Anche se Kiev definisce “disinformazione” gli annunci russi sui territori recentemente conquistati, dai russi, sembra che lo stallo nei negoziati di pace induca Mosca ad intensificare gli attacchi.
I dati diffusi a fine anno dai russi circa l’entità dei territori conquistati vengono contestati e ridimensionati da Kiev e dei suoi alleati occidentali, costretti però a riconoscere che sono i più ampi dall’inizio del conflitto.
Nell’anno appena conclusosi i russi affermano di aver conquistato (liberato per Mosca) circa 6mila chilometri quadrati di territorio ucraino con 300 centri abitati di cui 48 nella regione di Donetsk e 89 in quella di Zaporizhia.
Nelle regioni dell’Ucraina coinvolte nel conflitto, attualmente i russi controllano completamente la Crimea, il 99,80% dell’oblast di Lugansk, l’80, 92% di quello di Donetsk, mentre Zaporizhia è controllata per tre quarti (75.50%) e Kherson per il 71.08%.
Le 4 regioni citate che insieme alla Crimea sono state annesse ufficialmente alla Russia da referendum del settembre 2022 e poi dalla ratifica parlamentare della Duma, sono cadute in mani russe per l’81.59%.
In modo molto marginale le offensive russe hanno raggiunto anche gli oblast: Kharkiv, Dnipropetrovsk, Sumy e Nikolaev, con la Penisola di Kinburn alla foce del Dnepr.
Nel complesso i russi controllano circa il 19.5% del territorio nazionale ucraino, inclusa la Crimea triplicando il territorio che controllavano prima dell’invasione del 2022, quando i territori ucraini in mani russe erano limitati alla Crimea e ad alcune porzioni delle regioni di Lugansk e Donetsk controllate dalle milizie separatiste del Donbass.
Su ogni battaglia i russi vengono accusati da Kiev di annunciare vittorie e conquiste prima di averle realmente conseguite, mentre gli ucraini tendono a non riconoscere per molte settimane (a volte mesi) di aver perduto città e roccaforti.
Ad esempio, i russi avevano annunciato il 20 novembre la presa di Kupyansk e dintorni, territori che una pesante controffensiva ucraina ha permesso di riconquistare parzialmente a metà dicembre e di cui a Mosca non hanno fornito per molti giorni dettagli, fino a quando i russi hanno cominciato a riguadagnare parte del terreno perduto.
Sul versante opposto solo a fine dicembre gli ucraini hanno ammesso (nel silenzio dei media occidentali) la caduta della roccaforte di Seversk, nella regione di Donetsk, annunciando una ritirata dalla città necessaria “per salvaguardare la vita dei militari”.
Per quanto riguarda le perdite al fronte , secondo i dati raccolti da BBC/Mediazona dall’inizio della guerra le perdite russe sarebbero di 160.000 uomini, con una tragica media du 40mila all’anno.
Molti meno dei 416.000 che secondo gli ucraini sarebbero morti isolo nel 2025 e tantissimi in meno dei russi uccisi secondo i bollettini ucraini che parlano ormi di oltre 1,2 milioni dal febbraio 2022.
Due ulteriori elementi consentono di mettere in dubbio le notizie fornite da Kiev, UE e NATO circa le elevatissime perdite russe.
Gli ucraini devono infatti arruolare a forza reclute per nulla motivate, mentre i disertori sono stati nel 2025 circa 300 mila.
Inoltre almeno 850 mila ucraini in età di arruolamento si nascondono per sfuggire ai reclutatori e circa 650 mila restano all’estero per non vestire l’uniforme mentre la Russia continua a combattere arruolando tra i 360 mila e i 400 mila volontari a contratto all’anno pianificandone 409.000 nel 2026.
Per quanto ben retribuiti, c’è chiedersi in quanti si arruolerebbero se venissero mandati al massacro “in assalti in massa” come sostiene lo stato maggiore ucraino?
Circa i caduti nell’esercito di Kiev, l’ong ucraina Wartears.org stima che dal febbraio 2022 i caduti in battaglia ucraini avrebbero raggiunto al 25 dicembre 2025 il numero di 835.000.
Emergono anche notizie sulle perdite dei volontari stranieri che combattono per Kiev. A Yunakovka nella regione di Sumy il Raggruppamento di Forze Nord russo ha ucciso diverse decine di colombiani di una Brigata Meccanizzata di recente trasferita nel settore di Kupyansk e secondo blogger militari russi a fine dicembre poco più di 100 combattenti statunitensi identificati sarebbero stati uccisi in Ucraina.
Diamo ora un occhio ai più recenti sviluppi del conflitto.
Dopo aver preso Pokrovsk, i russi il 27 dicembre hanno completato la conquista di Mirnohrad ( o Mirnograd, Dimitrov per i russi), da tempo ormai completamente circondata. Lo afferma Mosca e Kiev lo nega.
L’obiettivo prioritario dei russi, perseguito dall’offensiva su Pokrovsk e Mirnohrad, era avanzare successivamente verso nord per tagliare le vie di rifornimento alle roccaforti di Kramatorsk e Slovyansk, non ancora raggiunte dall’offensive, nella regione di Donetsk.
Poco più a nord dopo aver preso Seversk, i russi hanno raggiunto Lyman da est e premono su tutto il margine della linea urbana meridionale e orientale. Le linee di comunicazione vengono sistematicamente colpite da bombe aeree ad alta precisione e qualsiasi tentativo di ripristinarle viene sventato dal lavoro incessante dei droni d’attacco. .
Riconquistare Lyman ha un valore simbolico per i russi che la persero nel settembre 2022 nel corso dell’unica controffensiva ucraina svilupparsi nella regione di Kharkiv.
Il successo più importante i russi lo hanno conseguito negli ultimi giorni conquistando Gulyapole, la seconda città nella regione, perno delle due linee difensive ucraine che proteggono quanto resta nelle mani delle truppe di Kiev della regione di Zaporizhia.
L’avanzata russa in direzione della città di Zaporizhia , capoluogo dell’omonima regione indicato nei giorni scorsi da Vladimir Putin come obiettivo dell’offensiva in quel settore, richiederà anche un’avanzata parallela più a nord nella regione di Dnepropetrovsk, per proteggere il fianco dell’offensiva.
Qui i russi avanzano sia per ampliare la fascia di sicurezza a difesa dei confini con l’oblast di Donetsk, sia per sostenere l’offensiva nella confinante regione di Zaporizhia.
Un report della CNN di fine dicembre conferma che la situazione delle truppe ucraine nel sud del Paese sta peggiorando a causa della pressione crescente russa che impone il ritiro di altre truppe da alcune aree.
CNN rileva inoltre il fronte meridionale (Zaporizhia) soffre di carenze di truppe e mezzi poiché la priorità è stata accordata ad altri settori del fronte (come Kupyansk), elemento che ha portato a un trasferimento insufficiente e tardivo di riserve.
Nella regione di Kharkiv resta invece contesa e incerta la situazione a nel settore di Kupyansk, mentre le truppe di Mosca, dopo aver subito un contrattacco ucraino che ha avuto parziale successo prima di metà dicembre, stanno riguadagnando terreno nel centro urbano e nella valle del fiume Oskol.
Come a Zaporizhia anche nel nord-est dell’Ucraina, dove il confine russo-ucraino incontra quello bielorusso, Kiev punta e a evacuare i civili e sembra temere l’intensificarsi dei bombardamenti che potrebbe preludere a nuovi attacchi terrestri russi attraverso la regione di Chernihiv.
Le autorità ucraine hanno infatti ordinato l’evacuazione di 14 insediamenti in questa regione, mentre le truppe russe hanno invaso negli ultimi giorni di dicembre anche alcune aree lungo il confine tra Russia e Ucraina nelle regioni di Kharkiv e Sumy dove il 5 dicembre i russi hanno annunciato di aver preso il controllo dell’insediamento di Grabovskoje
In tutti i settori dove avanzano, i rapporti russi riferiscono di soccorsi portati ai civili che si sono rifiutati di obbedire agli ordini di evacuazione e hanno preferito sfidare la battaglia per attendere l’arrivo dei russi.
In queste regioni della cosiddetta Nova Rossya buona parte della popolazione se non favorevole, non è ostile alla Russia e secondo alcuni osservatori di parte ucraina sembra che i residenti delle zone di prima linea stiano attivamente aiutando le forze russe a infiltrarsi nelle posizioni dell’esercito ucraino, fornendo riparo, cibo e vestiti.
Il controspionaggio ucraino nel settore di Konstantynivka ha gi individuato una dozzina di soldati russi al giorno che si infiltrano nelle zone arretrate ucraine con l’aiuto locale, aggiungendo che una simile cooperazione su larga scala è stata vista in precedenza a Kupyansk e Pokrovsk.
Non è la prima volta che emergono le attività filorusse della popolazione dell’Ucraina orientale e meridionale e del resto in alcune regioni, come quella di Odessa, sono attivi gruppi di insorti filo-russi.
Il fatto che oggi la questione venga evidenziata da analisti ucraini conferma che questo conflitto è anche una guerra civile, aspetto che Kiev e la propaganda politica e mediatica filo-ucraina in Europa hanno sempre negato.
Senza considerare che il supporto della popolazione russofona o di parte di essa potrebbe assumere un valore strategico per il prosieguo dell’offensiva di Mosca contro le ultime roccaforti ucraine nella regione di Donetsk, tra Kostantynivka e Slovyansk.
Con il sospetto che più che di evacuazione dei civili in quelle aree si tratti dell’allontanamento di civili di fatto o potenzialmente filorussi.
In conclusione, i successi russi, dovuti alla crescente superiorità in truppe, mezzi e potenza di fuoco, hanno permesso a Putin di affermare il 27 dicembre che “se le autorità’ di Kiev non vogliono risolvere la questione pacificamente, risolveremo tutti i problemi che ci attendono con l’operazione militare speciale e con mezzi militari”.
Nel frattempo i russi continuano ogni notte a martellare infrastrutture energetiche, aree industriali e basi militari e soprattutto il porto di Odessa con missili balistici, da crociera e droni. Attacchi contro i quali le difese aeree ucraine risultano sempre meno efficaci..
Secondo dati Ucraini, negli ultimi 8 mesi del 2025 sono stati effettuati oltre 100 attacchi contro le infrastrutture ferroviarie ucraine, oltre il doppio degli anni 2023 e 2024 messi assieme. La priorità di questi attacchi riguarda le regioni orientali, a ridosso della linea del fronte, col chiaro intento di azzoppare il rifornimento logistico alle forze di Kiev.
Secondo i dati forniti da osca l’Ucraina ha ricevuto come aiuto militare estero dall’inizio della guerra nel 2022 oltre mille corazzati, 6.500 blindati da combattimento, 2mila pezzi d’artiglieria, oltre 200 tra aerei ed elicotteri e circa 100mila droni.
Secondo l’agenzia britannica Reuters la NATSU (Nato Security Assistance and Training for Ukraine) nel 2025 avrebbe inviato circa 220mila tonnellate di aiuti militari all’Ucraina.
GiElle
