di Riccardo Bizzarri (*)
Parma, città d’arte, di musica, di cibo sublime. E adesso anche capitale del surrealismo… giudiziario. Perché, diciamolo, organizzare una mostra su Salvador Dalì e ritrovarsi i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che ti sequestrano 21 opere ritenute false non è roba da tutti. È un talento raro, roba da Guinness: “Dalì tra arte e mito” è diventato “Dalì tra arte e tarocchi”.
A Palazzo Tarasconi erano pronti a celebrare il genio catalano, con arazzi, disegni, incisioni e oggettistica che promettevano di svelare l’anima dell’artista. Peccato che l’anima in questione rischi di essere quella del falsario di turno. Una Divina Commedia in piena regola: dal Paradiso dell’inaugurazione al Purgatorio delle verifiche, fino all’Inferno del sequestro. Dante sarebbe fiero.
La “Fundaciòn Gala Salvador Dalì” da Barcellona, custode ufficiale dell’originale follia del maestro, ha alzato il sopracciglio e segnalato i sospetti: in altre parole, qualcuno a Parma stava provando a spacciare un Dalì come si spaccia una borsa di Vuitton al mercato del giovedì.
Gli organizzatori, Navigare srl, ci tengono a dire che non hanno colpa. Certo, loro navigano, ma in questo caso tra torbide acque di collezionisti “attenzionati” e patrocini istituzionali concessi con la leggerezza di un like su Facebook. Anzi, promettono che “la mostra continua”. E in effetti, 21 opere sequestrate su 120 non sono poi così tante: è come se ti rubassero un paio di ruote della macchina e tu dicessi “ma tanto il cofano e i sedili sono ancora qui”.
Nel frattempo, la Regione e il Comune di Parma si affrettano a precisare: “Nessun contributo pubblico è stato dato”. Tradotto: soldi nostri non ne avete spesi, cari, quindi arrangiatevi con i vostri finti Dalì. Ma occhio, perché il patrocinio “non oneroso” si rischia la figura di tolla.
La ciliegina sulla torta? L’altro evento della stessa società, la mostra fotografica su Frida Kahlo a Milano, viene rinviato per “motivi indipendenti dalla nostra volontà”. Coincidenze? Forse. Ma a questo punto la domanda è inevitabile: quante Frida vere avremmo visto?
Alla fine, rimane l’amara morale: in Italia sappiamo organizzare festival, fiere e mostre come nessuno… ma quando si tratta di controllare cosa esponiamo, spesso sembriamo un Paese che confonde l’arte con l’arte di arrangiarsi.
E allora viva la cultura, viva i musei, viva la truffa. Dalì avrebbe sorriso, anzi, probabilmente avrebbe firmato anche lui una stampa tarocca.
(*) giornalista
