di Balthazar
Domenica migliaia di coloni israeliani, scortati dalla polizia, hanno fatto irruzione nella Spianata delle Moschee, il terzo luogo santo dell’Islam. In prima fila, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir.
L’obiettivo è commemorare il Tisha B’Av, il giorno che ricorda la distruzione del Tempio biblico, ma è un assalto al cuore della presenza musulmana a Gerusalemme Est. Un gesto calcolato per sovvertire lo status quo e riaffermare la pretesa israeliana di sovranità totale sulla città occupata.
La Spianata è amministrata dalla fondazione religiosa giordana (Waqf), e solo ai musulmani è concesso pregare al suo interno. Gli ebrei possono visitare, ma non compiere riti religiosi. Una regola che vacilla sotto l’azione continua e sistematica dei coloni e dei loro sponsor politici.
Il Dipartimento delle dotazioni islamiche ha denunciato l’ingresso di 3.023 coloni nella sola giornata di ieri, attraverso la Porta Mughrabi, che collega direttamente il Muro Occidentale con la Spianata.
Tra “benedizioni sacerdotali” e preghiere talmudiche, l’intera area sacra è stata trasformata in un palcoscenico per le rivendicazioni messianiche del movimento del “Monte del Tempio”.
Gli estremisti hanno invaso tanto i cortili orientali quanto quelli occidentali della moschea, mentre la polizia israeliana imponeva restrizioni all’ingresso dei fedeli palestinesi, chiudeva accessi, presidiava la Città Vecchia con decine di agenti e blindati.
È la seconda volta nel 2025 che l’estrema destra religiosa batte ogni record di presenze a Al-Aqsa, ma oracon la ricorrenza del Tisha B’Av, le “Organizzazioni del Tempio” puntano a una svolta.
Non si tratta solo di un raduno religioso, ma di un progetto di “vittoria completa” sul Monte del Tempio – così i religiosi ebrei considerano la Spianata in nome di un futuro “terzo Tempio” da costruire al posto delle moschee di Al Aqsa e della Roccia.
Itamar Ben-Gvir non s è stato regista e protagonista dell’irruzione. Prima dell’alba aveva già guidato una marcia provocatoria di coloni attraverso la Città Vecchia, fino alle porte del complesso sacro.
Poi, durante l’incursione ha dichiarato: «Non ci accontentiamo del lutto. Pensiamo alla costruzione del Tempio, alla sovranità, all’imposizione del potere. Lo abbiamo fatto in molti luoghi e lo faremo anche a Gaza».
Le forze israeliane hanno impedito a molti palestinesi di accedere alla moschea, bloccando gli ingressi principali, pattugliando la Città Vecchia e imponendo un clima di militarizzazione.
Nel mondo musulmano, questo ennesimo affronto rischia di accendere una nuova ondata di tensioni. Le incursioni a Al-Aqsa sono state in passato la miccia per gravi escalation.
Le le azioni volte a modificare le regole del complesso hanno già provocato in passato rivolte popolari, scontri a fuoco e campagne di protesta internazionali.
Ma Gerusalemme Est è solo un tassello della rigorosa vigilanza sugli israelo palestinesi e le provocazioni nella Cisgiordani che hanno provocato sino ad oggi 1000 morti. Ultimo l’attivista ucciso recentemente a sangue freddo da un colono.
Nella foto la Spianata delle Moschee, luogo conteso dai fondamentalisti israeliani e cuore della presenza musulmana a Gerusalemme Est
