di Emilio Orlando (*)
“La piccola Andromeda era denutrita e non mangiava da giorni”. È stato uno dei passaggi più esplicativi emersi oggi nell’aula della Prima Corte d’Assise di Roma, dove si è celebrata l’udienza del processo per il duplice omicidio avvenuto il 7 giugno 2025 a Villa Pamphili. A riferirlo è stato il medico legale Gerardo De Masi, anatomopatologo del Policlinico Gemelli e consulente della Procura della Repubblica di Roma, che eseguì gli esami autoptici sui corpi di Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, subito dopo il macabro rinvenimento. Secondo quanto illustrato in aula la bambina, undici mesi appena, sarebbe morta strangolata “per asfissia meccanica violenta, provocata da strangolamento manuale”. Un’azione “molto violenta”, ha spiegato il perito, “coerente con i segni riscontrati sul collo e con i traumi alla testa”. Lesioni evidenti su un corpo minuscolo, alto 81 centimetri per 9,6 chili di peso. Una forza sproporzionata rispetto alla fragilità della piccola, tale da determinare la “compressione delle strutture vitali del collo fino a impedirle di respirare”. La morte sarebbe avvenuta tra le 24 e le 35 ore precedenti alla macabra scoperta. “Non emergono”, ha ribadito uno dei medici intervenuti quel giorno nel parco romano, “cause alternative che possano spiegare il decesso”. La neonata fu trovata senza vestiti, riversa a pancia in giù, con segni di percosse anche al capo. Il quadro clinico descritto in aula restituisce l’immagine di una bimba in “condizioni di marcato deperimento fisico, già fortemente indebolita” prima dell’aggressione fatale. Imputato è Francis Kaufmann, di 47 anni, cittadino statunitense, noto anche con l’alias Rexal Ford. L’uomo, presente in aula, è assistito dall’avvocato Paolo Foti. Durante la scorsa udienza, il legale ha chiesto che venga disposta una perizia psichiatrica sul proprio assistito, sostenendo che non sarebbe in grado di affrontare consapevolmente il processo. La presidente del collegio, Paola Roia, si è riservata di decidere sull’istanza. Particolarmente drammatica anche la ricostruzione relativa alla madre. Il suo corpo è stato rinvenuto quando era ormai in avanzato stato di decomposizione. Una condizione che, pur rendendo complesse le analisi autoptiche, non ha impedito ai consulenti di rilevare evidenti escoriazioni alle gambe, segni ritenuti compatibili con un trascinamento quando la donna era ancora viva. Il volto, scoperto tra le siepi del parco, risultava devastato dall’azione delle larve, al punto da renderlo irriconoscibile. Secondo i periti, anche per Anastasia la causa del decesso sarebbe riconducibile a un violento strangolamento ad opera di terzi. È stata “esclusa qualsiasi ipotesi di morte naturale”. Gli esami tossicologici avrebbero inoltre evidenziato che, al momento del decesso, la donna presentava un tasso alcolemico non elevato ma sufficiente, secondo gli esperti, a ridurne le capacità di reazione e difesa. Le prossime udienze, previste tra aprile e maggio, si annunciano decisive, perché quel periodo arriveranno in Italia i familiari delle vittime, che saranno ascoltati direttamente in aula senza necessità di rogatoria internazionale, scelta che, hanno spiegato i legali di parte civile Arturo Salerni e Mario Angelelli, consentirà di snellire i tempi e superare ostacoli burocratici. I genitori di Anastasia, nonni della piccola Andromeda, hanno inoltre presentato alla Procura richiesta di restituzione delle salme per poter celebrare i funerali in Siberia. La decisione spetterà ai magistrati, che valuteranno anche alla luce delle osservazioni della difesa. Nel frattempo, Kaufmann continua a dichiararsi innocente.
(*) La Presse
