La guerra di Putin

Ucraina: ambasciata Kiev, difendiamo la nostra terra, è Mosca a non volere la pace

di Andrea Capello (*)

“L’Ucraina, al contrario della Russia, sta facendo tutto il possibile perché la diplomazia funzioni davvero. Noi siamo e restiamo aperti a un dialogo serio, fondato sul diritto internazionale e sul rispetto della nostra sovranità. Purtroppo, la Russia rimane l’unico attore che non dimostra un reale interesse per un negoziato autentico”. In occasione del quarto anniversario dell’invasione russa, l’incaricata d’affari dell’ambasciata d’Ucraina in Italia, Oksana Amdzhadin, traccia con LaPresse un bilancio della guerra, sia dal punto di vista politico che da quello della quotidianità che i cittadini ucraini sono costretti a vivere, con un ringraziamento all’Italia per il supporto che non è mai venuto meno. “Troppo spesso la pressione internazionale sembra concentrarsi sull’Ucraina. Ma la vera pressione deve essere esercitata sull’aggressore. L’unico vero ostacolo sulla strada verso una pace giusta e duratura è la volontà del Cremlino di continuare il conflitto e perseguire obiettivi imperiali”, rimarca la diplomatica. Quanto a eventuali concessioni territoriali, “è importante essere chiari: l’Ucraina sta difendendo il proprio territorio da un’aggressione ingiustificata. Non siamo noi ad aver iniziato questa guerra”. Durante questo anno, “mentre gli Stati Uniti hanno rilanciato i contatti, si sono svolti i negoziati nel formato trilaterale, l’Ucraina ha ribadito con coerenza la propria disponibilità a fermare il fuoco. Al contrario, la Russia ha intensificato i bombardamenti contro le città ucraine e le infrastrutture energetiche”, sottolinea Amdzhadin, “questo non è il comportamento di chi cerca una soluzione politica”.

Una situazione in cui è difficile pensare di poter organizzare le elezioni, come chiesto da Mosca e Washington. “Non c’è paura delle urne ma per essere vere elezioni devono svolgersi in condizioni che garantiscano sicurezza, pluralismo e pari opportunità. Prima la sicurezza e la fine delle ostilità, poi un processo politico pienamente legittimo, inclusivo e conforme ai principi democratici”, precisa Amdzhadin, “è molto difficile immaginare l’organizzazione di elezioni in Ucraina mentre la Russia continua a bombardare le nostre città e la linea del fronte. Senza un cessate il fuoco reale e verificabile, o almeno senza garanzie di sicurezza solide, organizzare elezioni in tempi brevi è estremamente complicato”.

In questi quattro anni l’Ucraina ha avuto la possibilità di contare su alcuni partner affidabili, e fra questi c’è l’Italia. “Sin dall’inizio dell’aggressione russa su larga scala la posizione di Roma è stata chiara e coerente. Il governo italiano ha fornito un sostegno politico, militare, economico e umanitario di grande importanza”, riconosce Amdzhadin, “anche recentemente, dopo i gravi attacchi russi contro le infrastrutture energetiche, l’Italia è stata tra i primi Paesi che hanno contribuito concretamente al rafforzamento della nostra resilienza energetica”, “è naturale che in una democrazia vi siano discussioni e sensibilità diverse all’interno della maggioranza di governo. Tuttavia, fino ad oggi, l’impegno dell’Italia a sostegno dell’Ucraina non è venuto meno”.

Se la vicinanza della stragrande maggioranza dei Paesi europei all’Ucraina non è mai mancata, l’Unione europea resta però tagliata fuori dal tavolo dei negoziati. “Il presidente Zelensky sta lavorando con determinazione affinché i rappresentanti europei siano inclusi nei colloqui” di pace con la Russia, “il coinvolgimento europeo nei negoziati non è una questione formale, ma una conseguenza logica del livello di responsabilità e di sostegno dimostrato finora. Una pace giusta e duratura non può essere negoziata senza l’Europa, perché la sicurezza dell’Ucraina è inseparabile dalla sicurezza europea”, afferma l’incaricata d’affari.

Mentre si cerca una via diplomatica per risolvere il conflitto, la situazione in cui la popolazione civile è costretta a vivere resta difficile. “La guerra non è solo al fronte: è una guerra contro la quotidianità, la normalità, la dignità della vita. In Ucraina, nel 21esimo secolo, milioni di persone vivono senza elettricità, senza acqua corrente, senza riscaldamento, perché le infrastrutture energetiche sono state danneggiate dagli attacchi russi. Eppure, nonostante l’orrore, la paura e le perdite, il popolo ucraino continua a vivere”, anche se le conseguenze della guerra sulla salute mentale della popolazione “saranno enormi e dureranno anni”. Per questo, conclude Amdzhadin, “quando si chiede a un ucraino ‘Come stai?’, spesso la risposta è ‘Sono vivo’. Due parole semplici. Ma dietro quelle parole c’è un cuore a pezzi, una stanchezza immensa e, nonostante tutto, una forza straordinaria di continuare a resistere”.

(*) La Presse

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