Esteri

Venezuela, la resa dei conti/1

Opponents of Venezuelan President Nicolas Maduro display a Venezuelan flag during a rally called by presidential candidate Edmundo Gonzalez Urrutia and opposition leader Maria Corina Machado, in front of the United Nations headquarters in Caracas on July 30, 2024. Venezuela braced for new demonstrations after four people died and dozens were injured when the authorities broke up protests against President Nicolas Maduro's claim of victory in the country's hotly disputed weekend election. (Photo by YURI CORTEZ / AFP)

di Fulvio Grimaldi (*) Giornalista e scrittore

 

Tornare ancora sul Venezuela, Maduro, Elcy, vero, falso? Non ci sono ormai altre priorità? Hormuz in condominio tra Iran e Oman e gli USA fuori dalla porta? Netanyahu che firma e contemporaneamente brucia tregue, cessate il fuoco, negoziati, pur di continuare ad ammonticchiare cadaveri? Israele che ordina al socio in Abramo di rompere i coglioni a Sanchez facendogli lanciare contro da Maometto VI una torma di affamati? Piantedosi, Schlein? L’irrimediabile perdita di uno dei nostri tempi migliori, Francesco Guccini?

Tutti temi degni di causare attenzione, discussione, avversione, ammirazione, Ma il Venezuela ha qualcosa in più, qualcosa di cruciale nei tempi della menzogna strutturale e istituzionale. Vero o falso? Fregatura o successo? E non solo per me e per te. Per tutti e per la Storia. E ne trai una lezione senza la quale vai a sbattere.

Uno che ama gli schieramenti netti potrà chiedersi: ma L’AntiDiplomatico come la pensa? E la risposta, come è giusto e stimolante nel caso di una testata giornalistica, se la dovrà cercare e costruire, bazzicando un po’ di numeri nei quali trovare opinioni a confronto, spesso divergenti, quando non litiganti.

E così deve essere e così è stato nei casi in cui sono stato coinvolto. Credo a beneficio di chi, scartabellando, nei pro e contro e nei dubbi, ha guadagnato conoscenza, consapevolezza e, hai visto mai, perfino coscienza e capacità di giudicare.

Personalmente, in tempi recenti, ho rappresentato uno di due poli, il negativo o il positivo fate voi, di un circuito elettrico dal cui passaggio di corrente sono indubbiamente scaturiti dei lumi. Mi riferisco alla profonda divergenza tra me e Michelangelo Severgnini su come valutare il ruolo della Turchia e, specificamente, di Erdogan, nella contingenza geopolitica della fase. Io, a dannarlo colme protagonista NATO di una strategia di espansione atlanto-islamica, sostanzialmente antirussa; lui a difenderlo come abile tessitore di costruttive mediazioni.

La disputa ha poi trovato coronamento, su suggerimento intelligente dell’AntiDiplomatico, in un confronto televisivo condotto dall’amico Paolo Arigotti, dove dati incontrovertibili hanno determinato quella che ritengo sia una convincente conclusione.

Conquista ibrida del Venezuela

Per uscire dal discorso criptico, parliamo di chi, a oltre sette mesi dalla data del rapimento del presidente Maduro e dell’attacco di Trump al Venezuela, prova ancora a salvaguardare la buona fede e la continuità bolivariana e chavista del gruppo dirigente di Caracas e di chi, superati iniziali dubbi, dà per dimostrata e acquisita la complicità della presidente “ad interim”, Delcy Rodriguez, e di tutto il gruppo dirigente lasciato in piedi dagli USA e addirittura considerato la migliore della soluzioni.

Perfino la giusta cautela che inizialmente esibivano le analisi di Resumen, testata argentina, cartacea e digitale, considerata una delle più autorevoli e informate voci latinoamericane, si è andata in giorni recenti evolvendo in certezza su ciò che il movimento di massa chavista va denunciando da quasi subito: il Venezuela è stato venduto agli interessi imperialisti e monopolisti USA.

Inserisco un inciso personale relativo a uno sgradevole tentativo di diffamazione nei miei confronti attuato da chi si ostina, a dispetto di tutto, nella difesa della buona fede e delle buone ragioni “tattiche” dell’attuale gruppo dirigente venezuelano, presieduto da Delcy Rodriguez. Una mia precisa riproduzione in Whatsapp di un testo di Resumen che riferiva del plauso tributato da Maduro, dal carcere di New York, al nuovo dialogo del governo venezuelano con l’opposizione di destra e filo-yankee, è stato riferito ai responsabili della testata come una mia maliziosa manipolazione. Il tentativo si è disintegrato nell’espace d’un matin. Piccole miserie.

Veniamo alla questione di fondo. Che è grossa e di portata storica e internazionale. Cosa è davvero successo a Caracas a partire dal 3 gennaio, giorno del rapimento, dell’eccidio di 100 difensori di Maduro, tra cui una trentina di cubani, e dei bombardamenti incontrastati su città e porti del Venezuela? Che si disse siano stati possibili grazie alla neutralizzazione supertecnologica dei dispositivi di sorveglianza. Giustificazione poi cassata.

A perlomeno sospettare che gatta ci covava inducevano già solo i ripetuti affondamenti al largo delle coste venezuelane di pescatori fatti passare per narcotrafficanti, come poi lo stesso Maduro, senza che Caracas avesse reagito. Dell’ipotesi di una sospetta passività del governo scrissi nell’immediato su Whatsapp, ne parlai in videointerviste quattro giorni dopo il 3 gennaio, e poi su L’AntiDiplomatico, in termini non equivocabili e risolutamente “colpevolisti” per quanto atteneva al comportamento della dirigenza carachegna, con l’ampia ricostruzione di quasi cinque mesi fa.

Oggi e da un po’ mi trovo in buona compagnia nel constatare l’evidenza della capitolazione-sottomissione dell’attuale direzione venezuelana all’operazione neocolonialista di Trump.

L’ultima giapponese?

Delcy Rodriguez accoglie John Ratcliffe, capo della CIA a 11 giorni dal rapimento di Maduro

Quella dell’ultimo soldato giapponese, perso nella giungla che pensa che la guerra sia ancora in corso, anni dopo la sua fine, è una figura tra compassionevole e surreale, metafora di chi non sa aggiustarsi con la realtà e insiste a volersi vivere in un mondo solo da lui configurato.

Come coloro che seguono le questioni del mondo e, specificamente, sia L’AntiDiplomatico, sia Sinistrainrete, sia la chat Mondocane da me amministrata, la giornalista Geraldina Colotti, nel suo ostinato isolamento, rimanda a questa figura. Autorevole esperta di America Latina, è la protagonista assoluta e ormai quasi unica, della linea secondo cui Caracas avrebbe mantenuto in piedi la rivoluzione bolivariana di Chavez, a dispetto di un’aggressione statunitense che avrebbe imposto “una ritirata” strategica” per salvare il retaggio del Comandante”. Insomma: buona fede e quanto di meglio nelle circostanze – pistola alla tempia, salvare il salvabile, evitare l’occupazione – era dato di fare. Niente svendita, niente tradimento, niente resa.

Su chi abbia colto nel segno nell’interpretare questi accadimenti epocali è detto esaurientemente dalle immagini che ho inserito in questo scritto. E che fanno giustizia delle accuse di calunnia, se non di disfattismo, che venivano mosse a chi provava a guardare in faccia la realtà. Realtà di una cascata torrenziale di eventi dal carattere talmente univoco, da lasciare dubbi solo in chi doveva avere motivi davvero saldi per non vedere.

A tre giorni dal rapimento di Maduro e del massacro delle sue guardie, la neo presidente riceve John Ratcliffe, direttore della CIA, il capo dell’intelligence e delle operazioni sporche del governo che ha eseguito il crimine.

Delcy Rodriguez accoglie Doug Burgum, Ministro degli Interni USA

Nel giro di pochi giorni vengono accolti al Palazzo Miraflores il Ministro degli Interni USA, Doug Burgum e, l’11 febbraio, il Ministro dell’Energia Chris Wright. Ne consegue la riforma della Ley de los Hidrocarburos che modifica la legge organica sulle risorse energetiche venezuelana proclamata da Ugo Chavez nel 2006 e che aveva imposto la proprietà pubblica e popolare di tali risorse per tutte le fasi di estrazione, produzione, commercializzazione, con destinazione dei proventi a fini di promozione sociale.

La nuova legge, adottata in seguito alle consultazioni con gli interlocutori di Washington, è orientata a permettere e facilitare che imprese private nazionali e straniere (sono specificamente menzionati ENI, Repsol, Chevron e Fondo Monetario Internazionale) partecipino alla produzione petrolifera nelle forme legalmente inibite da mezzo secolo, da quando, con Chavez, ne era stata proclamata la nazionalizzazione. Non si menzionano più finalità sociali.

Scrive su X Josè Hernàndez, avvocato venezuelano esperto di diritto costituzionale e amministrativo, consulente di diverse compagnie energetiche internazionali: “Oggi si scrive la parola fine alla criminale politica di espropriazioni portata avanti dal governo di Chavez”.

(*) Giornalista e scrittore

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