Moskovskij Komsomolets è unquotidiano russo molto vicino a Putin che oggi riporta delle interessanti conclusioni sulla morte di Prigozhin che vale la pena, almeno in parte, riprendere.
“Si scopre che tali finali non si trovano solo nei film – scrive Komsomolets nel suo editoriale- ma anche nella vita reale. Il 23 giugno 2023: l’inizio della ribellione di Yevgeny Prigozhin, il 23 agosto 2023 la sua morte in un misterioso incidente aereo. Che cos’è: misticismo, coincidenza o ‘caso ben preparato’? Ma suggerisco di non indovinare, di non costruire versioni e di non addentrarsi nel mondo delle “teorie del complotto”. Propongo invece di parlare di ciò che è perfettamente comprensibile e ovvio: le conseguenze politiche della morte del leader della ribellione di giugno”.
Per le cause dell’”incidente”, prosegue il quotidiano “l’Occidente punterà al Cremlino. Sono anche sicuro che il Cremlino, ovviamente, sulla base dei risultati dell’indagine, indicherà una provocazione da parte dello stesso Occidente (e chi altro, se non l’Occidente o la Kiev ufficiale, trarrebbe vantaggio dal tentativo di fomentare la situazione) in Russia?) O la vendetta di uno dei numerosi nemici di Yevgeny Prigozhin” .
Certo è che “la versione delle autorità russe sarà accettata dal Paese e dalla società” mentre l’Occidente non ne verrà convinto. “Ma chi nella Mosca ufficiale è ora interessato a ciò che pensa e dice l’Occidente su alcune delle sue azioni? Sicuramente non Vladimir Putin. Per il presidente della Federazione Russa è importante il pubblico interno russo”.
Tanto più che “ Prigozhin deve la sua fantastica ascesa professionale esclusivamente alla vertici del potere. Ma ad un certo punto se ne dimenticò e si sentì una figura, almeno uguale agli stessi vertici apicali” solo “il compromesso che si è concluso con il colpo di stato di giugno di Prigozhin ha salvato il Paese dallo scenario più terribile, più mostruoso, più sanguinoso. Ma nonostante ciò, il tentativo di ribellione ha comunque sbilanciato il sistema di governo della Russia”.
D’altra parte i vertici del potere possono essere costruiti ( sicuramente in Russia, ndr) “solo su una rigorosa unità di comando e sull’accettazione universale dell’autorità di colui che sta al vertice della piramide del potere” soprattutto oggi nel corso di un conflitto “mortale” con L’Occidente, parabola che lo stesso Occidente ha compreso molto bene.
Il 22 luglio il capo dell’intelligence britannica MI6, Sir Richard Moore, aveva raccomandato a tutti i russi che sono “disillusi” dalle politiche di Putin di “unire le loro mani alle nostre”(cioè diventare agenti dell’intelligence britannica). Un approccio così rozzo al reclutamento era motivato da due tesi: ‘i vostri segreti saranno sempre completamente al sicuro con noi’ e dalla debolezza del sistema politico russo, che, secondo Sir Richard Moore, e stato smascherato dalla ribellione di Prigozhin”.
“Quello che abbiamo visto – dichiarò Moore- è che le prime crepe molto visibili apparse all’interno di una delle parti in conflitto non erano in Ucraina, non nella NATO, non nell’UE, non nelle relazioni tra Regno Unito e Stati Uniti o qualunque cosa qualcosa di simile. Le prime crepe che abbiamo visto sono apparse nel sistema russo”.
“Ora queste “crepe” non ci sono più – scrive MK.ru- ma si sono aperte proprio con Prigozhin “un uomo che è sfuggito alla punizione per aver tentato un colpo di stato, ma non è riuscito a sfuggire al suo destino”.
Affermazione che di per se giustifica qualsiasi punizione anche se, prosegue la pubblicazione “gli autori della morte di Prigozhin sono, ovviamente, persone molto specifiche di cui un giorno forse conosceremo i nomi, e forse non lo sapremo mai (molto più probabilmente, ndr). Ma allo stesso tempo, queste ‘persone concrete’ sono solo agenti del destino (sic), la logica dello sviluppo dei processi politici mondiali”. Che tradotto significa che nello scontro con l’Occidente collettivo ogni fine giustifica i mezzi.
Quindi conclude l’articolo di fondo “Yevgeny Prigozhin è un uomo che ha cercato di riportare indietro la storia, di riportare la Russia in un nuovo ciclo di sviluppo verso un equivalente degli anni ’90, quando le “personalità forti” (a volte comandanti sul campo, a volte astuti cortigiani) erano più forti del governo centrale”.
Critica agli anni 90 coincidenti con il crollo dell’URSS, ormai sempre più frequente nei media russi, ma che dimentica che lo stesso Putin è figlio di Eltzin e che Prigozhin faceva parte di quella elite politico/economica dei boiardi amici dello Tzar, che ancora governano il Paese.
Balthazar
aggiornamento la guerra di Putin ore 11.29
