“Adesso sono tutti contenti… Quando sono tutti contenti è meglio, no?”. Arrivando al Senato per le comunicazioni sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, Giancarlo Giorgetti archivia con una battuta le frizioni registrate all’interno del centrodestra sui fondi Safe.
La risoluzione di maggioranza, limata fino a notte fonda e depositata al mattino alla Camera prima dell’avvio dell’intervento in Aula del ministro dell’Economia, sul punto impegnava l’esecutivo, “per il finanziamento delle misure relative alla difesa, a valutare il ricorso alle migliori condizioni di finanziamento quali quelle di cui al programma Safe”. Un passaggio che non regge a lungo tanto che prima delle repliche di Giorgetti, il sottosegretario al Mef Federico Freni chiede mezz’ora di pausa a Montecitorio proprio per valutare le risoluzioni presentate. Al rientro in Aula, ecco quindi la riformulazione della risoluzione di maggioranza, col governo che annuncia il parere favorevole “a condizione” che ci sia appunto una revisione del settimo capoverso, quello relativo proprio ai fondi Safe.
Il nuovo testo recita quindi che “per il finanziamento delle misure relative alla difesa” si impegna l’esecutivo “a valutare il ricorso a diverse condizioni di finanziamento, ivi incluse, ove ritenute complessivamente vantaggiose, quelle di cui al programma Safe, preordinando in ogni caso in via prevalente l’utilizzo dei fondi a sistemi tecnologici, difensivi e di sicurezza nazionale”. A spingere per il cambio in corsa è la Lega, o almeno una parte di essa, col senatore Claudio Borghi che via social non si nasconde e scrive che la risoluzione è stata “opportunamente” modificata.
In un successivo post poi spiega anche il perché: “Il testo originale per come era scritto conteneva già un giudizio di convenienza dello strumento, cosa ovviamente per noi non condivisibile. La formulazione corretta prevede eventualità, valutazioni e limiti”. Il senatore leghista, poi, aggiunge: “Mentre io mi facevo in quattro per correggere la risoluzione di maggioranza questo fenomeno faceva questo bel cinema mettendo in burla giuste rivendicazioni”. Il riferimento è al deputato di Futuro nazionale, Edoardo Ziello, che in Aula attacca proprio il Carroccio prima di mostrare un cappio, simbolo che il leghista Luca Leoni Orsenigo aveva sventolato nella stessa Aula il 16 marzo del 1993 quando si votava il ‘decreto Conso’, in piena Tangentopoli. “Non saremo mai complici della svendita della sovranità economica e finanziaria del nostro paese, perché di fatto voi state mettendo un pericoloso cappio al collo nei confronti dell’Italia – l’accusa del futurista al centrodestra -. Voteremo contro la risoluzione di centrodestra, con buona pace di alcuni partiti della maggioranza che continuano a truffare gli italiani dicendo di essere contrari a quei fondi per il riarmo”. Richiamo alla Lega, che in Parlamento resta nel mirino anche dell’opposizione per i malumori emersi nel partito sulla risoluzione.
Sul tema risponde direttamente Giorgetti spiegando che “è stato fatto accenno ai problemi del campo largo, del campo largo della Lega. Io mi sono interrogato prima che sui problemi del campo largo della sinistra su quelli del campo largo della Lega, allora sono andato su Wikipedia e ho chiesto cos’è una lega. Mi ha risposto ‘Una lega è una combinazione in soluzione e miscela di due o più elementi’ – risponde ironico – Le leghe sono note solitamente per avere proprietà più desiderabili di quelle delle loro componenti. Credo che sia una definizione assolutamente condivisibile”. Se il titolare del Mef se la cava con l’ironia, il campo largo, per non far emergere le divisioni al suo interno, si rifugia nella tattica parlamentare. La risoluzione unitaria presentata da Pd, M5S e Avs, che impegna il Governo a una deviazione di bilancio a patto che sia “esclusivamente indirizzata al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili” continua a non convincere i riformisti Pd. La mediazione, trovata a fatica martedì sera anche grazie all’intervento di Bonelli e Fratoianni, mette i dem in difficoltà. “Oggi ha vinto Conte, conduce lui le danze, è evidente”, ragionano in Transatlantico, sia alla Camera che al Senato. Il leader M5S fa finta di nulla: “Nessuna vittoria, qui si parla di politica…non è una gara”, replica ai cronisti non nascondendo una certa soddisfazione. Alla fine, in ogni caso, nonostante i distinguo non manchino, la spaccatura non viene messa a verbale grazie al regolamento. Il testo unitario, infatti, non viene messo ai voti: incompatibile – grazie alla locuzione avverbiale ‘esclusivamente’ – dopo l’approvazione della risoluzione del centrodestra, e quindi superato, precluso. “Se si fosse votato, comunque non l’avrei sostenuta, non avrei partecipato al voto perché il testo resta non condivisibile”, mette comunque in chiaro Lorenzo Guerini che, insieme alla truppa riformista composta da Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino, marca comunque la distanza dal partito, astenendosi sulla risoluzione di Azione e votando a favore degli impegni contenuti nei testi di Più Europa e Iv che prevedono l’utilizzo di Safe.
“Conte vuole le primarie all’americana, per decidere la linea, e andando avanti così è chiaro che le otterrà”, è la linea di chi – tra i dem – vede Elly Schlein “in netta difficoltà”. La leader dem e l’ex premier, in ogni caso, questa volta insieme a Bonelli e Fratoanni dopo il pranzo a due di ieri, dopo il voto, fanno brevemente il punto in Transatlantico, mostrando quell’unità che, negli ultimi giorni, ha rischiato di vacillare. Esiste l’opzione di un federatore o un nome terzo per bloccare il percorso primarie?, domandano dopo i cronisti a Conte. “Chiedete agli altri”, dice il leader M5S. Elly Schlein ha già detto di no, replica qualcuno. “Basta una persona che dice no per bloccare il meccanismo”, risponde allora, laconico, l’ex premier.
