La guerra di Putin

Ucraina, massiccio attacco di droni su Mosca, le prospettive di un conflitto che si aggrava

 

di Giuliano Longo (*)

Lo aveva preannunciato venerdì, Volodymyr Zelensky dopo il massiccio attacco russo su Kiev che all’inizio della settimana ha provocato 4 morti, “l’Ucraina ha il diritto di lanciare attacchi di rappresaglia contro l’industria petrolifera e il settore della difesa russi“.

Detto fatto, nella notte tra sabato e domenica circa 600 droni hanno seminato morte e distruzione in Russia e in particolare a Mosca, dove tre persone sono rimaste uccise in quello che gli ucraini hanno descritto come “il più importante attacco dall’inizio dell’invasione”.

Kiev vorrebbe spingere Mosca a fermare la guerra in prima linea, cercando di suscitare il malcontento dei russi a causa del crescente senso di pericolo e ansia per il futuro, ma la partita si gioca sul fronte e non con I doni che fanno danni, certo, ma non possono vincere la guerra, come ben sanno tutti gli strateghi militari mondiali.

Così come non lo possono nemmeno i devastanti bombardamenti russi sull’Ucraina, quindi Zelensky e gli europei giocano sulla deterrenza e sulle misure economiche, proprio per ottenere l’invocata tregua in prima linea, che consenta all’Ucraina di leccarsi le ferite e di riarmarsi. 

Ma a Mosca si gioca anche sugli umori dei cittadini provando a convincerli che è necessario sopportare tutto questo, non importa quanto sia difficile, ma che anzi è necessario vincere la guerra se si è tutti uniti. E’ certo invece che fnora, è impossibile intercettare tutti i droni, si può solo cercare di ridurre al minimo i danni.

Si può continuare a colpire altre strutture industriali e infrastrutturali, ucraine, ma anche se tutte venissero distrutte – comprese linee ferroviarie, ponti e industrie militari – non significherebbe privare l’Ucraina della capacità di combattere, semmai aumenterà solo la necessità di aumentare la costosa assistenza europea. 

Nei fatti la Russia sta già conducendo una guerra estremamente distruttiva contro l’Ucraina. E le difficoltà russe, anche dopo l’intensificazione degli attacchi ucraini, per ora non costituiscono che la decima parte delle difficoltà che gli ucraini sperimentano a casa loro.

L’esercito russo sta demolendo intere città e villaggi ma non il centro di Kiev che è ancora intatto, non per bontà o autolimitazione- ma semplicemente perchè i bunker dove si rifugia il Governo di via Bankova sono pratcamente irraggiungibili se non impiegando molti costosississimi missili o bombe di profondità dagli esiti incerti .come dimostra l’Iran. 

Quindi gli attacchi ucraini sarannosostenibili solo fino a quando i danni provocati non supereranno una certa massa critica. Sia in termini pratici – per l’industria, per le esportazioni e le relative entrate di bilancio)- sia in termini psicologici – esposizione agli umori della società. In questo caso il Cremlino ha solo due opzioni non ancora impiegate in questa guerra 

La prima è un attacco contro l’Europa, per la quale si arriverebbe a una risposta nucleare, ma è già stato chiaramente dal Cremlino che questa opzione verrebbe adottata solo se fosse l’Europa o la Nato ada attacchare per prime. In ogni caso con eneomi rischi per la stessa sopravvivenza della Russia oltre che dell’Europa.

La seconda è una nuova ondata di mobilitazione genarale. Recentemente si va parlando molto di questa opzione così come della sperimentazione di nuove armi letati russe, armi che renderebbero illusoiria qualsia velleità “dronide” di Kiev.

Ma la mobilitazione potrebbe cambiare la situazione per altri due aspetti.

In primo luogo significherebbe la fine della strategia del “logoramento” dell”Ucraina – alla quale si è aggrappato Puti – accompagnata da un aumento della fornitura non solo di truppe e droni, ma di altre armi più sofisticate che forse già esistono.

In secondo luogo la mobilitazione generale verrebbe giusticata propio dagli stessi persistentiattacchi di droni o missili ucraini all’interno della Russia simile alla posizione sostenuta da Israele “o li distruggeremo, o ci distruggeranno, e quindi dobbiamo combattere fino a quando non metteremo fine alla loro esistenza”. 

Allora sarebbe possibile mobilitarsi e adottare altre misure radicali, cosa che il Cremlino non ha ancora osato fare insistendo sulla strategia del “logoramento”, tentando di mantenere fra l’opinione pubblica   la sensazione di “una guerra da qualche parte lontana, mentre il paese continua a vivere una vita normale”.

Ma se gli attacchi ucraini o altri fattori ponessero fine questa strategia, allora sì, sarebbero possibili e giustificate le altre opzioni.

Questo è un rischio che Zelnsky e gli europei fingono di ignorare convinti che il logoramento alla fine piegherà solo la Russia, quindi hanno la necessità di proseguire il conflitto anche per mantenere la propria credibilità politica ed alimentare il circuito (perverso) di una Europa sempre più armata, ma alla quale occorrebbero almeno tre anni da oggi, a detta degli stessi Stati Maggiori degli eserciti.

D’altra parte I sondaggi dimostrano che fra la popolazione europea il favore al sostegno ucraino va nettamente scemando , mentre – guarda caso – e per I prossimi due anni si prevedono in Europa elezioni (Francia, Italia, Regno Unito) che potrebbero non confermare gli attuali leader, compreso lo stesso Zelensky che continua a rinviare le elezioni presidenziali che potrebbero mettere fine alla sua leadership.

L’ovvia soluzione sarebbe una pace di compromessi da entrambe le parti che non si delinea almeno per ora e che comunque avvantaggia la politica di Trumrump chiaramente orintata all’indebolimento di una Europa più comoda come fedele vassallo. Senza contare il suo permanente impegno nel conflitto iranianiano e comunque è impegnato su obiettivi geopolotici diversi da quelli europei, ammesso che l’Europa ne abbia altri.

Non si è quindi solo profeti di sventura nel ritenere che la guerra in Ucraina proseguirà anche per tutto il 2026 e forse anche per la metà dell’anno successivo. Addirittura oltre, sino al completamento del riarmo e forse all’introduzione della leva obbligatoria. In alcune nazioni d’Europa

A conferma di queste infauste previsioni c’è il fatto che I 90 miliarti di prestito (sic) dell’EU all’Ucraina, ammesso che bastino, scadono proprio nel 2027, mentre già il segretario della NATO Rutte propone chegli aderentti all’Aleanza si autotassino annualmente per sostenere Kiev.

Auguriamoci solo che in questo possibile che nel frattempo “non ci scappi il morto” ovvero “limprevisto o l’incidente “ che ci porterebbe – tutti, ma proprio tutti – verso il baratro.

 

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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