L’Unione Europea resta in prima fila per i sostegni all’Ucraina, ma al suo interno resta sempre aperta la ferita dell’irriducibile Orban, che minaccia di bloccare gli aiuti destinati a Kiev. A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, il sostegno dell’Unione europea a Kiev resta alto, ma risente del cambio di postura degli Stati Uniti. Il conflitto continua a mietere migliaia di morti, l’avanzamento russo si è fermato e quest’anno – secondo fonti occidentali – Mosca ha guadagno appena qualche decina di chilometri con un prezzo enorme: 50.000 persone portate fuori dai combattimenti perché uccise o ferite. Kiev sta riguadagnando terreno, ma nel quadro più ampio la situazione è ormai di logoramento. Gli sforzi di pace condotti dagli Usa stentano a decollare. I ripetuti tentativi di mediazione internazionale per negoziare una fine al conflitto non hanno portato a risultati concreti. Le recenti tornate di colloqui si sono concluse senza progressi significativi, con Kiev che accusa Mosca di voler prolungare la guerra e di rifiutare compromessi sulle questioni territoriali, in particolare sulla regione del Donbas. Il 24 febbraio, giorno dell’anniversario, il leader ucraino dovrebbe fare annunci importanti, sulle future elezioni, sospese da tempo per via del conflitto, e forse sul referendum sulle concessioni territoriali. L’Unione europea continua a ripetere che “nulla sull’Ucraina deve essere deciso senza l’Europa al tavolo dei negoziati”. Il presidente francese Emmanuel Macron sta lavorando per non lasciare tutta l’iniziativa in mano a Trump e vorrebbe aprire un dialogo diretto con il presidente russo Vladimir Putin, anche tramite un inviato europeo. Sul fronte militare, Bruxelles resta il principale finanziatore e fornitore di aiuti militari a Kiev, mentre gli Usa hanno ridotto il proprio contributo, legandolo ora al programma riacquisti di armi americane Purl. Di fronte ai violenti attacchi russi contro le infrastrutture energetiche e le città ucraine, l’Ue ha proseguito coi suoi pacchetti di sanzioni: il 19esimo, varato il 23 ottobre e volto a colpire ulteriormente la ‘flotta ombra’ russa, includendo anche il divieto di importazione di gnl, e il 20esimo, che mira a un divieto totale sui servizi marittimi per il greggio russo per ridurre le entrate energetiche della Russia e colpire altre 43 navi della flotta ombra russa, portando il totale a 640. Su quest’ultimo pacchetto il negoziato tra i 27 si è prolungato per superare le resistenze di Malta, Slovacchia e Ungheria e arrivare a un via libera in tempo per l’anniversario. L’Ue d’altra parte non si presenta più con una voce unanime sulla questione ucraina da tempo: l’unanimità è stata sostituita dalla maggioranza, per quanto ampissima, degli Stati membri. In sede di Consiglio europeo, i leader Ue hanno approvato quasi tutte le decisioni sull’Ucraina senza l’Ungheria. Così come il mega prestito da 90 miliardi a Kiev necessario per far andare avanti l’apparato statale, compresa la resistenza militare, per il 2026 e il 2027, è stato approvato dai leader prima di Natale aggirando l’unanimità grazie alla cooperazione rafforzata, che esclude Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Sulle sanzioni, invece, sembra ancora impossibile riuscire ad aggirare il requisito dell’unanimità previsto dai Trattati Ue. Stesso discorso sull’adesione all’Unione europea. Kiev ha formalmente ottenuto lo status di Paese candidato nel 2022, e da allora ha compiuto progressi sui capitoli di negoziazione. La Commissione europea ha raccomandato da tempo agli Stati di aprire le conferenze intergovernative, ma l’Ungheria si oppone fermamente, bloccando di fatto anche il percorso della Moldova, legato a quello di Kiev. Finora la strategia di Bruxelles è stata quella di andare avanti assieme all’Ucraina sull’attuazione delle riforme e nel lavoro preparatorio, sperando, nemmeno tanto velatamente, che si registri un cambio di governo a Budapest dopo le elezioni di aprile. Se così non fosse, si parlerebbe anche dell’ipotesi di un’adesione ‘light’, ovvero di un’integrazione parziale e graduale, che permetterebbe a Kiev di beneficiare di parti dell’integrazione europea prima della conclusione completa dei negoziati di adesione. Il percorso più breve potrebbe essere quello di inserire l’adesione di Kiev nei negoziati di pace, in tal caso la garanzia Usa dovrebbe far superare gli ostacoli anche dai paesi restii come l’Ungheria. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato del 2027 come data di adesione, un traguardo in tempi record, che sopperisce al sogno infranto di aderire alla Nato. Percorso che, seppur delineato dall’Alleanza atlantica, rappresenta una linea rossa invalicabile da parte del regime di Mosca.
