanciato un avvertimento ai Paesi arabi: se non aderiranno agli Accordi di Abramo, “non sono sicuro che dovremmo fare l’intesa” con la Repubblica islamica. “Penso che ce lo devono. Non dirò cosa è subordinato e cosa no”, ma “lo stiamo chiedendo con forza”, ha proseguito. Alla domanda sulla possibilità che l’uranio arricchito di Teheran finisca sotto il controllo di Russia o Cina, Trump ha risposto: “Non mi sentirei a mio agio”. Nel ribadire che l’Iran “non avrà mai un’arma nucleare”, il segretario di Stato Marco Rubio ha sottolineato che “la diplomazia è sempre la prima opzione e continuiamo a lavorare su questo”, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno “altre opzioni” in caso di mancato accordo.
In precedenza la Casa Bianca aveva respinto le indiscrezioni diffuse dalla televisione di Stato iraniana sul contenuto di una bozza di memorandum d’intesa con gli Stati Uniti. “La notizia non è vera”, il commento secco di Washington. “Il memorandum che hanno ‘reso pubblico’ è una totale invenzione”. Secondo l’emittente iraniana, l’accordo prevederebbe il ritiro delle forze militari statunitensi dalle vicinanze dell’Iran — resta da chiarire, attraverso ulteriori negoziati, se ciò includa le truppe dispiegate nella regione o quelle presenti nelle basi — mentre Teheran consentirebbe il ritorno del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro 30 giorni. Le navi militari statunitensi, tuttavia, non rientrerebbero nell’intesa preliminare su Hormuz, dove il traffico navale sarebbe gestito dall’Iran in coordinamento con l’Oman. “Se si raggiungerà un accordo definitivo entro 60 giorni, tale accordo sarà approvato sotto forma di risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, aveva annunciato la tv iraniana prima della smentita americana. In ogni caso, i negoziati proseguono. Il vicesegretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Bagheri, ha confermato che i contatti indiretti con gli Stati Uniti continuano, precisando però che la questione delle scorte di uranio arricchito non è al centro delle trattative. Mentre Mohammad Akbarzadeh, alto ufficiale della Marina dei Pasdaran, ha sostenuto che una ripresa della guerra con gli Usa sia improbabile “a causa della debolezza del nemico”. Allo stesso tempo ha avvertito che le forze iraniane sono pronte a trasformare la costa in un “cimitero per gli aggressori”.
Israele, intanto, prosegue gli attacchi in Libano. L’Idf ha reso noto di aver colpito nelle ultime 24 ore oltre 150 obiettivi e militanti di Hezbollah nelle città di Tiro e Nabatieh, oltre che nella valle della Beqaa. Hezbollah ha riferito che i propri combattenti si siano scontrati “a distanza ravvicinata” con le forze israeliane in una città a nord del fiume Litani, al limite della cosiddetta zona gialla, dopo che ieri l’esercito israeliano aveva annunciato un’intensificazione delle incursioni di terra nel sud del Paese. Oggi l’Idf ha inoltre emesso un avviso di evacuazione generalizzato, invitando i residenti del sud del Libano a spostarsi a nord del fiume Zahrani: “Tutte le aree a sud del fiume sono considerate zone di combattimento”, hanno avvertito i militari dello Stato ebraico. Nel frattempo il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato l’uccisione del comandante militare di Hamas Mohammed Odeh in un raid a Gaza avvenuto ieri. Odeh, nominato alla carica la scorsa settimana, era il successore di Izz al-Din al-Haddad, ucciso questo mese. Anche Hamas ha confermato la morte del comandante. Nel raid israeliano sono stati uccisi anche la madre, la moglie e tre figli di Odeh. Sono atterrati questa mattina all’aeroporto di Fiumicino, con un volo via Istanbul, sei componenti della delegazione italiana della carovana di terra della Global Sumud Flotilla. Ad attenderli c’erano alcuni esponenti della Flotilla di mare arrivati la scorsa settimana. Gli attivisti, diretti a Gaza, erano stati fermati a Sirte. Resta invece alta l’apprensione per i due italiani ancora bloccati in Libia, Domenico Centrone e Dina Alberizia, fermati domenica scorsa dalle autorità locali.
