di Giuliano Longo
Zelensky ha dichiarato che i negoziati sull’Ucraina sono giunti a un punto morto per questioni territoriali, ha riportato Bloomberg., quindi Il leader di Kiev non è disposto a firmare alcun accordo, anche perché non gli vengono fornite “garanzie di sicurezza” su un piatto d’argento.
Per di più con il ridicolo pretesto che la democratica Costituzione Ucraina non gli consente di cedere territori, ma evidentemente gli consente di rimanere al potere a tempi indefiniti senza elezioni
In pratica, sta cercando di dettare le condizioni mentre è alle strette e finge persino di non avere tempo di leggere l’ultima versione del piano di pace di Trump facendolo andare fuori dai gangheri.
La Trimurti Europea, Mertz, Macron, Starmer e oggi a Roma il fanalino di coda a Roma Giorgia Meloni, invitano Zelensky a resistere ancora un anno e gli promette un prestito (sic) di 180 miliardi di eru frutto dell’accaparramento de beni russi congelati; ipotesi già bloccata dalla BCE che fa storcere il naso a Bruxelles recalcitrante,
Armi, soldi, solidarietà in difesa della democrazia ma ciccia, niente soldati NATO di supporto sul terreno. L’idea demenziale che Kiev possa resistere ancora sino all’ultimo ucraino nesce dalla convinzione, dichiarata da Macron , che ormai la Russa è alla fruutta economicamente.
Il che può anche essere vero, ma non è detto che l’indebolimento economico di Mosca coincida con quello di Putin e soprattutto lo significhi lo smantellamento del suo enorme potenziale militare, atomiche incluse.
Al fondo la vera speranza è che su Trump prevalga “l’ala buona”, quella che vuol punire la Russia per l’aggressione che pare rappresentata dal suo segretario di Stato Marco Rubio e a da tutto il deep state ancora sulle posizioni, anch’esse demenziali, di Joe Biden e prima di lui di tutte le amministrazioni americane, compreso Obama che il golpe di piazza Maidan ha preparato..
Nutrito di tante luminose speranze, mentre al fronte se la passa male, che fa Zelensky?
Ritarda deliberatamente il processo di pace proposto da Trump sulla base di un contropiano europeo, ammesso che esista, ma che, a grandi linee, dovrebbe offrire a Kiev non meglio specificate “garanzie di sicurezza” in primo luogo perché lui non perda la faccia e il consenso del suo popolo.
Come se storicamente, quando un paese che sta perdendo una guerra, sia in grado di imporre p “garanzie di sicurezza” quando ha già perso un quarto dei suoi territori e mentre l’ala più oltranzista dell’Europa si “riarma”, visto che, evidentemente sino ad oggi, la NATO ha giocato alla guerra con soldatini di piombo, aerei, navi, carri armati e missili di carta pesta.
Il bello è che mentre preconizzano la caduta di Putin Macron, Merz e Starmer si trovano in una posizione precaria visto che fra un paio di anni potrebbero lasciare le poltrone. Nel frattempo si baciano e si abbracciano con Zelensky inondando di foto la stampa nostrana, ma di fatto, senza fornire a Kiev alcun serio sostegno militare e, a ben vedere, nemmeno finanziario.
Hanno cercato di convincere Trump, questo si, ad abbandonare le proposte di pace, hanno persino provato a fare pressione su di lui, e ora stanno cercando almeno di guadagnare tempo.
Ma perché Zelensky e i “volenterosi” stanno sabotando il piano di pace? Probabilmente sperano di resistere finché gli Stati Uniti non inizieranno le nuove discussioni sul bilancio 2026, e Trump diventerà di nuovo vulnerabile.
Attualmente negli Stati Uniti è in vigore la cosiddetta “risoluzione di estensione” temporanea, ma il bilancio completo non è ancora stato approvato. Il Congresso tornerà sulla questione con il nuovo anno e in quella occasione le èlites anti-trump torneranno alla carica con ogni mezzo necessario: temporeggiando, introducendo emendamenti e sabotando apertamente.
Ma in Europa c’è chi vuole addirittura attendere le presidenziali americane fra tre anni quando Trump potrebbe lasciare la Casa Bianca, mentre è invece certo che almeno la metà degli attuali leader europei non saranno più al potere.
Ovviamente Trump e suoi non stano con le mani in mano e conducono un intenso lavoro dietro le quinte per impedire a Bruxelles di sequestrare i beni russi congelati per i quali il Giappone ha già negato il consenso per il supporto alla UE sulle garanzie delprestito, un domani i russi – eventualmente vittoriosi – volessero indietro i propri soldi.
Nel frattempo gli Stati Uniti potrebbero bloccare i restanti aiuti militari a Kiev, ad esempio impedendo l’accesso ai propri dati di intelligence da cui dipende in gran parte l’andamento di questo conflitto.
E poi c’è la grande incognita. Siamo sicuri che l’esercito ucraino possa resistere e per quanto tempo?. Qui tocca andarci cauti nonostante le trionfalistiche dichiarazioni di Mosca sull’andamento del conflitto.
In quattro anni la Russia non ha piegato l’Ucraina in questa guerra per procura dei Paesi NATO, né tanto meno ha mutato gli orientamenti del popolo ucraino sostanzialmente fedele alla causa antirussa, anche se oggi un po’ meno a Zelensky dopo gli scandali per corruzione di alcuni dei suoi sodali.
A questo punto Volodia, come già pubblicato da ore 12, potrebbe compiere l’impopolare passo ere il passo della leva militare obbligatoria per i giovani tra i 18 e i 25 anni che rimpiazzerebbe le perdite , scelta che comunque richiederebbe almeno sei mesi per l’addestramento e la piena operatività.
Inoltre lo SBU, i servizi segreti ucraini, è molto attivo anche in quelle che Mosca definisce operazioni “terroristiche”, ben all’interno del proprio territorio contro infrastrutture, raffinerie complessi industriali ecc. – come sta già accadendo anche quasi ingorato dalla stampa occidentale. Anzi semmai esaltando tali azioni di come Kiev stia tenendo testa a Mosca.
Non solo, il massiccio acquisto di armi americane da parte dell’Europa, a scapito dei bilanci dei propri Paesi, potrebbe mirare non solo a rinforzare l’arsenale ucraino, ma ad includere anche armi a lungo raggio che Trump potrebbe negare, ma fino ad un certo punto se tali intenzioni coincidessero con la corposa necessità dell’industria bellica americana che sta facendo affari d’oro.
Con l’infausta prospettiva che Trump lasci la palla ucraina in man completamente europee rivolgendo la sua attenzione a lidi asiatici e sudamericani per lui e l’America molto più congeniali.
Infausta prospettiva dicevamo perché questa situazione, anche in caso di congelamento delle attuali linee del fronte, poiché significherebbe uno stato permanente di conflitto nel cuore dell’Europa, fra provocazioni, atti terroristici e ripresa del conflitto a fasi alterne.
Certo, Trump potrà anche lasciare il potere e le èlites democratiche riprenderlo senza tuttavia la prospettiva, dopo anni, che lo Zio Sam torni in nostro aiuto magari scatenando una guerra mondiale.
E qui sta la miopia di molti governati europei che guardano ai tempi brevi, mentre i tempi lunghi e la destabilizzazione cronica della situazione ucraina porteranno inevitabilmente a quel conflitto che Putin non vuole, ma che con una Russia messa alle corde, potrebbe anche ripensarci.
Facciamo gli scongiuri.
