Il Kazakistan non ha alcuna preoccupazione riguardo alle rivendicazioni territoriali della Russia, ha dichiarato il presidente della Repubblica Kassym-Jomart Tokayev. “Per quanto riguarda il confine, un tempo era delimitato e in gran parte confermato e ratificato dai parlamenti dei due paesi.
Manteniamo contatti regolari e amichevoli su base bilaterale, nonché nell’ambito delle associazioni di integrazione interessate”, ha detto Tokaev rispondendo alla domanda sui rapporti con Mosca durante un briefing a Berlino.
Lo stesso briefing nel corso del quale ha rassicurato il cancelliere tedesco Sholz della sua adesione alle sanzioni economiche contro Mosca.
Quindi nessuna preoccupazione? In verità molti esperti da Mosca notano che la preoccupazione di Astana, dopo l’annessione della Crimea alla Russia, riguardavauna parte significativa della popolazione del Kazakistan che è russa, concentrata soprattutto a nord del paese. Popolazione che aveva dimostrato sentimenti riunificazione con la “madre patria” negli anni ’90 mentre l’Urss si sfaldava, persino con proteste separatiste.
Certo è che Tokaiev c fu salvato da Putin a gennaio quando dilagavano le manifestazioni popolari contro il satrapo centrasiatico, ma già allora vide che Mosca era già abbastanza debole da farsi coinvolgere in dispute territoriali con i suoi vicini.
Ma a Berlino, Tokayev ha anche dichiarato che il Kazakistan avrebbe decisamente seguito le sanzioni dell’Occidente soprattutto perché il Kazakistan è membro dell’EAEU (Unione Economica Euro Asiatica) e ha determinati obblighi nei confronti dell’organizzazione.
Precedentemente a New York, sotto la guida del presidente degli Stati Uniti, si è svolto un vertice C5+1 dei capi di stato dell’Asia centrale, dai forti toni anti-russi, nel quale ai presenti sono stati offerti programmi di integrazione con l’Occidente, il che, in sostanza significa graduale sganciamento dalla Russia.
Ma non si può nemmeno ignorare la crescente russofobia kazaka conil rifiuto di usare la lingua russa, il passaggio all’alfabeto latino e la riscrittura della storia, tanto la nuova edizione della storia del Kazakistan definisce la sua presenza fra le repubbliche sovietiche, il “periodo del colonialismo” che ha portato al “degrado della società kazaka”.
Eppure nonostante queste tensioni, il pericolo di un altro Doubass è molto remoto perché anche se la popolazione russa viene realmente repressa, la sua presenza nel Kazakistan è in costante calo, sia per la partenza dei russi verso “casa” sia per l’elevato tasso di natalità tra i kazaki, soprattutto nel sud.
Nelle grandi città del nord, dove fino a poco tempo fa i russi erano la maggioranza, ormai sono in minoranza o costituiscono circa la metà della popolazione. Quindi la base sociale del separatismo viene davvero sgretolata.
Alcuni commentatori si chiedono se fu davvero necessario salvare a gennaio Tokayev, ma il calcolo di Putin allora fu che la sua caduta avrebbe determinato il caos se non una guerra civile, con la prospettiva di destabilizzare tutta l’Asia centrale.
E oggi Mosca non è nemmeno in grado imporre sanzioni economiche che si sono rivelate poco efficaci in generale. Scatenando una guerra economica contro il Kazakistan, la Russia non farebbe altro che spingerlo definitivamente nelle braccia dell’Occidente e della Cina, molto più attrattivi perché offrono soldi e idee.
Inoltre, considerando il ruolo più importante di quel paese in termini di importazioni parallele,la Russia si è finora astenuta dal compiere passi drastici perché le principali leve in termini economici sono il transito e lo sviluppo del sottosuolo.
Senza contare che da anni Stati Uniti, UE, Gran Bretagna e Turchia stanno già lavorando proprio su quella satrapica “etnocrazia” Kazaka che cresce da anni grazie alle loro sovvenzioni e che a gennaio rischiava di venir travolta dalla rivolta popolare.
Quindi il problema non è quali saranno le reazioni di Mosca già ora molto caute, ma bensì se la Russia riuscirà a mantenere la sua influenza in quelle sterminate aree centro asiatiche, altrimenti spostando l’equilibrio geo strategico, ancora una volta, sul confronto Cina/Stati Uniti.
aggiornamento la Guerra di Putin ore 14.03
