di Stefano Barocci
Molti aspetti positivi della DDR furono trascurati, come il sistema educativo e i Kindergarten aziendali, adottati poi dalla Germania unificata. Il patrimonio culturale dell’Est, dalla coreutica ai musei statali, ricevette maggiore valorizzazione solo in seguito. Oggi la costa baltica è la meta turistica più ambita dai tedeschi, superando la Baviera.Negli anni della riunificazione tedesca, la Germania era un gigante economico ma un nano politico, con Italia e Germania ancora sotto l’influenza statunitense. La Costituzione federale prevedeva la possibilità della riunificazione, ma per ragioni di tempo si optò per l’adattamento della Grundgesetz esistente (art. 23) anziché scrivere una nuova Costituzione (art. 146). Questo generò un ressentiment tra i cittadini dell’est, che percepirono la riunificazione come un’annessione e un’invasione burocratica occidentale.Per favorire la coesione, il governo di Kohl attuò una strategia di partenariato tra i Länder orientali e occidentali, sostenuta da fondi federali, UE e IDE. Tuttavia, la transizione economica fu complessa: la Bundesbank proponeva una riforma valutaria graduale per evitare un crollo occupazionale, ma il governo federale impose un’introduzione immediata del marco per frenare l’emigrazione e stimolare i consumi. Il cambio 1:1 per le partite correnti e 2:1 per debiti e patrimoni accelerò il processo, ma causò gravi disagi economici all’est.
L’unificazione portò inizialmente a una forte disoccupazione e un esodo verso l’ovest. Il passaggio al mercato fu gestito dal Treuhandanstalt, che chiuse aziende inefficienti e vendette altre a investitori privati. Il costo della vita crebbe, generando malcontento. Tuttavia, nel lungo termine, salari e condizioni di vita si allinearono. Il modello sociale della DDR fu in parte assorbito, come i Kindergarten nelle fabbriche, utili a conciliare lavoro e natalità. Nonostante i progressi, il divario culturale ed economico tra est e ovest rimane. L’occidentalizzazione delle grandi città renane ha alienato l’ex DDR, alimentando un senso di esclusione. Questo ha favorito la crescita di movimenti populisti come la Linke di Lafontaine e il BSW di Wagenknecht, e, sul fronte opposto, la destra nazionalista di AfD, che nei Länder orientali ha superato il 30%, cavalcando il malcontento e il timore per l’immigrazione.L’AfD, simile alla Lega in Italia e a Fidesz in Ungheria, sfrutta la sfiducia nella UE e l’ostilità verso le élite, con una retorica populista e sovranista paragonabile al trumpismo. Il ressentiment dell’est continua a crescere, trasformando la Germania in un terreno fertile per le nuove destre europee, sempre più distanti dall’ideale originario di unità e integrazione. L’Italia, fino ai primi anni del 2000, era un attore fondamentale nell’economia europea, con un ruolo di primissimo piano nelle fiere tedesche, tanto che l’ex Direttore generale della Hannover Messe dichiarò che senza gli espositori italiani la fiera avrebbe dovuto chiudere.
Tuttavia, l’evoluzione politica ed economica ha visto emergere movimenti contrari all’Unione Europea in Germania, come la Linke, che si è frammentata con la creazione del nuovo partito BSW, e l’AfD, un partito di estrema destra che ha guadagnato consensi nei Länder orientali e sta prendendo piede anche nell’Ovest. L’AfD, simile a forze politiche come la Lega in Italia e il Fidesz di Orban, sfrutta il malcontento popolare verso la UE, l’immigrazione e le elite politiche. Nel contempo, la Germania, pur perdendo il gas russo e affrontando difficoltà economiche, mantiene solidi settori industriali e finanziari, mentre l’Italia, con un’economia in difficoltà, cerca di riposizionarsi tra la UE e gli Stati Uniti.La Germania, che aveva scommesso sull’Europa, sembra ora delusa dalla lentezza dei progressi europei. La leadership della UE, rappresentata da Ursula von der Leyen, non è riuscita a rispondere efficacemente alle sfide del momento, e l’Europa appare incapace di compiere un passo decisivo verso l’integrazione. In questo contesto, i giovani tedeschi, pur consapevoli dell’importanza di un’Europa più assertiva, non trovano una classe politica capace di cogliere questa sfida. La demografia e la crescente divisione tra popolazione e politica in Germania, combinata con un sistema educativo solido e un’integrazione europea avanzata, sembrano aprire a scenari di incertezze politiche ed economiche. Tuttavia, la Germania orientale, beneficiando degli investimenti post-riunificazione, sta mostrando segni di rinascita sociale ed economica, pur con le difficoltà legate a un risentimento crescente tra i più anziani e una certa mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni.
In conclusione, l’Europa si trova a un bivio: o procede verso un’integrazione più profonda, o rischia l’irrilevanza politica e il declino economico. L’esperienza storica potrebbe insegnarci che da un errore, come nel caso della “Spätlese” tedesca, potrebbe nascere una nuova Europa.
2/fine
