Politica

“Unita contro l’odio: la Repubblica fa il primo passo per riconoscere il femminicidio”

di Angela Travagli (*) 

Questi sono giorni di civiltà: il Senato approva il DDL sul femminicidio. Un passo storico per l’Italia che protegge, ascolta, rispetta.

C’è un momento, nella storia di una nazione, in cui le parole tornano a pesare, i gesti a contare, e la politica, quella vera, si sveste dell’arroganza, degli egoismi, delle bandiere, per indossare la dignità delle scelte giuste. Il 23 luglio 2025 è uno di quei giorni: il Senato della Repubblica ha approvato in prima lettura il disegno di legge sul femminicidio. Non una legge qualunque. Ma una scelta di civiltà.

Sì, oggi possiamo dirlo con orgoglio: siamo italiani, e siamo dalla parte delle donne.

Con l’introduzione dell’articolo 577-bis nel codice penale, l’Italia compie un gesto forte e simbolico: riconosce il femminicidio come crimine specifico. Non più solo un omicidio. Ma un atto figlio di un sistema di dominio, possesso, odio e disprezzo verso l’identità femminile. Il legislatore non si limita a sanzionare, ma nomina il male per quello che è. Lo guarda negli occhi. E lo combatte.

“Nominare le cose è un atto di potere.” diceva Michel Foucault

Il DDL non si ferma qui. Introduce aggravanti per i reati “da codice rosso”, rafforza le tutele processuali per le vittime, limita i benefici carcerari per chi ha mostrato, con violenza, di non saper rispettare l’altro. Si fonda su una verità semplice: la libertà e la sicurezza di una donna non possono essere negoziate.

Oggi la politica ha ascoltato, si è unita e’ stata al servizio.

In un’epoca spesso segnata da fratture, contrapposizioni e parole urlate, questo disegno di legge nasce da un raro spirito di unità. Le forze politiche, pur diverse, si sono strette attorno a un obiettivo comune: difendere la vita e la dignità delle donne. Questa è la politica che commuove. Quella che non cerca consenso, ma coerenza con i valori fondamentali. Quella che torna a essere servizio.

Quello che è accaduto  in Senato non è solo un passaggio legislativo. È un segnale forte al Paese, alle giovani generazioni, agli uomini e alle donne che ogni giorno combattono una battaglia silenziosa contro la cultura del possesso, della paura, della violenza normalizzata. È il ritorno a una politica che non teme di essere umana.

Oggi siamo più giusti, più forti, più uniti

Oggi, da cittadina, da essere umano, posso dire: sono fiera. Fiera che il mio Paese abbia scelto di proteggere chi troppo spesso è rimasta inascoltata. Fiera che lo Stato riconosca che la violenza di genere è un crimine contro l’umanità. Fiera che, per una volta, le differenze ideologiche siano state messe da parte per qualcosa che ci riguarda tutti: il diritto di ogni donna a vivere libera, sicura, rispettata.

Non è la fine, è solo l’inizio

Ora il testo passa alla Camera. Ci auguriamo con tutto il cuore che venga approvato in via definitiva, rapidamente. Ma intanto celebriamo questa tappa. E ricordiamoci che le leggi sono strumenti, non miracoli. La vera rivoluzione comincia fuori dai palazzi, nei cuori, nelle scuole, nelle case, nelle parole di ogni giorno.

Che questa legge sia solo il primo passo verso una cultura del rispetto profondo.

(*) Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara 

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