di Giuliano Longo
L’amministrazione Trump probabilmente non potrà negoziare immediatamente un accordo globale di pace per l’Ucraina e dovrà elaborare una soluzione iniziale per cercare di fermare i combattimenti.
Una strada molto impervia da percorrere, in parte perché i russi non hanno fiducia in qualsiasi soluzione provenga da ovest, in parte perché gli ucraini sono partner non disposti agli accordi e in parte perché l’Europa vuole continuare la guerra.
Il presidente Trump in un’intervista con il New York Post afferma di aver avuto almeno una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, ma fonti di intelligence affermano che sono state molte di più. La novità semmai sta nel fatto che i due leader si parlino. Contrariamente alla scelta di Biden, anche se contatti a livello di intelligence e militare sono stati sempre attivi sin dall’inizio del conflitto, lo dimostra che non siano mai stati interrotti anche a livello diplomatico di ambasciate.
Il Cremlino non ha confermato, né smentito i colloqui e ufficialmente la Russia afferma di non aver ricevuto dagli Stati Uniti alcuna proposta concreta, mentre Trump sta inviando alla Conferenza per la Sicurezza di Monaco il vicepresidente J.D. Vance (da sempre poco tenero nei confronti di Kiev) e il generale in pensione Keith Kellogg delegato dal Presidente alla questione ucraina. Sarà ovviamente presente anche Zelensky che si batte per essere presente alle trattative di pace insieme agli esponenti Europei
Non è chiaro cosa possa scaturire da Monaco. La partecipazione di alto livello degli Stati Uniti alla conferenza potrebbe essere il punto di partenza per avviare qualsiasi accordo con la Russia, ma gli europei e in particolare il Regno Unito , i Paesi Baltici e un po meno la Polonia ,stanno spingendo per il proseguimento della guerra, come sanno benissimo a anche a Parigi (complice della linea dura), Berlino e Roma.
Al momento appare illusorio che Trum persegue questa linea e magari intensifichi gli aiuti a Kiev. Putin invece non ha alcun motivo per contrattare con Zelensky o gli europei, ma punta solo ai negoziati con gli Stati Uniti con i quali ritiene sia unicamente possibile un accordo.
Sul campo di battaglia gli ucraini hanno lanciato ulteriori riserve nell’oblast russo di Kursk in parte già occupato nell’agosto dello scorso anno e di cui oggi mantengono ancora circa il 30% del territorio, ma come sembra dalle rilevazioni satellitari dopo alcuni guadagni iniziali, l’offensiva si va spegnendo in un continuo attacco e contrattacco di movimento,
Altrove Kiev sta cercando di mantenere sotto il suo controllo le città chiave, Chasiv Yar e Pokrovsk, usando truppe fresche per ricoprire le posizioni difensive, ma è troppo presto per capire se il rullo compressore russo raggiungerà il suo obiettivo. E’ certo che fra le ultime risorse che l’Ucraina sta impiegando per la prima volta compaiono gli aerei da combattimento F16 donati dall’Occidente in numero limitato e mai sino ad oggi impiegati in prima linea.
Complessivamente, l’Ucraina sta cercando di guadagnare tempo e prevenire future mosse di Mosca che potrebbero segnare il destino dell’esercito ucraino. D’altra Il problema di Zelensky è duplice: sta perdendo soldati ad un ritmo elevato, tra i quali presumibilmente centinaia di reclute ; non può più fare affidamento su enormi consegne di armi dagli Stati Uniti, il che inevitabilmente indebolirà la capacità di combattimento dell’Ucraina nelle prossime settimane se non vi sarà una svolta a suo favore.
E’ improbabile che l’amministrazione Trump faccia grandi promesse a Zelensky. A Washington ora circolano voci che vorrebbero elezioni in Ucraina, come richiesto anche da Putin, ma è chiaro che in parte dell’amministrazione Trump (forse su ispirazione di Mosca) sta maturando l’idea di sostituire Zelensky con una leadership più flessibile. Ma è altrettanto ovvio che il presidente ucraino ravvisa in questa mossa l’inizio della sua fine e sostiene che leelezioni non si possono fare fino a quando il conflitto è in corso.
Alcune delle possibili condizioni di un accordo con la Russia sono già chiare e le numerose “soffiate pilotate” alla stampa danno l’idea almenodi quello che Trump ha in mente. ciò che l’amministrazione sta pensando.
Certa è che (per ora) l’intenzione è di fermare i combattimenti con un cessate il fuoco, ma i russi hanno chiarito che tale pausa consentirebbe all’Ucraina di ricostruire il suo esercito con un arsenale più grande di armi occidentali e riprendere il conflitto, magari a sorpresa.
Un cessate il fuoco era previsto anche dagli agli abortiti accordi (per mano americana e inglese) del 2014 e 2015) a Minsk, ma ora il livello di fiducia è così basso che è dubbio che i russi possano accettare qualsiasi impegno, senza la garanzia che cessi l’afflusso diaiuti militari a Kiev
Il presunto piano statunitense includerebbe un riconoscimento delle conquiste russe in Ucraina, sebbene non sia chiaro se tale riconoscimento significhi di fatto l’accettazione dello status quo o se i territori occupati verranno ufficialmente riconosciuti come parte della Federazione.
In base ai falliti accordi Donetsk e Luhansk sarebbero rimasti parte dell’Ucraina e soggetti a leggi e amministrazione ucraina, garantendo la protezione alla popolazione di lingua russa di questi territori.
Ma questo modello di fatto è già superato dalle annessioni russe di questi territori (ora Repubbliche) che includono anche Zaphorize, Kherson e Crimea. La guerra ucraina non potrà finire sino a quando il futuro di questi territori non venga concordato a lungo termine e non provvisoriamente.
D’altra parte i Russofoni del Donbass e del Donetsk che dal 2014 combattono l’Ucraina e che dopo l’invasione si sono autonomamente proclamati Stati della Federazione combattono a fianco dei russi, che prima invece li hanno sostenuti non ufficialmente .
Sembra che l’amministrazione Trump non sia avversa a impedire la futura appartenenza ucraina alla NATO, pericolo che Mosca paventava da tempo e che nella sostanza è stato uno dei motivi principali dell’invasone russa, ma c’è un problema.
Zelensky vuole garanzie di sicurezza dagli Stati Uniti e 200.000 soldati NATO per proteggere l’Ucraina nel caso non debba aderire alla Allenza, ma è evidente che non c’è alcuna differenza fra truppe NATO vere e proprie e truppe dell’Allenza in funzione di forze di pace..
Una via d’uscita dal dilemma potrebbe essere una specie di zona tampone, finora non definita. Le cosiddette forze di mantenimento della pace potrebbero operare in funzione di controllo nella zona del cuscinetto, ma come può essere gestita questa zona buffer e chi ne sarebbe responsabile?
Negli accordi di Minsk, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) avrebbe dovuto contribuire a mantenere la pace e prevenire le violazioni dell’accordo, ma l’OCSE ha fallito per mancanza di volontà e coesione politica è oggi non si vedono candidati alternativi.
Solo l’ONU potrebbe fornire una alternativa, ma da decenni va perdendo credibilità ed efficacia, tanto più oggi che Trump mortifica quotidianamente questo organismo e altri ,sanzionando Corte Penale internazionale e mentre gli Stati Uniti abbandonano l’ Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ci sono ancora molte altre questioni che complicano il sanguinoso pasticcio ucraino.
° La Russia ri-vorrà le sue riserve in contanti nelle banche europee e americane, restituite magari con gli interessi che invece, soprattutto la UE ,ha già anticipato a Kiev . Il sequestro dei fondi russi è probabilmente una violazione del diritto internazionale, (che ormai conta ben poco).
° Un altro problema riguarda i gasdotti a gas e petrolio. Il Nordstream, per esempio, è stato fatto saltare quasi certamente da sabotatori polacchi, ucraini e probabilmente britannici e la Russia potrebbe quantomeno richiedere un risarcimento, pur senza riattivarlo.
° Inoltre, esiste la più ampia gamma di sanzioni, tra cui quelle relative al sistema bancario Swift e quelle che bloccano il transito e le consegne di merci e altre restrizioni che penalizzano Mosca. Trump può offrire ai russi l’eliminazione di tali sanzioni e convincere l’Europa a collaborare? Il Paradosso è invece il generale Kellogg sta ha suggerito di aumentare le sanzioni per fare pressione sulla Russia perché sottoscriva l’accordo alle condizioni di Trump.
° in Ucraina è in corso una vera e propria persecuzione non solo contro la lingua, ma anche contro la Chiesa Ortodossa e molti russofoni risiedono oltre che ad Odessa, nelle città sotto il controllo di Kiev. L’Europa ha già chiuso un occhio sulla approvazione da parte della Rada ucraina di leggi culturali e religiose che violano gli standard democratici e dei diritti umani occidentali. Un accordo di pace richiederà all’Ucraina di abrogarle?
È improbabile che Trump possa ottenere un accordo globale, anche di fronte alla riluttanza europea a sostenere qualsiasi accordo che premi i russi. Di conseguenza il team di Trump potrebbe spostare il focus di un accordo prevedendo meccanismi di soluzioni immediate in cambio della fine dei combattimenti, lasciando le altre questioni per i negoziati futuri.
Ma anche questa via è tutta in salita perché Mosca vorrà assicurazioni e garanzie molto forti e vincolanti sulle forniture di armi all’Ucraina, tra le quali le armi a lungo raggio come gli US HIMAR e gli Atacms e il British-French Storm Shadow..
Non è chiaro cosa Vance e Kellogg porteranno a casa da Monaco, ma difficilmente Trump potrà ignorare le obiezioni degli europei che sono tanta parte della NATO.
Nel frattempo si avvicina la fine del gelo invernale e mentre Zelensky esaurisce le sue riserva (ma non il suo potenziale militare), ma a Mosca circolano indiscrezioni su una prossima offensiva russa dopo il pantano primaverile per chiudere la partita dei confini delle autoproclamate repubbliche “liberate”.
Concludendo, se l’amministrazione Trump non ha ancora un piano definito per la pace, vien da chiedersi se la battagliera Europa ne abbia uno suo che non sia la sconfitta della Russia…se ne ha le forze senza gli Stati Uniti.
