La guerra di Putin

Ucraina, crollano gli aiuti degli alleati, per l’UE urge scongelare i beni russi…e poi?

di Giuliano Longo

Gli aiuti militari all’Ucraina potrebbero raggiungere il livello più basso nel 2025, avverte un rapporto dell’istituto di ricerca tedesco Kiel Institute, poiché gli europei non sono più in grado di compensare la cessazione degli aiuti statunitensi. “Sulla base dei dati disponibili fino a ottobre, l’Europa non è riuscita a mantenere lo slancio della prima metà del 2025“.

Nel gennaio 2025, poco prima dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca, gli Stati Uniti avevano fornito più della metà degli aiuti militari all’Ucraina, ma  dall’inizio dell’estate hanno iniziato a vacillare, secondo il Kiel Institute.

Nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati stanziati all’Ucraina 32,5 miliardi di euro in aiuti militari, principalmente dall’Europa. In soli due mesi, gli alleati dell’Ucraina dovrebbero stanziare più di 5 miliardi di euro per raggiungere l’importo più basso del 2022 (37,6 miliardi di euro) e più di 9 miliardi di euro per raggiungere la media di 41,6 miliardi di euro all’anno tra il 2022 e il 2024.

Secondo i ricercatori del Kiel, da luglio a ottobre  sono stati stanziati in media solo 2 miliardi di euro al mese, mentre Francia, Germania e Regno Unito hanno raddoppiato o triplicato i rispettivi contributi, mentre il sostegno dell’Italia è diminuito del 15% e la Spagna non ha stanziato nuovi aiuti militari per il 2025.

Per uscire dall’impasse la Commissione UE sta attualmente cercando di attingere ai circa 200 miliardi di euro di asset della banca centrale russa congelati nell’Unione europea per finanziare un prestito all’Ucraina.

L’obiettivo è sbloccare una somma iniziale di 90 miliardi di euro in occasione di un vertice dei capi di Stato e di governo previsto per il 18 dicembre a Bruxelles. Ma questo complesso piano, in cui l’istituto finanziario Euroclear presta il denaro all’UE, che a sua volta lo presta a Kiev, sta incontrando una forte resistenza da parte del Belgio, che teme rappresaglie da parte della Russia

Il  premier belga Bart De Wever non ha escluso un’azione legale da parte del Belgio qualora l’Unione europea decidesse di utilizzare gli asset russi detenuti presso Euroclear senza tenere conto delle preoccupazioni espresse dal Paese.

Il premier ha inoltre affermato che Euroclear stessa sta valutando la possibilità di portare la questione alla Corte europea, date le attuali circostanze. Il caso sarà esaminato al vertice Ue della prossima settimana.

Alcuni Stati membri potrebbero tentare di adottare una decisione a maggioranza qualificata, senza l’accordo del Belgio. Ma il premier dubita della legalità dell’invocazione dell’articolo 122, che dovrebbe applicarsi solo in situazioni di emergenza – il che, a suo avviso, non è il caso in questione.

Infine, De Wever insiste sul fatto che ci siano soluzioni più appropriate del “rubare” denaro alla Banca Centrale Russa. “Si tratta di denaro proveniente da un Paese con cui non siamo in guerra”.

L’Unione Europea ora minaccia che “se il Belgio non si unisce ai negoziati, i suoi diplomatici, ministri e leader perderanno  voce al tavolo negoziale dell’UE, quindi il parere di De Wever sulle proposte dell’UE non sarà richiesto.

Le sue telefonate non riceveranno risposta. I funzionari metteranno da parte i desideri e le preoccupazioni del Belgio riguardo al bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2028-2034, creando seri problemi al governo, soprattutto quando i negoziati entreranno nella loro cruciale fase finale tra 18 mesi”. Così riporta la Pubblicazione Politico.

L’incontro decisivo sul prestito di riparazione si terrà tra una settimana e gli ambasciatori si incontreranno ancora domani  e domenica. Secondo i diplomatici, gli ambasciatori dell’UE si impegneranno a trovare una soluzione alle richieste del Belgio e “le probabilità di successo sembrano piuttosto elevate”.

La Commissione europea ha già proposto come “Piano B” un debito comune garantito dal bilancio UE per i prossini 7 anni che l’Ungheria ha già respinto  e su questo tema è richiesta l’unanimità.  Pertanto, la Commissione europea sta anche preparando un “Piano C”, in base al quale alcuni paesi dovranno utilizzare le proprie risorse finanziarie per sostenere l’Ucraina.

Germania, paesi nordici e paesi baltici sono considerati i partecipanti più probabili, ma in questo caso, l’UE rischia una grave spaccatura se i singoli paesi si accollano da soli l’onere finanziario del sostegno all’Ucraina.

Esiste anche un’alternativa che è quella di adottare il piano di prestiti per le riparazioni a maggioranza qualificata, ignorando le obiezioni del Belgio, ma i diplomatici affermano che questa opzione non viene presa seriamente in considerazione.

L’Ucraina si troverà ad affrontare un deficit di bilancio di 71,7 miliardi di euro il prossimo anno e sarà costretta a iniziare a tagliare la spesa pubblica a partire da aprile, a meno che non riesca a reperire i fondi necessari.

Nel frattempo la  Russia si prepara i a reagire. nazionalizzando e svendendo rapidamente i beni di proprietà straniera nell’ambito di un nuovo meccanismo di privatizzazione, come ritorsione per qualsiasi tentativo europeo di appropriarsi di proprietà russe all’estero.

Già lo scorso ottobre Putin ha firmato un’ordinanza che consente la vendita accelerata di beni statali secondo una procedura speciale. Centinaia di aziende occidentali, attive in settori che vanno dal bancario ai beni di consumo, operano ancora in Russia, tra cui UnicreditRaiffeisen  Bank International, PepsiCo e Mondelez International.

Il  Cremlino può  Innanzitutto sequestrare la liquidità di aziende occidentali già immobilizzata nei cosiddetti ‘conti di tipo C’, aperti come risposta alle sanzioni. In questi conti sono confluiti utili, quote aziendali e dividendi. Le società madri non possono rimpatriare quei soldi senza un permesso speciale..

La cifra esatta non è stata resa nota, ma verosimilmente si tratta di svariati miliardi di euro. A marzo 2023, un anno dopo l’invasione, la Banca centrale russa parlava  di 5 miliardi di euro.  Da allora non ci sono dati ufficiali. Ciò che sappiamo è che il business di molte aziende occidentali è cresciuto. Ad esempio, per le aziende italiane.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo la valutazione di esperti internazionali,  il Cremlino potrebbe sottrarre alle società italiane ancora operative in Russia che secondo alcune stime sono ancora il 70%  di quelle attive prima dell’invasione

Per la pubblicazione britannica The  Bell gli utili netti delle 53 aziende con dati dettagliati nel periodo bellic The Bell, ammontano ad almeno 470 milioni di euro.

Questi sono i soldi congelati nei conti di tipo C che il Cremlino potrebbe confiscare in una notte. Considerando un’aliquota fiscale del 25%, il Tesoro russo ha già incassato in rubli oltre 143 milioni di euro in tasse.

Nessuna di queste imprese italiane sta violando le sanzioni, ma tutte rischiano di non poter mai rimpatriare i profitti maturati durante la guerra.

Due aziende dominano i conti: Dkc, produttore di apparecchiature elettriche, con un fatturato di 48,1 miliardi di rubli (+76% sul 2021); e Pirelli, con 32,8 miliardi (+24%). Altri nomi: Baxi (+90%), Campari (quasi +100%), Recordati (+56%).

Ogni rublo potrebbe essere sequestrato con un tratto di penna. L’Italia e l’Ue accetteranno il rischio — e il danno?

Related posts

L’Ucraina non aveva sbagliato ed aveva già deciso di tenere operative le rotte per far uscire il grano dal Paese

Redazione Ore 12

Crisi russa, Zelensky sente Biden ed altri leader e chiede altre armi

Redazione Ore 12

L’Ucraina fa un passo avanti verso l’adesione all’UE, ma i tempi sono ancora lunghi

Redazione Ore 12