La guerra di Putin

Ucraina in difficoltà con l’avanzata russa a Dnipropetrovsk

di Giuliano Longo

Il Ministero della Difesa russo ha annunciato domenica 8 giugno che le sue forze sono entrate nella regione ucraina di Dnipropetrovsk, notizia che il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato affermando che l’avanzata fa parte del piano di Putin per la creazione da un’area cuscinetto ai confini ucraini.

Questo obiettivo era  stato già indicato  all’inizio della battaglia di Pokrovsk  l’anno scorso, ma è stato raggiunto anche senza la conquista di quella città-fortezza strategica che i russi hanno aggirato dopo aver sfondato il fronte meridionale del Donbass.

Ora Kiev  dovrà fortificare contemporaneamente il fronte di Dnipropetrovsk, insieme a quello settentrionale di Kharkiv e a quello meridionale di Zaporozhye, per proteggersi dall’eventualità che la Russia utilizzi la sua nuova posizione per lanciare offensive su uno di questi tre fronti.

Una dura prova le Forze Armate ucraine, che stanno già faticando a impedire l’irruzione russa nella regione di Sumy che si sta sviluppando proprrio dalla regione russa di Kursk occupata dagli ucraini nell’agosto dell’anno scorso e definitivamente liberata due mesi fa.

Se a ciò si aggiungono le difficoltà nel ricambio delle truppe combattenti e l’incertezza sulla prosecuzione del sostegno militare americano, le speranze di Kiev puntano ora sull’Europa che si è impegnata a supportare Zelensky sine die.

Indipendentemente dalla rappresaglia prevista dopo l’attacco ucraino alla triade nucleare russa in  Siberia  – che secondo fonti di intelligence americana dovrebbe ancora avvenire anche solo come  una dimostrazione simbolica di forza –  la speranza di Zelensky era che Trump  convincesse Putin a congelare le linee del fronte per dare respiro e riarmo al suo esercito.

Ma  le ultime dichiarazioni del Presidente americano suggeriscono non solo la giustificazione della rappresaglia russa, ma la sua convinzione che Kiev stia perdendo la guerra.

Alcune cancellerie europee sostengono invece la tregua e il congelamento della prima linea che potrebbe essere ottenuto attraverso un approccio “carota e bastone”.

Decisione  comporterebbe  un partenariato strategico USA Europa   incentrato sulle risorse in cambio dell’imposizione, da parte degli Stati Uniti, di sanzioni secondarie paralizzanti sui clienti energetici della Russia.

In particolare Cina e India, con  possibili deroghe alla UE, mentre gli Stati Uniti potrebbero raddoppiare gli aiuti militari e di intelligence all’Ucraina a fronte del persistente rifiuto di Putin.

Per quanto riguarda il lancio di una nuova offensiva che qualcuno vaneggia ancora, i  120mila soldati che l’Ucraina ha radunato lungo il confine bielorusso, il presidente Alexander Lukashenko teme che potrebbero attraversare quella frontiera e/o una delle frontiere della Russia riconosciute a livello internazionale.

Tuttavia queste possibilità hanno  scarse possibilità di successo.

La Russia ha chiarito che deve raggiungere più obiettivi nel conflitto prima di accettare una tregua,  mentre la liberazione di Kursk  fa presagire un ulteriore avanzata russa proprio con la scusa di un’area cuscinetto. Della quale peraltro non è mai stato reso noto per quanti chilometri debba estendersi in lunghezza e profondità.

La probabilità che l’Ucraina riduca le perdite accettando ulteriori richieste di pace da parte della Russia è quindi praticamente nulla e  in alternativa Kiev si sta preparando  per intensificare le sue “operazioni non convenzionali” contro la Russia, alimentando il circuito perverso delle rappresaglie.Fine modulo

Siamo a punto di svolta nel conflitto? Qui le opinioni, o meglio le aspirazioni divergono.

Molti prevedono che le dinamiche strategico-militari cambieranno in modo irreversibile a favore della Russia. Altri che Kiev, grazie al sostegno occidentale, possa resistere ancora per oltre un anno infliggendo colpi spettacolari, se non risolutivi, all’interno del territorio della Federazione anche a migliaia di chilometri di distanza, come dimostrato dal recente attacco alla base nucleare russa.

Ma c’è anche una terza narrazione che vedrebbe cronicizzarsi il conflitto per stanchezza o esaurimento delle due parti, molto più probabile per l’Ucraina che oggi si trova ad affrontare una guerra asimmetrica per la sproporzione delle forze fra le parti.

Quanto al coinvolgimento diretto di Stati Uniti ed Europa alle bellicose intenzioni dei “volenterosi”, Francia, Germania e Regno unito, per ora ci si limita a parlare di probabile invasione russa, di rafforzamento militare di UE e GB, di ulteriori sanzioni europee a Mosca, di potenziamento della NATO dal Baltico al Mar Nero.

Ma per ora non si intravede una chiara strategia che rappresenti nell’immediato una risposta e tanto meno una sia pur minima prospettiva di pace.

E mentre la palude inghiotte ogni sforzo diplomatico, compreso quello dell’imprevidente Trump, e viene puntato il dito contro il criminale “Mad Vlad”, l’unica prospettiva che si delinea è quella della prosecuzione di un conflitto che rimarrà una spina nel fianco d’Europa per decenni, anche una volta bene o male concluso il conflitto.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 13.59

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