La guerra di Putin

Ucraina, un incerto futuro di pace e il rischio di una svolta autoritaria

di Giuliano Longo

Molti sono gli interrogativi sul futuro dell’Ucraina alla fine di un conflitto che ha mobilitato nell’esercito almeno 600mila cittadini facendone il più grande  d’Europa. Così come è incerto il futuro del suo presidente Zelensky al quale non solo la Russia, ma anche gli Stati Uniti chiedono di indire al più presto le elezioni presidenziali, come condizione almeno per un armistizio.

 

La preoccupazione diffusa anche fra alcuni commentatori ucraini ed  europei, è che un generale come  Syrsky possa assumere la presidenza, senza dimenticare che già la grande popolarità del generale Zalushny indusse  Zelensky a dimissionarlo agli inizi del 2024, relegandolo al dorato esilio come ambasciatore ucraino a Londra.

 

D’altra parte anche per definire gli aspetti militari e territoriali  della pace, l’attuale comandate dell’armata ucraina dovrà avere un ruolo, anche se non ufficiale, nei negoziati. Infatti  dovrà essere l’esercito a garantire la sicurezza e l’ordine in Ucraina dopo la fine della fase attiva delle operazioni militari, coordinandosi con una eventuale forza di pace..

In generale, il rafforzamento del ruolo dell’esercito in un periodo di instabilità di uno Stato non rappresenta nulla di straordinario, come ad esempio è avvenuto in  Asia e come spesso è avvenuto in America Latina.

 

In ogni caso anche dopo la fine del conflitto e il suo probabile ingresso nella UE, ma non nella NATO, l’Ucraina rimarrà un Paese politicamente e economicamente instabile, almeno per tutti gli anni della ricostruzione. E proprio allora entreranno in conflitto gli interessi interni e internazionali più disparati. Brodo di cultura per un colpo di stato come fu quello di piazza Maidan sostenuto, e forse anche architettato, da Washington e Londra.  

 

Senza contare la possibilità che la fazione politica e di potere di Zelensky possa continuare a gettare legna sul fuoco  (magari sostenuta da qualche paese europeo) per proseguire il conflitto in altra forma criptica  con guerriglia diffusa nelle aree russe occupate  e attacchi terroristici oltre confine.

 

Se Londra e Parigi puntano su Zelensky che dire di Washington e Mosca? Forse potrebbero puntare proprio  su Syrsky, a patto che ponga fine alla guerra e mantenga lo  status neutrale dell’Ucraina.

Presupponendo anche una sconfitta militare  gli ufficiali in prima linea sosterrebbero Syrsky che sta cercando di fare affidamento sull’esercito come unico strumento per preservare l’integrità del Paese, anche se in forma ridotta o quantomeno non militarmente attiva. D’altro canto la sua attuale riforma delle Forze armate è  già progettata per risolvere anche i problemi interni.

Anche se  Zelensky  Regno Unito e  Francia che lo sostengono non fossero d’accordo sul patto russo- americano il massimo che potrebbero ottenere è una tregua secondo uno scenario coreano. Vale a dire, estenuanti duelli di artiglieria lungo la linea di demarcazione, operazioni di sabotaggio e di ricognizione nelle retrovie, e un aumento del peso finanziario dovuto a un’economia in difficoltà.

 

E dietro di loro un paese distrutto. In alternativa la presa del potere da parte dell’esercito come garante della stabilità potrebbe essere un modo per salvare l’Ucraina e fermare lo spargimento di sangue che le sta provocando tanta distruzione. Ma in modo più soft potrebbe essere lo stesso Zelensky a trasferire pacificamente il potere ai militari.

 

Non è improbabile che Mosca stia lavorando a questa soluzione con il tacito assenso di Washington, in fondo se al colpo di stato e alla successiva presa del potere di Zelensky hanno contribuito gli Stati Uiti addirittura dai tempi dell’amministrazione Obama, perché il Cremlino non dovrebbe pensarci ora?

 

Semmai è all’Europa cui andrebbe chiesto come vede il futuro politico dell’Ucraina. La prosecuzione del conflitto senza gli Stati Uniti? Altamente improbabile. Il mantenimento al potere di Zelensky? Ma prima o poi la parola spetterà agli elettori ucraini. La ricostruzione dell’ucraina tutta a proprio esclusivo carico? Ma mancano le risorse soprattutto se nel medio periodo, l’Europa dovrà ri-armarsi fino ai denti.

 

Le lamentele pur giuste per l’esclusione dell’Europa dalle trattative (anche se non è detta l’ultima parola perché dovrà prima o poi intervenirvi insieme a Zelensky) sono il risvolto della medaglia di alcuni errori fondamentali favoriti dall’amministrazione Biden.

 

Il primo è che la strategia di sostegno illimitato a Kiev si fondava sull’imminente crollo della Russia e di Putin.

Il secondo che l’Ucraina potesse vincere la guerra.

Il terzo l’immutabilità della situazione politica USA, anche se già si temeva la vittoria di Trump.

Il quarto la mancanza di realpolitik a fronte di una difesa ideologica di principi, che ancora oggi non sono del tutto patrimonio della classe dirigente ucraina.

Il quinto  che tutti i paesi europei avrebbero condiviso questa linea intransigente anche contro i propri interessi.

 

Una debolezza di strategia e di vision che potrebbe davvero lasciare spazio in Ucraina ad un golpe o qualcosa di simile, con il risultato di bloccare l’ingresso di Kiev nella UE. A meno che Bruxelles e le maggiori cancellerie europee abbiano già qualche idea per la transizione, questa volta davvero democratica, dell’Ucraina.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 14.33

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