di Giuliano Longo (*)
La notizia di ieri è che l’Ucraina ha iniziato a pianificare le elezioni e un referendum presidenziali sotto la crescente pressione del presidente Donald Trump. Secondo il Financial Times dovrebbero svolgersi entro metà maggio, ma Zelensky ha precisato che qualsiasi competizione elettorale nel suo Paese potrà svolgersi solo se verrà concordata una tregua
Quanto poi la notizia, sempre riportata da FT, che Zelensky annunci le elezioni già il 24 febbraio in concomitanza con il quarto anniversario dell’invasione russa su vasta scala, appare piuttosto fantasiosa non solo perché è improbabile che per quella data si sia trovato un accordo di cessate il fuoco, ma anche perché la legge marziale Ucraina vieta qualsia iniziativa elettorale o referendaria finchè i combattimenti sono in corso..
E’ anche vero che qualche volta in passato The Donald ha accusato il presidente ucraino si essere un dittatore e di “usare la guerra” per evitare le elezioni, ma è anche vero che Mosca ha dempre tentato di strumentalizzare la questione per indebolire la leadership di Zelensky, sempre definito “presidente illegittimo”.
I media di Kiev sono molto scettici sulla possibilità di indire elezioni mentre la legge marziale è ancora in atto in tutto il Paese, e le sfide logistiche legate allo svolgimento di un voto a livello nazionale sono enormi, compresi i costi, fatto non indifferente per le disastrate casse dello stato ucraino .
Ma esistono anche altre difficoltà non indifferenti: Milioni di ucraini che avrebbero diritto al voto vivono all’estero, mentre molti altri sono al fronte combattono contro le forze russe lungo centinaia di chilometri e altri vivono in territori attualmente sotto il controllo russo.
Infine lo stesso il leader ucraino ha affermato che il suo governo potrebbe istituire delle elezioni se gli Stati Uniti e altri sostenitori potessero garantire la sicurezza degli elettori, ma che per indirle occorreranno dai 60 ai 90 giorni.
In Ucraina si teme che incoraggiare battaglie politiche all’interno del Paese durante le elezioni in tempo di guerra possa destabilizzare Kiev, mentre i combattimenti sono ancora in corso.
Guardando l’esito di queste elezioni va detto cheZelensky ha mantenuto la sua popolarità, nonostante gli scandali di corruzione che hanno coinvolto la sua cerchia ristretta e abbiano alimentato il malcontento nei confronti del governo e abbassato il suo indice di gradimento, secondo recenti sondaggi ancora al 50%.
Ma non è ancora chiaro chi si contenderà il potere in queste future elezioni. Un probabile contendente è Valery Zaluzhnyi, ex comandante in capo delle forze armate ucraine, attualmente ambasciatore di Kiev a Londra.
Considerato il principale concorrente di Zelensky ha incontrato Zelensky il mese scorso, ma ha minimizzato le voci di una sua possibile candidatura a una carica politica in Ucraina e si è pubblicamente opposto alle elezioni in tempo di guerra.
Il mese scorso Zelensky aveva invece incontrato anche Serhiy Prytula, un noto presentatore ucraino che si occupa di raccolta fondi per l’esercit, e Serhii Sternenko, un importante attivista volontario che ora ricopre il ruolo di consulente per i droni del ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov. Sia Prytula che Sternenko sono stati proposti come potenziali candidati alle elezioni.
La scorsa settimana il leader ucraino ha dichiarato che l’amministrazione Trump voleva che tutti i documenti necessari per porre fine alla guerra fossero firmati entro la fine di giugno, in vista delle elezioni americane di medio termine a novembre, ma prima, come noto, Zelensky vuole garanzie di sicurezza in particolare dagli Stati Uniti oltre alla disponibilità già dichiarata dei paesi europei.
Anche a Mosca ritengono difficile immaginare che Russia e Ucraina riescano a concordare sui “parametri di pace” già a marzo: le divergenze territoriali, la centrale nucleare di Zaporižžja, lo status della lingua russa, a e molti altri nodi, non sono ancora stati discussi.
Quindi un referendum sull’esito degli eventuali accordi appare comunque lontano e riguarderebbe un accordo di pace vero e proprio e non un semplice cessate il fuoco.
La stampa russa in generale ritiene che questa storia delle elezioni possa rappresentare una trappola per Mosca e solleva numerosi quesiti indice degli umori che circolano al Cremlino.
Intanto il rischio della legittimazione dell’odiato Zelensky se vincesse le elezioni che non comporterebbe certo quella “denazificazione” del‘Ucrana che era uno degli obiettivi di Putin, mentre già definisce l’eventuale candidato generale Zaluzhnyi, un burattino di Londra, anche se non pare che la sua candidatura goda i favori di Washington.
C’è poi il rischio che almeno buona parte degli elettori ucraini nel corso del referendum votino contro la cessione del Donbass o di altri territori destabilizzando la stessa credibilità di Zelensky e delegittimando gli accordi.
Messa così la questione, posta da autorevoli media governativi, sembra che il Cremlino punti su una soluzione militare, mentre anche all’estero viene diffusa la notizia che i russi stanno mobilitando al fronte una notevole per una offensiva primaverile.
Tra coloro che hanno pronunciato tale allarme c’è il gruppo di ricerca militare ucraino Deep State il quale sostiene che Mosca sta accumulando riserve strategiche per un assalto su larga scala che dovrebbe essere lanciato nella tarda primavera prima nel settore orientale e poi in quello meridionale dell’Ucraina.
L’offensiva russa sarebbe diretta verso le principali città delle regioni di Donetsk, Sloviansk e Kramatorsk nell’Ucraina orientale con l’intento di richiamare e distruggere la maggior parte delle unità terrestri dell’esercito ucraino che convergeranno sull’area in questione.
Un successivo “attacco di supporto” dovrebbe essere lanciato ad inizio estate nei territori meridionali dell’Ucraina e mirerebbe alle città di Zaporizhzhia e Orikhiv per “distogliere” le forze ucraine dalle battaglie ad est.
La notizia viene confermata anche. dall’americano Institute for the Study of War (Isw filoucraino) il quale riferisce di movimenti di truppe e modelli di reclutamento sono i segnali di preparativi di operazioni militari da parte di Mosca.
Anche il New York Times riporta il parere di esperti militari e di osservatori indipendenti secondo i quali la Russia sarebbe già vicina alla conquista di tre aree strategiche – la città di Huliaipole nel sud-est e le città di Pokrovsk e Myrnohrad.
Per gli esperti consultati dal New York Times è comunque “improbabile” che la Russia, considerata la lentezza dei progressi bellici ottenuti nell’ultimo anno, riesca a convertire rapidamente queste conquiste in un’ulteriore espansione territoriale.
Ma Mosca potrebbe tuttavia usare i risultati sul campo per sostenere che la sua avanzata, anche se lenta, sia inevitabile e che Kiev farebbe meglio a fare concessioni adesso sui territori invece di perderli in battaglia successivamente.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
