Esteri

75 anni senza guerre. Un miracolo nella storia d’Europa       

di Michele Rutigliano

Il 9 maggio 1950, in un’Europa ancora ferita dalla seconda guerra mondiale, Robert Schuman pronunciava un discorso destinato a cambiare la storia del nostro vecchio continente. Con parole misurate ma visionarie, il ministro degli Esteri francese lanciava la proposta di unire le produzioni di carbone e acciaio della Francia e della Germania sotto un’Alta Autorità comune, aprendo la strada alla nascita della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA). «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi proporzionali ai pericoli che la minacciano», affermava Schuman. Quelle parole, oggi come allora, rappresentano la pietra angolare del progetto europeo.

Dal carbone alla speranza: l’Europa nasce dalle sue ceneri

Da allora sono passati oltre settant’anni. Un tempo lungo a sufficienza per riconoscere che l’Unione Europea, pur con tutte le sue imperfezioni, ha mantenuto la promessa di pace e di cooperazione tra popoli che per secoli si erano affrontati in guerre fratricide. La tragedia delle due guerre mondiali, costate decine di milioni di vite umane, ha generato una consapevolezza nuova: la pace non si impone con la forza, ma si costruisce giorno dopo giorno attraverso l’integrazione, la solidarietà, il dialogo. L’Europa del dopoguerra era un continente in macerie. Le città distrutte, le economie collassate,  la sfiducia diffusa. Eppure, proprio in quel momento storico, uomini come Robert Schuman, Jean Monnet, Alcide De Gasperi e Paul-Henri Spaak seppero immaginare un futuro diverso: un’Europa unita, non più ostaggio dei nazionalismi, ma fondata sulla cooperazione economica e politica. L’idea era semplice ma rivoluzionaria: rendere la guerra “non solo impensabile, ma materialmente impossibile”.

Un progetto imperfetto ma straordinario

In questi settantacinque anni, l’Unione Europea ha fatto passi straordinari. Ha ampliato i propri confini, ha abbattuto barriere doganali e politiche, ha promosso diritti civili, libertà individuali e stato di diritto. L’euro è diventato una delle principali monete del mondo. L’Italia, in particolare, ha saputo cogliere le opportunità di questa appartenenza: uscita devastata dal conflitto, nel giro di pochi decenni è diventata la sesta potenza industriale mondiale, protagonista di una crescita economica e civile senza precedenti. Tuttavia, il cammino europeo non è stato privo di ostacoli. L’Unione fatica ancora a dotarsi di una vera politica estera e di difesa comune, non ha completato l’unione bancaria e fiscale, e soffre di una persistente difficoltà a far dialogare le diverse anime del continente. La crisi migratoria, le tensioni tra Est e Ovest, il ritorno di pulsioni sovraniste e le divergenze su temi chiave come l’ambiente o la sicurezza energetica, mostrano quanto sia ancora incompleto il progetto politico europeo.

Oggi più che mai, servono gli Stati Uniti d’Europa

Eppure, mai come oggi, in un mondo scosso da nuove minacce – dal ritorno della guerra alle porte dell’Europa con l’aggressione russa all’Ucraina, alla fragilità delle democrazie occidentali, all’instabilità dei rapporti globali – l’Unione ha un compito storico da portare a termine: trasformarsi in una vera entità politica, gli Stati Uniti d’Europa. Un’Europa capace di parlare con una voce sola,  di difendere i propri valori, di garantire sicurezza ai propri cittadini e di svolgere un ruolo autorevole nel mondo. Il 9 maggio, Giornata dell’Europa, non è solo un omaggio alla memoria. È un richiamo attivo alla responsabilità delle nuove generazioni. Il sogno dei padri fondatori resta incompiuto, ma non irraggiungibile. Sta a noi completare quell’opera, ricordando che settantacinque di pace non sono un dono eterno, ma il frutto di una scelta politica coraggiosa. Una scelta non acquisita per sempre, ma da difendere e rinnovare ogni giorno.

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