Esteri

Anche il mercato petrolifero russo colpito dai dazi di Trump

 

Secondo le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) riportate oggi dal quotidiano economico moscovita Kommerzant,  nel 2025 la domanda globale di petrolio crescerà di 741.000 barili al giorno (bpd).

Rispetto alle precedenti aspettative, la cifra è aumentata di soli 15 mila barili al giorno. Il motivo è che nel primo trimestre di quest’anno il consumo di petrolio ha registrato una crescita più forte del previsto, ma per  il resto dell’anno gli analisti ritengono che la crescita della domanda sarà moderata e in parte favorita dal calo dei prezzi del petrolio, provocato dalla politica tariffaria di Trump.

Questa tendenza ha già avuto ripercussioni sui ricavi delle esportazioni di petrolio russo che sono scese al livello più basso dal giugno 2023.

Secondo il rapporto di maggio dell’AIE, nel 2025 la domanda globale di petrolio potrebbe raggiungere i 103,9 milioni di barili al giorno. Ad aprile la stima era di 103,54 milioni di barili. L’OPEC   prevede tradizionalmente una domanda più elevata, pari a 105 milioni di barili al giorno.

L’adeguamento è spiegato da un aumento dei consumi più forte del previsto nel primo trimestre che è ammontato a 1 milione di barili al giorno dopo gli 830 mila barili del periodo gennaio-marzo 2024.

Questa cifra può essere spiegata, tra l’altro, con la  crescita dell’attività economica in Cina, avvenuta in previsione delle restrizioni commerciali da parte degli Stati Uniti.

Ma l’AIE prevede che l’espansione dei consumi rallenterà nel resto dell’anno  anche se per il 2025  la crescita principale della domanda arriverà da Cina, India, Africa, America Latina e Medio Oriente.

Kommerzant ricorda che il calo della domanda è iniziato ad aprile, sullo sfondo delle notizie relative all’imposizione di restrizioni commerciali su larga scala da parte degli Stati Uniti. Sebbene i prezzi siano aumentati in seguito alla notizia della “tregua commerciale” di 90 giorni tra Washington e Pechino, l’AIE ritiene che la tendenza al ribasso continuerà.

Gli analisti stimano che una delle prime conseguenze del calo dei prezzi sarà la riduzione della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti. Per questo motivo, la previsione di crescita delle forniture da questo Paese nel 2025 è stata notevolmente ridotta.

Ad aprile i prezzi dello “scisto” sono scesi del 7,7%, attestandosi al livello più basso da giugno 2023 con 13,2 miliardi di dollari, generando entrate per 8,4 miliardi di dollari, ovvero l’8,4% in meno rispetto a marzo.

Nello stesso periodo le consegne di prodotti petroliferi più in generale sono aumentate di 60 mila barili al giorno raggiungendo 2,7 milioni di barili, ma i ricavi da esse derivanti sono diminuiti del 6,8% rispetto a marzo, attestandosi a 4,82 miliardi di dollari.

Va notato che l’aumento delle consegne russe è associato anche a una diminuzione dei costi di trasporto poichè le spedizioni attraverso i porti di aprile sono tornate ai livelli di dicembre 2024 quando le sanzioni statunitensi su larga scala non erano ancora in vigore sul settore petrolifero russo.

Un’ulteriore riduzione dei prezzi, nel frattempo, potrebbe essere innescata da un aumento delle forniture dall’Iran. Se Teheran e Washington concludono un accordo sul nucleare,  allora alcune delle sanzioni economiche americane potrebbero essere revocate e già il 15 maggio, Trump ha annunciato che le parti erano vicine a concludere un accordo.

Nei prossimi mesi la pressione sui prezzi continuerà a essere esercitata anche dall’aumento della produzione di petrolio da parte dei paesi OPEC+, decisione condivisa dalla Russia comunque preoccupata per un consitente calo dei ricavi  fondamentali per la sua economia.

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