Esteri

Vertice di Londra, tante buone intenzioni e pochi fatti

di Giuliano Longo

Fra abbracci e baci si è concluso il vertice di Londra sul sostegno all’Ucraina in verità, al di là della gran cassa mediatica, meno bellicoso di quanto si pensava e più simile alle parole del governatore spagnolo di Milano dei “Promessi sposi” che mentre attraversava in carrozza la folla di Milano in tumulto, rivolto al cocchiere gli intimava “adelante Pedro…con judicio si puedes”.

Appunto con judicio, poichè il britannico Starmer e l’italiana Meloni  nella sostanza hanno ribadito che senza gli Stati Uniti non si va lontano, mentre per  lo stesso iperattivo Zelensky senza gli aiuti USA la guerra è persa. Quella che invece si allontana davvero è la prospettiva di pace o almeno di un cessate il fuoco.

Opinione evidentemente condivisa dal  segretario di Stato americano Marco Rubio convinto  che l’intenzione degli europei sia quella di prolungare la guerra almeno per un altro anno con l’obiettivo di indebolire Putin, il quale gongola e dichiara piena sintonia con la politica di pace  collaborativa  degli Stati Uniti.

Il mondo sta gradualmente diventando multipolare. Il piano di pace del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per l’Ucraina deve ancora essere reso pubblico, ma è già abbastanza chiaro che si aspetta che l’Europa svolga un ruolo molto più importante nella futura sicurezza del continente e soprattutto allarghi la borse per le spese militari..

Per il momento le decisioni dei Paesi UE+UK si limitano ad altri tre miliardi di euro in aiuti militari a Kiev e al 16° pacchetto di sanzioni contro la Russia, mentre si è discusso  dell’invio di truppe di pace Europee  in Ucraina per una pace che l’Europa non vuole alle condizioni di Trump, probabilmente già concordate in linea di massima con lo Tzar di tutte le Russie.

Che il vertice di Londra abbia (inevitabilmente) deluso qualche aspettativa lo dimostra l’articolo di Politico.Eu (della catena Bild ma a quanto pare finanziato dai “democrat americani) che suona così “Promesse di difesa, ma scarsi dettagli mentre l’Europa entra in una settimana decisiva”.

Infatti giovedì si terrà l’ennesimo vertice a Bruxelles che dovrà decidere l’invio di una forza di peacekeeping guidata da Regno Unito e Francia, che Starmer ha definito una “coalizione dei volenterosi” — un’eco del gruppo di paesi guidato dagli Stati Uniti che ha invaso l’Iraq nel 2003.

Macron propone l’idea di un cessate il fuoco di un mese che si applicherebbe in aria, in mare e sulle infrastrutture energetiche. Chi  dovrebbe far  parte di quella coalizione resta un mistero (Polonia, Paesi Baltici’), ma il rimo ministro di Sua Maestà ha parlato di “un certo numero” di paesi che hanno aderito alla forza di mantenimento della pace a porte chiuse, aggiungendo tuttavia  che aveva bisogno del sostegno degli Stati Uniti per funzionare.

Chiacchere  da tavolo diplomatico dove si  pranza senza i  due convitati di Pietra Stati Uniti e Russia che fino a ieri stavano giocando su un altro tavolo. Ma anche ammesso che Trump accetti l’iniziativa europea che riabiliterebbe Zelensky appena scaricato dalla Casa Bianca, sarebbe il caso di capire cosa ne pensa Putin con cui la diplomazia europea ha ben pochi contatti.

Per comprendere l’aria che tira a Mosca, basti citare  il titolo dell’agenzia di stato russa in Inglese  TASS, che citando le dichiarazioni del primo ministro unghere Orban titola: “ European leaders decide to continue war in Ucraine”

Se si vuole ancora più chiaro il discorso di domenica alla TV nazionale del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: “la nuova amministrazione sta cambiando rapidamente tutte le configurazioni di politica estera. Ciò è in gran parte in linea con la nostra visione. C’è ancora molta strada da fare perché sono stati fatti molti danni all’intero complesso delle relazioni bilaterali. Ma se la volontà politica dei due leader, il presidente Putin e il presidente Trump, verrà mantenuta, questo percorso potrà essere molto rapido e vincente”

Per quanto riguarda l’Europa è più probabile invece che giovedì al summit UE di Bruxelles  anziché approfondire  fantasiose proposte di tregua, i 31 leader dell’Unione, con l’implicito assenso UK, parlino di come finanziare il riarmo europeo, finalmente pescando anche dai quasi 300 miliardi di asset russi congelati.

Chi invece vive ancora ni fumi dei suoi sogni è Zelensky, il quasi dead man walking, il quale  dichiarato a Sky News che ci sono state comunicazioni tra la Casa Bianca e la sua amministrazione dopo l’incontro televisivo di venerdì, ma “non al mio livello” che data la sua altezza è tutto dire. Ma soprattutto ha promesso  di dimettersi se all’Ucraina fosse stata concessa l’adesione alla NATO, magari spaccando irrimediabilmente l’Alleanza pro domo sua.

 

Il New York Times riporta che oggi si svolgerà una riunione alla Casa Bianca presenti anche il capo del Pentagono Pete Hegseth e il Segretario di Stato Marco Rubio allo scopo  di “considerare ed eventualmente agire su una serie di opzioni politiche riguardanti l’Ucraina” fra le quali non sarebbe esclusa l’intenzione non solo di sospendere i futuri aiuti militari a Kiev, ma di abrogare anche quelli già decisi da Biden.

Infine l’agenzia americana Bloomberg citando diplomatici europei scrive che la Casa Bianca starebbe anche valutando l’opzione delle dimissioni di Zelensky. Diversi consiglieri hanno avanzato questa proposta a Trump, insistendo affinché le dimissioni di Zelensky fossero incluse nei termini di un futuro accordo per porre fine al conflitto.

Indiscrezioni che stanno a dimostrare quanto sia impervia la via del sostegno all’Ucraina senza demolire l’ipotesi di pace avviata da Trump.

Aggiornamento vertice di Londra ore 13.44

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