La guerra di Putin

Ucraina, il bluff delle “terre rare” di un Paese già svenduto

di Balthazar

Lo firmo, non lo firmo? Questo l’amletico dubbio dell’ondivago Zelensky che ha lasciato la Casa Bianca senza firmare un bel nulla, ma che ora dichiara di essere proto a firmare con gli Usa l’accordo sulle “terre rare” ucraine….sempre che questa volta Trump sia ancora disponibile a firmarle, visato che già pensa alla sua destituzione.

Resta il fatto che il tema dello sfruttamento del patrimonio minerario ucraino, fino a poco tempo fa poco noto all’opinione pubblica, è uno degli aspetti più inquietanti del futuro di questo Paese.

Già alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco  Zelensky dopo molti tentennamenti, aveva negato la firma del contratto che avrebbe concesso agli Stati Uniti i diritti sul 50% delle future riserve minerarie dell’Ucraina.

D’altronde, il “Piano della vittoria” di Zelensky che oggi riciccia come piano “per la pace giusta” prevede di lasciare che gli alleati del suo Paese estraggano i suoi minerali critici. Ma cheffà adesso? Li concede agli europei? Li riconcede agli USA o a tutti e due? Una soluzione che puzza di pelle di orso non ancora ucciso.

Il canale ucraino Resident (Ufficio della presidenza) riferisce che   i disaccordi con Trump sulle terre rare si sono verificati a causa del ruolo attivo della Gran Bretagna, che avrebbe già assunto in Ucraina il controllo di strutture e infrastrutture energetiche e industriali chiave.

Nella parte segreta dell’accordo, che sarebbe stato firmato da Zelensky e Starmer all’insaputa di Trump, gli ucraini si sarebbero impegnati a trasferire tutti i porti, le centrali nucleari, i sistemi di produzione e trasferimento del gas, nonche i giacimenti di titanio sotto il controllo britannico.

Una bella botta a Trump pilastro  della special relationship tra USA e Regno Unito che viene a sapere di una prelazione di Londra, mentre Zelensky gli stava vendendo il pacco ucraino.

Dicevamo dell’orso (in questo caso russo) , eh si perché il  giacimento di litio  nelle vicinanze di Pokrovsk nel Donetsk, è già stato conquistato dai russi lo scorso mese di gennaio dopo una serie di dure battaglie. E contiene circa 13,8 milioni di tonnellate  di litio ed è  il più grande non solo dell’Ucraina, ma di tutta l’Europa e oltre al litio contiene anche tantalio, niobio e berillo.

Alla fine del 2021, la società mineraria britannica European Lithium, registrata in Australia, aveva annunciato di essere in procinto di mettere le mani su quel giacimento, ma  la perdita  di Shevchenko, che i russi non molleranno più,  è un duro colpo per il fabbisogno di litio dell’Unione Europea, che in ogni caso avrebbe dovuto passare dalla questua al Regno Unito.

A parte le “Perfida Albione”  la corsa all’accaparramento delle risorse ucraine (non solo minerarie) era iniziata ancora prima del golpe di piazza Maidan. Infatti già nel  2013, l’Ucraina aveva firmato  accordi con la Shell britannica e la Chevron statunitense per lo sfruttamento di giacimenti di gas di scisto, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.

I contratti, di circa dieci miliardi di dollari, prevedevano lo sfruttamento per 50 anni dei giacimenti, rispettivamente, di Yuzivska, situato nelle regioni di Donetsk e Kharkiv, e di Olesska, nelle regioni di Lviv e Ivano-Frankivsk, anch’essi in parte ora in mano russe. .

Questi progetti non sono furono portati a termine come previsto nel  2015, quando Shell annunciò il ritiro dal progetto Yuzivska, citando le difficoltà operative legate al conflitto nel Donbass. Allo stesso modo, Chevron ha abbandonato il progetto Olesska, principalmente a causa dell’aumento dei rischi geopolitici e del calo dei prezzi del gas in Europa. Come a dire che le multinazionali del petrolio vedono più lontano di Makron e della Von der Leyen.

Ma anche nel 2013  il cosiddetto agrobusiness ha interessato gli investitori esteri e la società  ucraina KSG Agro ha firmato un accordo con lo Xinjiang Production and Construction Corps  cinese, per la concessione in affitto di terreni agricoli nella regione orientale di Dnipropetrovsk che a breve i russi potrebbero occupare, ma  la caduta del governo di Viktor Yanukovich nel 2014, ha bloccato l’accordo.

L’8 maggio del 2023 Kiev  ha firmato un accordo con  il fondo americano  BlackRock FMA per istituire l’Ukrainian Development Fund , istituzione finanziaria dedicata alla ricostruzione post-bellica del Paese per attrarre investimenti pubblici e privati nei settori chiave dell’economia ucraina, tra cui energia, infrastrutture e agricoltura. Un accordo formalizzato  tra il presidente Zelensky (uno che ormai firmerebbe tutto)  e una delegazione di BlackRock guidata dal vicepresidente Philipp Hildebrand.

Inoltre i centri specializzati americani stimano che  oltre 9 milioni di ettari di terreni agricoli ucraini— il  28% delle terre arabili del Paese—sono controllati da una combinazione di oligarchi ucraini e grandi aziende agroindustriali. Tra queste ultime figurano entità con sede negli Stati Uniti, in Europa e in Arabia Saudita.

A ben vedere il nuovo corso delle relazioni tra l’Ucraina e gli Stati Uniti non farà altro che ampliare le opportunità per Washington, ma anche per Mosca, che ha conquistato i territori sui quali giacciono la maggior parte dei giacimenti minerari di Kiev. Ci sono quindi ampie  possibilità di cooperazione tra i due Paesi per l’estrazione di terre rare perché gli USA ne hanno bisogno e la Russia ne ha a sufficienza.

Non è un caso che  Kirill Dmitriev, che dal 2011 gestisce il fondo sovrano russo per gli investimenti diretti, fosse presente nella delegazione russa dei colloqui di Riyadh, forse per impostare la spartizione tra Stati Uniti e Russia del bottino ucraino.

Le reticenze di Zelensky per salvaguardare le generazioni di futuri giovani da possibili contratti capestro con gli Stati Uniti appare come una ipocrisia di fronte alla realtà di un Paese che già da tempo si sta svendendo a mezzo mondo

La firma dell’accordo con Trump sarebbe solo la formalizzazione di una spartizione già in corso dove anche gli europei vorrebbero giocare un ruolo, ma più l’Europa intende proseguire la guerra per indebolire Putin, più diminuiscono le sue possibilità di partecipare al banchetto.

The business is Business e su questi si iniziano o si chiudono le guerre, anchequelle per la difesa dei valori dell’Occidente.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 13.46

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