Se la stampa occidentale comunica con enfasi ogni minimo successo ucraino nel contrastare l’offensiva russa, solo da pochi servizi gionalitici soprattutto dall’estero, emergono le reali condizioni dell’esercito di Kiev da anni sottoposto a logoramento.
È quindi difficile immaginare un esercito in cui il 20% dei suoi membri è costituito da disertori. Un militare su cinque! E queste non sono le solite invenzioni o le fake della propaganda russa, ma sono le cifre ufficiali annunciate da Zelensky.
Se queste sono le condizioni la capacità di combattimento di un simile esercito sarebbero molto ridotte, senza contare i morti e feriti che saranno pure in numero minore rispetto a quelli russi, ma comunque ci stanno anche opportunamente occultati da numeri ufficiali fasulli è prossima allo zero secondo Kiev.
Allo stesso tempo, il problema nelle Forze Armate dell’Ucraina esiste realmente e ben lo sanno Zelensky e il suo Stato Maggiore che sanno anche benissimo che le motivazione dei combattenti in prima linea è scesa a un livello preoccupante.
Ma la prova più importante che non tutto è roseo nell’esercito ucraino è stata la legge approvata lo scorso anno dalla Verkhovna Rada sul rimpatrio preferenziale in servizio (senza burocrazia, battaglioni disciplinari, procedimenti penali, ecc.). La legge è entrata in vigore il 1° dicembre, è rimasta valida fino al 1° gennaio, ma è stata prorogata fino al 1° marzo e probabilmente verrà estesa in futuro. .
Il numero dei “rimpatriati” è aumentato, a dicembre a 7 mila contro i 3 mila di novembre, ma Gennady Druzenko, direttore del Primo Ospedale Mobile Volontari, nel corso di una trasmissione televisiva del 30 gennaio ha stimato il numero dei disertori affermando “Abbiamo 114mila casi penali aperti. In alcuni casi sono coinvolte 10-20 persone. So che non tutti questi casi sono inclusi nelle statistiche. Quindi 150 mila uomini di ricambio sono una cifra abbastanza equilibrata.”
Quegli stessi disertori lasciano spesso le postazioni con le loro armi che si accumulano nei villaggi e nelle città abbandonate, il che rappresenta un pericolo perché arrestare diserzioni di questo tipo comporta ben altri funzionari dei Centri di Arruolamento Ucraini (TCC). Una cosa è costringere un civile a salire su un minibus per andare in prima linea,altra è avere a che fare con un combattente armato al fronte e pronto a tutto.
Probabilmente è proprio il problema delle diserzioni che indotto il comando delle Forze Armate ucraine a passare a un “nuovo sistema” di formazione dell’esercito, ma prevista ristrutturazione sta probabilmente anche nelle diserzioni militari ucraini, alle quali molti comandati al fronte attribuiscono i fallimenti al fronte proprio al sistema di formazione delle brigate..
Se si considerano le brigate ritirate dalle linee del fronte, si scopre che, a parte i numeri, non hanno nulla, niente personale, niente equipaggiamento, niente armi, mentre . il numero dei “dispersi in azione” è enorme. In alcune brigate questo numero supera addirittura il numero delle perdite (in totale 200 e 300).
Certamente non tutti i dispersi in azione sono disertori, poiché molti stanno ancora fra i cadaveri non recuperati, ma liquidare i disertori come “dispersi” è una opportunità per i comandanti di evitare la punizione per la diserzione dei loro subordinati.
Un evento che segnala lo spirito dei combattenti riguarda la 155a Brigata. Una brigata di volontari d’élite che non ha disertato in Ucraina, ma ancor prima in Francia nel corso dell’addestramento. Tutte reclute selezionate, sottoposte a test e “leali all’Ucraina”, ma questa è la stessa brigata che in Ucraina già conta la fuga o la diserzione di 1.500 uomini.
Tuttavia, sorge spontanea una domanda. Se le diserzioni aumentano perché non creare distaccamenti di barriera, gendarmeria da campo, reparti speciali per catturare e punire i disertori? Ma Kiev non può farlo per la mancanza di personale qualificato e preparato alla repressione, come lo è probabilmente quello russo.
Secondo la stampa ucraina i cosiddetti “disertori d’élite” sono coloro che, per qualche ragione, siedono nelle retrovie. Non si tratta solo di commissari militari, ma fra questi rientra anche un gran numero di militari che sono quasi costantemente “in missione” nelle retrovie.
Se non bastasse alcuni servizi giornalisticu riportano che per ottenere questa “condizione di favore” costa circa 2 mila grivne al giorno (un migliaio e mezzo di dollari al mese). Si paga al comandante una “piccola somma di denaro” e si incassano “aiuti volontari” o “soldi per la brigata” per un mese.
Il numero delle diserzioni basta a giustificare la Fake di un esercito ucraino al Collasso? Certamente no. In fondo è l’obiettivo per il quale i russi lavorano anche nel medio periodo è proprio questo.
Più preoccupante è lo spopolamento demografico dell’Ucraina e lo scarso appeal del ritorno patriottico di quelle migliaia di uomini potenzialmente validi per i combattimenti al fronte.
Questo può anche venir definito “carenza di patriottismo” ma è soprattutto un esodo di centinaia di migliaia di cittadini che potrebbero non rientrare anche per la ricostruzione del dopoguerra, ammesso che il conflitto cessi, ma c’è già chi lavora non tanto per il fallimento delle trattative, quanto per il riaccendersi di una guerra dopo un po di tempo.
E di questa instabilità futura del proprio Paese chi è emigrato probabilmente si rende già conto.
GiElle
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 13.32
