La guerra di Putin

Zelensky, il (suo) piano della vittoria” sfida la minaccia nucleare russa?

 

di Giuliano Longo

 

Un piano per il via libera agli attacchi nel cuore della Russia

Non è ancora noto “il piano per la vittoria” di Zelensky che verrà presentato  Washington, per certo si sa che prevede la richiesta ucraina di ricevere dall’Occidente  (ma soprattutto dagli Stati Uniti) l’autorizzazione a colpire in profondità il territorio russo con i  missili già forniti dagli alleati o con altri di gittata maggiore.

 

Al momento, infatti, all’Ucraina è consentito colpire col materiale bellico occidentale soltanto gli obiettivi che si trovano nei territori occupati (Crimea inclusa) e immediatamente a ridosso della frontiera, ma non oltre.

 

La gran parte delle basi militari, degli aeroporti e dei depositi russi è  fuori tiro, se si eccettuano i  droni che colpiscono anche a grandi distanze, ma impiegando più missili, secondo Kiev, si costringerebbe Mosca a spostare a distanza molto maggiore dal fronte i suoi centri logistici inceppando la sua macchina bellica.

 

Una mossa che tuttavia non tiene conto, come già documentano immagini satellitari e informazioni dell’Intelligence occidentali, che molti di questi “centri”sono già stati spostati preventivamente all’interno.

 

Le anticipazioni sul piano Zelensky

Zelensky ha già anticipato in un’intervista alla CNN del 15 settembre, i punti del suo “piano”: la sicurezza dell’Ucraina, la sua posizione geopolitica, il sostegno militare occidentale e la libertà di utilizzare il materiale ricevuto. Un quinto punto, a guerra finita, riguarderà la situazione economica del paese.

 

La novità semmai è  che l’idea della vittoria sul campo e del recupero dei confini ucraini del 1991 sembra essere stata accantonata,  mentre ‟sicurezza” e ‟posizione geopolitica”dell’Ucraina preludono  a un ingresso nellaNATO o a garanzie  vincolanti per l’Occidente, liberando Kiev da ogni limitazione.

 

Se l’ingresso nella NATO a guerra in corso sembra piuttosto improbabile, così come che alcuni paesi dell’Alleanza decidano di intervenire direttamente, è invece probabile  che Zelsky porti a casa  nuovi e consistenti aiuti. Non è un caso che Donald Trump abbia definito il leader ucraino “il più grande venditore della storia. Ogni volta che viene qui se ne va con 60 miliardi di dollarie the Donald è uno che di vendite se ne intende.

 

Certamente Zelensky è stato  abile nel prospettare una sicura vittoria su Putin dando corda a Joe Bidenche  all’ONU ha dichiarato la guerra di Vladimir Putin “è fallita” e ora il mondo deve scegliere da che parte stare: “noi non cesseremo di sostenere” Kiev e non “distoglieremo lo sguardo” fino a che “l’Ucraina non otterrà una pace giusta e duratura“.

 

Un impegno sicuramente valido sinchè Joe resterà in carica, ma che ipoteca per i prossimi anni Kamala Harris se dovesse vincere le presidenziali , sicuramente per il 2025. Una strategia che lascia chiaramente intendere una guerra di lunga durata, almeno sino a quando la Russia verrà pesantementelogorata economicamente e militarmente.

 

La narrazione americana e le reazioni di Putin

Di qui la narrazione di Biden secondo la quale solo  la vittoria finale Ucraina è la condizione di ogni trattativa, narrazione sostenuta da una intensa campagna di quasi tutti i media occidentali, ma che vuole in primo luogo convincere gli americani che autorizzare Zelensky a colpire nel cuore della Russia  non porterà a nessuna conseguenza per Gli Stati Uniti.

 

In fondo can che abbaia non morde e già in passato le proteste russe per le violazionui di qualche ‟linea rossa” non sono mai sfociate in risposte deterrenti. Che si trattasse del ponte di Crimea, dell’invio degli HIMARS,dei carri armati Abrams o degli F-16, degli attacchi al porto di Sebastopoli o all’aeroporto di Engels, e da ultimo, dell’invasione dell’oblast’ di Kursk. Quindi tanto vale concedere a Zelensky quanto vuole  e fare bella figura perché i contraccolpi non li sosterebbero certo gli USA.

 

Proprio l’11 settembre  Putin invece dichiarava che il problema non era tanto che la Russia fosse stata attaccata in profondità, perché l’Ucraina già lo fa con i droni, ma che per usare quei missili sono stati necessari non solo intelligence e satelliti di cui l’Ucraina non è dotata, ma anche di personale della NATO.

Quindi concedere l’autorizzazione e il materiale significherebbe che la NATO è direttamente coinvolta nel conflitto con la Russia, che prenderà ‟decisioni appropriate”, tra le quali  la revisione della dottrina nucleare.

 

I dubbi europei e le concessioni americane

Ma in Germania,  Scholzsi è sino ad oggi rifiutato di concedere i missili cruise a lungo raggio ‟Taurus”per timore di una escalation pericolosa, mentre in Italia il ministro della Difesa Crosettoe quello degli Esteri  Tajanihanno ribadito la disponibilità italiana all’invio di materiale militare, ma l’assoluto divieto di utilizzarlo sul territorio russo.

 

È  possibile che la visita di Zelensky possa modificare tale situazione grazie alla pressione mediatica (e anche lobbistica)  di alcuni settori  dell’amministrazione statunitense e dell’Unione Europea.

Ma i militari, anche al Pentagono, non ritengono affatto che le ‟linee rosse” di Mosca siano  virtuali. A riprova che i militari, che la guerra la fanno, spesso hanno più buon senso dei politici (cit. dall’intervista di Massimo D’Alema al Corriere della Sera sui bombardamenti a Belgrado del 24 marzo 1999).

 

L’idea che la Russia non abbia la possibilità di opporsi alle escalation occidentali si basa su due errori di valutazione. Il primo e più importante è che l’unica risposta alla ‟violazione”di questa linea rossa possa essere solo nucleare; il secondo è che debba essere militare, immediata e interpretabile con chiarezza.

 

Ma i fatti smentiscono queste posizioni?

Putin il  24 febbraio dichiarò  che la Russia, nonostante la dissoluzione dell’URSS, restava una delle maggiori potenze nucleari mondiali e che chi avesse ‟attaccato direttamente”il paese si sarebbe trovato a dovere affrontare ‟conseguenze terribili”.

 

Che non è una  minaccia vaga  contro qualsiasi avversario, ma solo a fronte di un attacco diretto. Si ricorda che già il 27 febbraio Putin annunciò di avere messo ‟in regime di allerta speciale”le forze nucleari russe. In risposta alle esagitate dichiarazioni belliciste di Borrel che per conto UE prometteva 450 di dollari a Kiev anche per la fornitura di   aerei da combattimento.

 

Per comprendere la reazione di Putin va chiarito che la recente  dottrina nucleare russa, prevede  l’impiego dell’arma nucleare solo in risposta a una ‟minaccia esistenziale”che metta in pericolo la sopravvivenza stessa della Federazione.

 

Che non sembrano  ancora “minacce esistenziali” né l’attentato distruttivo ponte di Crimeané la conquista ucraina della cittadina di Sudža nell’Oblast di Kursko le incursioni dei droni ucraini a lunga distanza su infrastrutture civili e militari russe, ne i bombardamenti sulle aree di confine.

 

Mosca può contare solo sull’arma nucleare o ha altre strategie globali

Se però Mosca non intende usare davvero il suo arsenale nucleare, non è stata con le mani in mano a logorarsi nel Donbass, ma nel frattempo  le sue pretese territoriali sono aumentate passando dal ‟semplice” possesso della Crimea e dall’autonomia del Donbas all’interno dell’Ucraina, al possesso diretto delle due regioni del Donbas, di Cherson e Zaporižja(inclusa la centrale nucleare di Enerhodar) e di una ‟fascia di sicurezza”di estensione indefinita nelle regioni di Kharkov e Sumy.

 

Anche gli attacchi missilistici alle installazioni energetiche ucraine sono passati da quelli  contro le sottostazioni riparabili a quelli sulle centrali idro e termoelettriche, con  conseguenze durature anche dopo la conclusione del conflitto.

 

Un’altra strategia di Mosca è stata quella di ‟partnership strategiche”con nemici dichiarati degli USA quali la Corea del Nord,con la quale è stato firmato un vero e proprio trattato di difesa militare reciproca, l’Iran,con il quale c’è un costante scambio di tecnologie belliche, e vari paesi dell’Africa centrale, dove la presenza militare russa si è sostituita a quella francese e statunitense.

 

Senza contare il legame sempre più stretto con la Cina, chenon fornisce armamenti alla Russia, ma le consente di bypassare le sanzioni importando beni che le consentono  sia di proseguire il conflitto che a garantire ai propri cittadini poche limitazioni al loro tenore di vita.

 

Il mondo non è più come ai tempi della “Guerra Fredda”

Una strategia Russa “globale” opera  nel contesto di un mondo che non è più bipolare (anche in senso psichiatrico) come lo fu nel periodo dell “guerra fredda” etiene conto di un indebolimento, “globale” appunto, dell’egemonia americana.

Che gli Stati Uniti ne siano consapevoli o meno, resta il fatto che ogni minaccia nucleare mette a rischio anche questi nuovi assetti geopolitici.

 

Che è come dire che l’Universo non finisce sul fiume Dniepr e soprattutto che le “buone”intenzioni di Zelensky non tengono conto che Kiev non è l’ombelico del mondo.

 

Per di più oggi,  dove la situazione in Medio Orienteè ancora più pericolosa sotto il profilo nucleare perché se Israele decidesse di essere “soggetta a una minaccia esistenziale” o temesse un nuovo “Olocausto”potrebbe ricorrere alla ”armageddon”atomica (più o meno tattica), con la  biblica invocazione  “muoia Sansone con tutti i filistei”(Libro dei Giudici, capitolo 16).

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