“L’Occidente ora ci dice che rifletterà su quando riprendere i negoziati con noi, ma si tratterà di negoziati in cui Europa, America, Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin siederanno attorno allo stesso tavolo. E prima di ciò, a loro avviso, deve essere dichiarata una tregua, un cessate il fuoco. Dopodiché, loro, gli occidentali, invieranno una forza multinazionale guidata da Francia e Inghilterra, e poi, naturalmente, si siederanno a parlare. Cosa significa tutto questo? È un ultimatum”. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in un’intervista alla Tass. “Dobbiamo difendere i nostri legittimi interessi. Per poter offrire qualcosa al mondo, dobbiamo vincere. Il mondo osserva con enorme attenzione, e alcuni perfino con il fiato sospeso, come finirà questa guerra che, secondo la nostra interpretazione, ci è stata imposta dall’Occidente e alla quale il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha risposto annunciando l’inizio dell’operazione militare speciale”, ha spiegato. “Ormai non cercano nemmeno più di nascondere, mascherare o camuffare le loro intenzioni. All’inizio hanno dichiarato apertamente che bisognava infliggere una ‘sconfitta strategica’ alla Russia. Poi, osservando la situazione lungo la linea del fronte, hanno sostanzialmente abbandonato quella retorica”, ha sottolineato Lavrov. “Ora, mentre Zelensky, arretrando costantemente nel Donbass e in altri settori del fronte, è passato – secondo questa ricostruzione – da una situazione senza via d’uscita ad attività apertamente terroristiche, e vedendo l’efficacia di molti dei suoi sistemi d’arma a lungo raggio, hanno iniziato a presentare questa fase come una ‘svolta’. Come la dimostrazione che, grazie al ‘carattere ucraino’, sia possibile sconfiggere la Russia, descritta come ‘aggressore’ e intenzionata, dopo l’Ucraina, a conquistare tutta l’Europa”, ha proseguito. “È così ricomparso lo slogan della ‘sconfitta strategica’ della Russia. È ricomparso anche lo slogan della ‘decolonizzazione’ della Russia, espressione che, ancora una volta, secondo questa visione, significa apertamente lo ‘smembramento’ del nostro Paese. Si tratta della rinascita di speranze che l’Occidente nutriva anche nella fase della dissoluzione dell’Urss, osservando la comparsa di movimenti separatisti nell’Estremo Oriente, negli Urali e, ancor più, nel Caucaso. Essi speravano che tutto questo si disgregasse, così da poter raccogliere i vari pezzi uno per uno. A mio parere, avevano persino già iniziato a immaginare a chi sarebbe spettata ciascuna parte”, ha aggiunto.
