La guerra di Putin

Ucraina. La guerra mediatica del 2026 e la cinica contabilità dei morti 

 

di Giuliano Longo (*)

 

Da quattro anni è la stessa colonna sonora. “La Russia è alle corde”. Poi l’anno dopo: “La Russia è alle corde, ma ha ancora munizioni”. Poi: “La Russia è alle corde, ma avanza di 70 metri al giorno”. A forza di ripeterlo,“alle corde” suona come “sto arrivando” quando sei ancora in pigiama. Nessuno ci crede più, ma tutti lo ripetono come un mantra da talk show.

Il problema vero della guerra è che i morti non li conti mentre spari. Li conti dopo quando il fumo si posa, quando qualche archivista con la passione per i registri scopre che i numeri che giuravi in prima serata, erano sbagliati. È sempre andata così, da quando esiste la propaganda.

Corea 1950-53: per anni gli USA hanno venduto la cifra tonda di 36mila morti. Pulita, da lapide del cimitero di Arlington sono usciti i registri completi e il conto è salito. I coreani? Lì è ancora un’asta aperta.tra 2 e 3 milioni tra Nord e Sud, civili dentro. Ma durante la guerra nessuno lo sapeva. Avevi solo bollettini, foto in bianco e nero e generali che parlavano di “contenimento”.

Afghanistan 1979-89: l’URSS ha dichiarato 15mila morti in dieci anni di guerra. Numeri da operazione di polizia contro i banditi. Poi gli storici hanno cominciato a scavare e sono arrivati a 26mila, qualcuno dice 30mila. E anche con quei 30mila l’Unione Sovietica ha chiuso bottega. Non per i morti in sé, ma per quello che quei morti hanno fatto al morale, all’economia, alla fiducia. Quando la gente di Mosca e Leningrado ha capito che i figli tornavano in bare di zinco  la baracca è crollata senza bisogno di missili.

Vietnam 1965-73: Washington ha ammesso 58mila morti americani. Cifra tragica, ma precisa al centinaio. I vietnamiti? Lì il contatore è impazzito con stime da 1 a 3 milioni tra Nord, Sud, civili bombardati da B-52. Gli americani lo hanno saputo dopo, quando Jane Fonda era già andata in pensione e il Pentagono aveva cambiato I generali un mucchio di volte. Durante la guerra parlavano di “body count” come se contare cadaveri fosse una metrica di vittoria. non lo era e il Vietnam l’ha dimostrato.

 

Veniamo all’Iraq quello delle armi I distruzione di massa di Saddam che non esistevano, qui le stime sono un po più accurate. Prima guerra americana del 1991 382 militari americani uccisi e fra I 20 e I 35.000 soldati iracheni uccisi, qui si va a spanne.

Seconda operazione e occupazione 2003- 2011 circa  – si noti il circa – 4800 militari americani uccisi e oltre – ma non si sa – 150.000 soldati iracheni uccisi e oltre – si noti lo spannometrico “oltre – un milione fra civili e soldati e civili iracheni uvìccisi nel caos seguito all’invasione USA

Morale: i morti veri in Ucraina  li saprai tra vent’anni, forse. Oggi hai solo comunicati stampa, droni ripresi in verticale col cellulare, generali in pensione che spiegano la tattica su YouTube e think tank che tirano numeri tondi per giustificare il prossimo stanziamento indispensabile finanziamento a Kiev.

Entriamo nel 2026 con L’Ucraina. Pentagono e CIA tirano fuori cifre da film apocalittico: Russia, 325mila morti, 1,2 milioni di perdite totali tra morti, feriti, dispersi. Tradotto: in ogni palazzo di Ekaterinburg c’è un lutto, ogni famiglia ha perso un cugino.

 

Se fosse vero, Putin oggi non farebbe il discorso alla nazione, ma farebbe il podcaster da qualche repubblica ex-sovietica, con la barba lunga e la nostalgia. L’Afghanistan insegna: 30mila bare e l’URSS ha mollato. Qui siamo a quattro anni e, a sentire certe stime, abbiamo quaranta volte tanto. Eppure a Mosca non si vedono cortei di madri, fratture nell’élite, crisi di regime. O i russi hanno scoperto il segreto dell’immortalità, o i numeri sono gonfiati come un palloncino da festa di compleanno.

Dall’altra parte c’è l’Ucraina. Zelensky a febbraio 2026: 55mila morti. CSIS: 500-600mila perdite totali, 100-140mila morti. Numeri più “ragionevoli”, ma Kiev ha un quarto della popolazione russa. E il problema non è solo contare chi non torna, è trovare chi parte.

 

Il ministro ucraino Fedorov ha detto in Parlamento: 200mila assenti senza permesso. Per strada gli ufficiali di leva fermano la gente come ai tempi dell’Impero Asburgico. Hanno abbassato l’età a 25 anni, hanno bloccato i passaporti a chi è all’estero e non si registra alla leva. Quando la legge inizia a rincorrere i cittadini, vuol dire che i volontari del 2022 sono finiti. Sono morti, feriti, esausti, oppure semplicemente scappati in Polonia o in Germania a fare i camerieri o I manovali.

E qui casca l’asino della propaganda. Da una parte ti dicono: “La Russia perde un milione di uomini ma non molla, perché è cattiva e testarda”. Dall’altra: “L’Ucraina resiste eroicamente ma ha bisogno di altri 60 miliardi, perché è brava e martoriata”. Due verità che non stanno in piedi insieme. Se la Russia perde davvero un milione di uomini, dovrebbe crollare. Se l’Ucraina resiste davvero con meno uomini, allora i numeri russi sono gonfiati. O forse, ipotesi blasfema, la guerra non si vince con i morti ma con chi riesce a far finta di non averli.

Il fronte racconta la stessa barzelletta. 70 metri al giorno su Pokrovsk. Più lento della Somme nel 1916, e lì almeno c’erano i cavalli, i fischietti e i cappelli di feltro. l’ISW racconta di attacchi con un soldato solo che striscia nell’erba alta, coprendosi con la vegetazione. _

 

Inciso veloce: ISW, Institute for the Study of War, è un think tank americano nato nel 2007. Fa mappe e report giornalieri sul fronte usando fonti aperte, video Telegram, immagini satellitari. È citatissimo dai media occidentali perché aggiorna quotidianamente. È anche finanziato da fondazioni vicine al Pentagono e al mondo neocon americano. Tradotto: è una fonte utile, ma notoriamente filo ucraina. Prendila come prendi il barometro: ti dice se pioverà, non se Dio esiste._

 

ISW parla di gruppi d’infiltrazione di un uomo solo. Sembra il trailer di un videogioco  fatto in garage, ma la Russia non ha fretta: ha artiglieria, ha proiettili, ha tempo. Produce 4,2 milioni di colpi l’anno. La Nato nel 2022 ne produceva 0,4 milioni. Non è guerra manovrata, è guerra da idraulico: chi ha più pezzi di ricambio e più nastro isolante ,vince.

E Putin, dopo che gli hanno fatto esplodere i droni sopra il Cremlino e colpito la raffineria di Kuibyshev, perché non spara un missile su Bankova? Perché è più utile vivo. Zelensky ucciso lo trasformi in statua con  maglietta, in meme eterno. E poi, diciamocelo, colpire un bunker che cambia posto ogni notte è più difficile che colpire una raffineria ferma da 40 anni con la targa arrugginita. La guerra psicologica rende di più: blackout a Kyiv, sirene a Mosca, la fin du monde

Qui entra un altro tabù che nessuno vuole rivelare: l’intelligence dice quello che i Governi vogliono sentire, non per malafede, per mestiere. La CIA nel 2003 ha trovato le armi di distruzione di massa in Iraq perché Washington voleva trovarle. Il Pentagono nel 1968 parlava di “luce in fondo al tunnel” in Vietnam perché Johnson voleva la luce.

 

Oggi la CIA ti dice che la Russia è logorata perché il Congresso deve votare altri aiuti. Il GRU russo ti dice che l’Ucraina è allo stremo perché il Cremlino deve tenere alti il  morale. L’intelligence non è un oracolo, è .un ufficio stampa con le carte segrete. Dice la verità, ma solo la parte che serve al capo, il resto lo archivia in un cassetto con scritto “non divulgare”.

E qui arriva la fonte scomoda, quella che non cita mai nessuno. Il _Conflict Intelligence Team_, CIT. Giornalisti investigativi russi, anti-Putin, non propaganda del Cremlino. Da quattro anni fanno quello che nessuno fa: geolocalizzano foto di tombe, necrologi sui giornali locali, annunci di funerali su VKontakte. Contano i morti uno per uno. Risultato: parlano di 100-120mila morti russi confermati, con margine che arriva a 180mila.

 

Lontano anni luce dal milione ed èuna fonte scomoda per tre motivi. Il primo è che è russa, ma contro Putin, quindi non la puoi liquidare come “voce del Cremlino”. Il secondo è che non ha interesse a gonfiare i numeri per chiedere soldi al Congresso. E infine, se avesse ragione, crolla tutto il castello di “la Russia sta collassando domani”.

 

Il punto non è dire che CIT ha ragione e la CIA torto, ma è che se prendi solo le stime USA ottieni un film, se prendi solo CIT ne ottieni un altro. La verità sta da qualche parte in mezzo, probabilmente in una zona che oggi nessuno vuole guardare perché fa male a entrambe le narrazioni.

Le intelligence di paesi non coinvolti nel conflitto la vedono più fredda, perché non devono convincere il Congresso o la Rada.

 

La Cina, attraverso l’Accademia delle Scienze Militari, non parla di crollo russo imminente. Dice: “Mosca ha capacità di sostenere conflitto prolungato grazie a energia ed economia di guerra”, ma “qualità delle forze degradata e dipendenza da munizioni nordcoreane”.

 

Sull’Ucraina Pechino è diretta: “resilienza sorprendente con tecnologia occidentale”, ma “limite demografico insuperabile senza mobilitazione totale che destabilizzerebbe la società”. Conclusione cinese: nessuno dei due può vincere da solo. La Russia non occuperà tutta l’Ucraina, l’Ucraina non caccia la Russia senza la Nato in campo. Per questo Pechino spinge per cessate il fuoco, non per bontà, ma perché una guerra infinita rovina le rotte, i prezzi dell’energia e il loro progetto Belt and Road.

L’India, con RAW (Research and Analysis Wing)  e i think tank di Delhi, guarda al portafoglio. Nota che la Russia ha retto alle sanzioni grazie a India, Cina, Turchia che comprano petrolio scontato. Ma avverte: l’industria bellica russa dipende da microchip, cuscinetti, elettronica occidentale dirottata. esta “bruciando le riserve sovietiche” di carri T-54/55 e cannoni.

 

Quelli non si producono più, non c’è la linea. Sull’Ucraina Delhi è ancora più dura: “crisi manpower reale e strutturale”. Kiev non può reggere anni senza cambiare regole su leva e donne in combattimento. Conclusione indiana: entrambi sono alle corde economicamente, non militarmente. La Russia brucia Pil e riserve., l’Ucraina brucia uomini e sovranità legata agli aiuti. E il Sud Globale paga il conto con grano ed energia cari.

E qui arriviamo all’ironia della guerra mediatica. Ogni giorno esce il video del drone FPV che entra nel portello del carro. Ogni giorno un think tank scopre che “la Russia è finita”. Ogni giorno un generale in pensione spiega come vincere in tre mosse usando la lavagna luminosa. È uno show, e noi siamo il pubblico che paga il biglietto con le tasse. Le fake non sono solo russe o ucraine, sono anche occidentali, fatte di grafici colorati, fonti definite “vicine”, ma sempre anonime, numeri tondi che tornano sempre, 1,2 milioni. 500mila. Cifre da marketing, non da necrologio.

Nessuno ti dice: “Guarda, non lo so”. Tutti ti dicono: “Secondo i nostri modelli”, ma quegli stessi modelli  due anni fa davano Kiev perduta  in tre giorni e Mosca in bancarotta in sei mesi. Modelli che oggi scoprono che la guerra è lunga. Geniale davvero.

La verità è che non lo sa nessuno quanti sono i morti veri. Lo sapremo tra 10 anni, quando qualche storico aprirà gli archivi e dirà: “Ah, quindi erano 200mila, non 1,2 milioni”. O viceversa: “Erano 1,5 milioni, ma nessuno lo diceva”. Intanto noi discutiamo, litighiamo, scegliamo la squadra. Come al calcio, solo che qui le partite durano anni e gli spalti sono pieni di bare.

Quindi chi è alle corde? Chiunque abbia finito prima gli uomini o i soldi. La Russia ha uomini e petrolio, ma brucia il futuro. L’Ucraina ha morale e tecnologia, ma brucia la sua gente e dipende da bonifici esteri. Cina e India guardano da fuori e dicono: “Ragazzi, sedetevi e parlate, che così fallite tutti e due”. Saggio consiglio, che nessuno ascolterà perché ammettere di non vincere fa male all’ego e al bilancio.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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