La guerra di Putin

Ucraina, i falchi “liberal” europei fanno sembrare “colombe” l’estrema destra

di Giuliano Longo

L’Ucraina, dopo quattro anni di guerra  non è solo vittima della brutale aggressione russa che sta facendo rasentare la catastrofe umanitaria di quest’inverno ma è anche vittima  di  due tipi di populismo occidentale: quello  Liberal e quello della estrema destra.

Il primo è quello di Donald Trump e dei suoi sostenitori europei di estrema destra, a quali non importa molto né dell’Ucraina né dell’ordine basato sulle regole, ma sono mossi solo dai propri opachi interessi.

L’altro è quello dei falchi anti-russi (e anti-Trump) che puntano ad aumentare gli interessi del complesso militare-industriale occidentale con una  falsa retorica progressista, fingendo di difendere valori a cui non credono veramente.

Con l’avvicinarsi della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il suo presidente Wolfgang Ischinger dichiarò alla pubblicazione tedesca Tagesspiegel che finché l’Ucraina difenderà l’Europa la minaccia russa non sarà enorme, ma invece aumenterà enormemente una volta finita la guerra, affrettandosi ad affermare, – ma solo dopo essersi accorto della gaffe – di voler raggiungere la pace in tempi brevi.

Dichiarazione che echeggia anche in quella  dalla signora von der Leyen secondo la quale  l’Ucraina sta aiutando i paesi europei a prepararsi alla guerra con la Russia con il riarmo.

Che poi questo corrisponda alle intenzioni del Cremlino è tutto da dimostrare anche se quotidianamente la stampa mainstream pubblica di provocazioni più o meno ibride, di strani droni in volo e di altrettanto strane violazioni di spazie aerei, mentre già si comincia a sequestrare qualche petroliera russa “ombra” e si progetta di allargare la “difesa” nucleare a Est, sino alla Polonia o ai Paesi Baltici.

Si nasconde così all’opinione pubblica che una aggressione russa sarebbe un suicidio per quell’enorme Paese, ma riuscendo così “ apasturare” i deliri di quel  “partito della guerra” russo, sino ad oggi tenuto a bada da Putin.

Con questa strategia caldeggiata a Bruxelles  dai “liberal”- sinistra compresa (più o meno) –   si vorrebbe implicitamente che l’Ucraina continui a  dissanguarsi per dare all’Europa il tempo di di riarmarsi a propie spese con armi americane, mentre Kiev insiste almeno  per un cessate il fuoco che la Russia difficilmente accetterà senza un serio e duraturo piano di pace.

Perché se vero che Zelensky pretende giustamente garanzie soprattutto da Washington per la sua sicurezza, le vuole anche Putin che rischia non solo di trovarsi un “porco spino armato” (cit. Ursula) ma anche a una minaccia (nucleare?) a tiro di missile su Mosca e San Pietroburgo  e con l’eventualità più che certa dell’allargamento armato di un conflitto messo per ora in stand by. 

L’idea che la pace in Ucraina sia  prematura non è solo di chi in Russia punta alla soluzione militare, ma prevale anche  in alcune grandi capitali europee, in particolare Londra, e fra i falchi americani, ben presenti anche nell’attuale amministrazione Trump e nel Deep State, che si è dato da fare ben prima dell’invasione , investendo sulla sconfitta della Russia.

Questa linea sarebbe  prevalsa  alla riunione del Consiglio Affari Esteri dell’UE di fine gennaio dove, secondo notizie stampa, qualcuno ha dichiarato che “l’Unione Europea non è pronta per la pace” affermazione che implicitamente sottende che la pace è più rischiosa della Guerra.

 Le potenze occidentali evidentemente si preparavano a questo imponendo a Zelensky – in particolare  gli USA con Biden e  Johnson del Regno unito – il rifiuto delle condizioni ottenute durante i colloqui di Istanbul del 2022 o di Minsk del 2015, deteriorando ogni prospettiva di Pace. Progetto  che per ora  Trump ha tentato di ribaltare esponendosi al ridicolo delle promesse non mantenute.

Ancora più difficile è sostenere l’imminente attacco – o anche solo minaccia  russa –  contro i Paesi della NATO con un conflitto  diretto tra Russia e Occidente che entrambe le parti hanno comunque tentato di evitare in questi quattro anni di guerra in Ucraina.

Ma oggi la posizione dei Falchi da entrambe le sponde dell’Atlantico non esita a sfiorare il rischio di una guerra che la Russia non potrà mai vincere senza ricorrere all’arma nucleare che metterebbe fine, non solo all’esistenza della Russia, ma all’attuale civiltà.

Un conflitto totale con l’Occidente non fa parte del discorso politico dominante al Cremlino, né è un obiettivo ideologico. A differenza dell’URSS, la Russia moderna non ha una vera ideologia e non ha né le condizioni economiche né quelle sociali per attaccare i Paesi NATO.

A meno che  non percepisca una minaccia realmente esistenziale, attraverso il blocco dei suoi porti baltici o gli attacchi missilistici assistiti dall’Occidente, su Mosca o san Pietroburgo  dal territorio ucraino.

Le affermazioni sulle intenzioni aggressive della Russia sono comunque parte integrante del populismo sciovinista, che alimenta questo conflitto da anni e vede fra i capofila non solo i Paesi Baltici e la Polonia,  ma – a fasi alterne – anche Germania e Regno Unito, con  la falsa promessa di sconfiggere una  potenza nucleare grazie alla combinazione di mezzi economici e militari.

Intervenendo alla conferenza di Monaco del 2022, pochi giorni prima dell’inizio dell’invasione totale della Russia, lo stesso Boris Johnson – allora ancora in carica – affermò che “la Russia deve fallire e mostrarsi tale (fallita)” facendo deragliare subito dopo  i colloqui di pace di Istanbul in corso prima dell’invasione.

Rivolgendosi a una folla immensa a Varsavia nel marzo 2022, l’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden si impegnò di fatto a rovesciare Vladimir Putin: “Per l’amor di Dio, quest’uomo non può rimanere al potere”.

Affermò anche che le sanzioni occidentali avevano “ridotto il rublo a un macigno” e che il dollaro, al momento del suo discorso, si scambiava a 200 rubli, mentre  il tasso di cambio reale quel giorno era di 95 rubli per dollaro e oggi è inferiore a 80 rubli per dollaro.

L’Alta rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas che prima ha governato un piccolo paese di un milione e 300mila abitanti qual è l’Estonia, era convinta  nelle capacità dell’Ucraina di sconfiggere la Russia entro ottobre 2025.

Distorceva  così  la realtà al fronte dal 2023, quando, dopo la fallita controffensiva ucraina, la Russia ha iniziato la sua lenta offensiva lungo tutti i 1200 chilometri della linea di conflitto, mentre le infrastrutture cruciali dell’Ucraina vengono ridotte in macerie in un Paese che si sta rapidamente spopolando.

La vera, grande e palese  contraddizione è che questo populismo aggressivo viene da leader ed esponenti politici  che si definiscono “liberali” o socialisti, creando la  situazione paradossale per  cui i populisti di estrema destra certificati  come Trump, Orban e i leader dell’AfD tedesca, finiscono per sembrare “colombe” ragionevoli e avverse al conflitto in Ucraina.

L’intera politica dell’Occidente nei confronti di Russia e Ucraina negli ultimi 30 anni è stata un fallimento che ha creato un inesauribile di carburante politico per gli attori anti-establishment, la cui natura antidemocratica viene continuamente denunciata dai liberal, ogni volta che i risultati elettorali confermano l’avanzata della destra, anche estrema, in Europa e nel mondo.

Il continuo rinvio della pace in Ucraina deriva dal fatto che in troppi  – e con troppi interessi – hanno investito su esiti irrealistici della guerra, e che continuano a trarne vantaggio tentando di mitigarne  l’impatto, con un enorme costo di sofferenze soprattutto per L’Ucraina.

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