di Giuliano Longo
Non sarà certamente etico ma è comunque realistico che Zelensly abbia accettato, con qualche modifica, il piano di Trump per la pace in Ucraina, ponendo (almeno per ora) fine a una guerra che non dura come normalmente sostengono i media mainstream da quasi 4 anni, ma bensì 12 da quando il Donbass non solo filorusso, ma russofono entrò in conflitto con Kiev già allora sostenuta per procura da Biden e dagli europei. Risultato 14.000 morti ben prima dell’invasione russa.
Una guerra per procura della NATO come per procura furono organizzati i moti (o meglio) il colpo di Stato di piazza Maidan sostenuto e probabilmente organizzato dai servizi segreti americani e britannici, come accertato da numerosi fonti occidentali sapientemente ignorate.
I rischi 12 anni fa erano calcolati, ma l’Ucraina non era ancora militarmente pronta a sostenere l’urto con il colosso russo, tant’è che l’occupazione della Crimea, storicamente russa, passò in cavalleria senza tante reazioni eccetto un po di inutili sanzioni a Mosca.
Il riarmo ucraino sostenuto da una destra estrema (Azov e altri gruppi filo nazi già collaudati nel Donbas) fu accompagnato dalla discriminazione ( o meglio dalla “disinfestazione”) di tutto ciò che puzzasse di russo, dalla lingua alla chiesa ortodossa facente parte del Patriarcato di Mosca, anche ben prima della prepotente e in parte criminale tentativo di occupazione dell’Ucraina all’Inizio del 2022.
Un tentativo di invasone fallito ed una grave errore di Putin che sottovalutò in primis il risorto nazionalismo ucraino di popolo, ma soprattutto quel sostegno NATO, Europeo e Americano che invece Mosca avrebbe voluto evitare.
Un calcolo di Putin errato che comunque è costato sofferenze, distruzioni e morti anche alla Russia, ma fu anche il calcolo errato di Biden e dei sui alleati che dopo aver respinto i russi anche da quella parte dei territori rivendicati da Mosca, sabotò scientemente gli accordi di pace del marzo 2022 in Turchia.
Accordi rivelati già allora dai media americani per i quali gli ucraini erano disposti a diventare un paese neutrale, che non aderiva ad alleanze internazionali e non ospitava basi militari con forze straniere. In cambio la garanzia che alcuni paesi diventassero, secondo la formula usata nelle bozze, garanti della sicurezza ucraina.
I paesi indicati erano i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, quindi Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina, e poi anche altri: Canada, Germania, Israele, Italia, Polonia e Turchia.
I paesi garanti in caso di attacco all’Ucraina avrebbero dovuto decidere come reagire militarmente, entro tre giorni. Tra le opzioni possibili: imporre con la forza una cosiddetta no fly zone, quindi impedire agli aerei degli invasori di sorvolare l’Ucraina (abbattendo gli aerei russi in caso di trasgressione); fornire all’Ucraina le armi per combattere; mandare i propri soldati al fianco degli ucraini.
L’Ucraina accettava, nella bozza di accordo, rinunciando all’ingresso nella Nato, ma grazie a questa rinuncia otteneva che un gruppo di paesi importanti promettesse di entrare in guerra assieme all’Ucraina in caso di attacco russo.
Per quanto riguarda il Donbas, il Donestk e altre aree allora in conflitto, si prevedeva la massima autonomia e la difesa delle loro caratteristiche linguistiche culturali russofone, eccetto la Crimea ormai organicamente, ma soprattutto militarmente, incorporata nella Federazione.
Condizioni di molto migliori di quelle attuali che rischiano di congelare la linea del fronte concedendo a Putin il controllo dei territori occupati con una graduale, continua e sanguinosa avanzata,
Che Kiev non potesse vincere la guerra s’era capito durante lo spegnersi della controffensiva ucraina del 2023 e dal fallimento del Blitz ucraino nell’oblast russo di Kursk. L’avevano capito molti generali americani e NATO, ma non vollero capirlo gli alleati di Kiev, almeno fino a quando Trump ri-entrò alla Casa Bianca, promettendo – ben prima della sua elezione – che avrebbe portato la pace in Ucraina.
Perché allora anche dopo l’elezione del Tycoon gli alleati europei investirono miliardi, armamenti e tanto altro ancora per la prosecuzione di un conflitto inevitabilmente squilibrato a favore della Russia?
Il primo motivo, e forse il principale, era la convinzione che la Russia e Putin si sarebbero logorati anche sotto la pressione di decine di tornate sanzionatorie.
La seconda era la convinzione che in un modo o nell’altro gli americani, non solo avrebbero continuato a sostenere Zelensky, ma avrebbero almeno minacciato un intervento diretto nel conflitto sfiorando il confronto nucleare.
La terza sostenuta apertamente anche dalla loquace Von der Leyen , era quella di organizzare l’ucraina come un “riccio armato” direttamente nelle fauci dell’orso russo ,di qui la favola di un imminente attacco russo all’Europa e il suo, forse, necessario e urgente riarmo.
Una strategia oggi evidentemente errata dei “volenterosi” europei che sostenevano la prosecuzione del conflitto sino all’ultimo ucraino, ma senza l’invio diretto di proprie truppe minacciato, ma ridottosi al loro intervento come forza di pace, che Putin non avrebbe mai accettato poiché ritenuto un cavallo di Troia della Nato ai suoi confini.
Il risultato è che oggi le garanzie di pace e sicurezza a Zelensky vengono garantite quasi esclusivamente dagli Stati Uniti, mentre i 7 nani europei gridano allo scandalo – se non al tradimento, – e vengono esclusi dal loro tutoraggio sull’Ucraina, creando una situazione per la quale Trump rimette in gioco Putin, con cui farà ottimi affari mantenendo uno o due piedi in ucraina e rivolgendo i suoi interessi nell’area del Pacifico.
Una vittoria del realismo? Probabilmente si, ma soprattutto un monito storicamente accertato: le guerre per procura non rendono e quando si inizia una guerra bisogna avere almeno la quasi certezza di poterla vincere.
Assiomi che sono stati tenuti nascosti all’opinione pubblica con il risultato che va prevalendo il cinico realismo di Trump, ma non vi risulta che le condizioni di pace poste ai vinti siano sempre state ciniche?
