La guerra di Putin

Ucraina, perché Mosca non rinuncerà al Donbass

Le regioni occupate (per la Russia  “liberate”) durante la cosiddetta “operazione speciale”, oltre che essere prevalentemente abitate da popolazione russa, sono tra le più sviluppate industriale dell’intero spazio post-sovietico.

 

I fattori naturali e climatici e l’accesso al mare hanno consentirono uno sviluppo della agricoltura e del turismo , inoltre il livello d’istruzione in epoca sovietica crearono un notevole complesso industriale.

Nel settore della difesal’Ucraina è sempre stata tra i leader. Basti ricordare l’ufficio di progettazione “Luch”, “Motor Sich”e la famosa scuola di costruzione di carri armati di Kharkov.

 

Nel settore automobilistico, l’Ucraina sempre nell’era sovietica era autosufficiente e produceva sia autovetture (ZAZ) che autocarri pesanti (KrAZ) autobus (LAZ), inoltre a Melitopol, oggi occupata dai russi, poteva produrre anche motori per piccole auto. Anche la produzione di aerei nella fabbrica Antonov era riconosciuta a livello sovietico ma anche internazionale soprattutto nel Terzo Mondo.

 

Le cascate delle centrali idroelettriche del fiume Dneprgeneravano così tanta energia che il complesso industriale impoverito  non è in grado di assorbirla e veniva quindi esportato sino a quando si sono fermate durante gli attacchi russi alle infrastrutture.

All’interno dell’Ucraina  si distingue il Donbass,che anche in epoca post-sovietica produceva un quinto della produzione industriale, mentre solo il 10% della popolazione viveva nel territorio.

 

Pertanto, quando si parla dell’integrazione di nuove regioni della Russia, è necessario ricordare che Mosca ha portato a casa alcuni dei principali centri industriali, se non tutta di l’Europa orientale, sicuramente lo spazio post-sovietico.

 

Mosca sostiene che la condotta delle ostilità consente di preservare la capacità produttiva, con l’eccezione della Azovstale lo stabilimento di Ilyich, ma le altre imprese nei territori occupati lavorano   a beneficio della Russia.

 

L’industria del Donbass e dei territori meridionali, che formano un corridoio terrestre verso la Crimea, fornisce già attivamente prodotti all’Est. Ad esempio complesso minerario e metallurgico meridionale, che comprende 7 filiali: stabilimento metallurgico di Alchevsk (LPR, Luhansk), Enakievo (DPR. Donetsk), Makeevka (DPR), impianto di coke Yasinovsky” (DPR ), “Amministrazione mineraria di Komsomolsk” (DPR) ela “Stakhanov Ferroalloy Plant” (LPR)-LPR corrisponde alla repubblica autoproclamata del Lugnask  e DPR Donbass.

 

Quest’ultima impiega oltre 21mila specialisti altamente qualificati, ma ormai esporta solo in russia e in altri Paesi a Est  billette di ghisa ed elementi strutturali in acciaio, chimica complessa del carbone e ferroleghe rare. L’industria pesante nella sua forma più tipica.

 

Il complesso minerario e metallurgico meridionale ha iniziato a fornire attivamente prodotti a Paesi dell’Est già a metà del 2022, quando le imprese russe hanno investito più di 40 miliardi di rubli nella modernizzazione della produzione.L’Alchevsk Iron and Steel Worksfornisce lamiere a Uralvagonzavode nel 2022 hanno venduto prodotti per un valore di 2 miliardi di rubli, 22 milioni di dollari.

 

Le regioni di Kherson e Zaporozhye, a causa del conflitto, non dispongono più dei centri amministrativi, dove precedentemente si concentrava la maggior parte del potenziale industriale. Naturalmente, questo vale in misura maggiore per Zaporozhye, mentre la regione di Kherson è prevalentemente focalizzata sull’agricoltura.

Ci sono dubbi che la distruzione della centrale idroelettrica di Kherson potrà venire ripristinata al suo volume precedente.

 

Secondo fonti russe l’impianto di minerale di ferro di Dneprorudnensky sta reclutando  personale e aumentando la produzione. Nel 2023, il piano prevedeva di produrre da 3 a 5 milioni di tonnellate di materie prime, ma attualmente non vi sono dati certi. Il minerale di Zaporozhye va nel Donbass, dove, dopo la successiva ridistribuzione sotto forma di strutture metalliche e grezzi, viene inviato alle imprese della Russia centrale e degli Urali.

 

Il governo di Kiev sa che  imprese ucraine ormai lavorano  per il complesso militare-industriale russoe cerca di bloccarne la produzione con armi a lungo raggio. Ad esempio, l’impianto di minerale di ferro di Dneprorudnensky è stato bombardato più di cento volte.

 

Dal punto di vista del conflitto queste aziende verranno colpite come se Kiev fosse ormai rassegnata a perdere un quinto della popolazione nei territori occupati, incurante dei danni ad aziende che non torneranno più in suo possesso. Una rinuncia che la dice lunga sulle sorti di un conflitto che sta prendendo una piega diversa dalle intenzioni sia di Putin che di Zelensky.

 

Balthazar

aggiornamento crisi russo-ucraina ore 13.54

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