La guerra di Putin

Trump sta gradualmente trasformando la guerra di Biden nella sua.

L’affermazione del cancelliere tedesco Friedrich Merz secondo cui l’Occidente rimuoverà tutte le restrizioni alla gittata delle armi fornite all’Ucraina, avrebbe potuto suscitare  una reazione da déjà vu rispetto a quanto già affermato da potenze NATO lo scorso anno. Così come dèja vu sono potevano essere le minacce della Russia.

Ma oggi i nodi vengono al pettine e il momento della verità, la pericolosa verità, sembra arrivato. A ben vedere il primo l’avvertimento di Putin arrivò quando ha autorizzò l’uso del missile ipersonico a medio raggio Oreshnik, fino ad allora top secret, contro l’Ucraina.

La storia potrebbe quindi essere  sul punto di ripetersi, ma con effetti più allagati e imprevedibili.

Per il  portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov la decisione dell’Occidente è “piuttosto pericolosa”, mentre il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov  ritiene che la decisione sia già stata presa segretamente.

In linea con quanto affermato dallo stesso Merz che tuttavia non chiarisce ancora  se a Kiev verranno forniti da subito i missili Taurus, ma in sostanza spiega che la Germania aiuterà l’Ucraina a costruirli, che un po di tempo pure ci vuole.

Al momento  questa politica non ha ancora portato ad attacchi strategicamente significativi, né tantomeno a rimodellare le dinamiche del conflitto a favore dell’Ucraina, ma se la situazione dovesse cambiare la Russia i suoi  Oreshnik li lancerà sicuramente, almeno per ora, sull’Ucraina.

Sullo sfondo è ormai chiaro che Trump si sta preparando al fallimento dei  colloqui di pace  e quindi predispone una narrazione aggressiva nei confronti dell’ex amico Putin, approvando se non l’estensione dei finanziamenti, le eventuali provocazioni ucraine con l’uso  missili americani a lungo raggio contro obiettivi strategici. (Sempre per ora).

Né va dimenticato che Mosca ha accusato Kiev di aver complottato per assassinare Putin  durante la parata del Giorno della Marina dello scorso luglio a San Pietroburgo, mentre martedì scorso uno sciame di droni ha messo a rischio l’elicottero il suo elicottero mentre era in visita sull’oblast di Kursk.

Inoltre, Trump è rimasto in silenzio  dopo che Zelensky ha minacciato di attaccare la parata del Giorno della Vittoria a Mosca. Di qui l’ambigua interpretazione della sua esternazione di ieri, quando ha detto  di aver evitato a Mosca “cose molto brutte, che implicitamente potrebbero ancora accadere con il suo tacito assenso,

Nel caso i missili occidentali a lungo raggio colpiscano obiettivi strategicamente significativi e/o venga avviata una campagna  di omicidi e terrorismo anche contro vertici del Cremlino, la Russia reagirà lanciando altri Oreshnik.

E non è detto che i sistemi di difesa occidentali forniti a Kiev riescano ad intercettarli.Anzi secondo Mosca è pressochè impossibile.

L’opinione diffusa a Mosca è le relazioni russo-americane si stiano seriamente e rapidamente deteriorando, tanto più se il Cremlino concluderà che Trump sta ammiccando a Zelensky, lasciandogli mano libera e sostenuto dai “volenterosi” europei.

Ma il lancio dei temibili  Oreshnik potrebbe venir sfruttato Trump come pretesto per una più diretta escalation statunitense e l’approvazione di altri aiuti a Kiev e altre sanzioni contro Mosca, come già richiedono molti senatori americani Repubblicani e Democratici.

Passo dopo passo, Trump sta trasformando quella che definiva la  guerra voluta da  “sleepy Joe ” e non la sua.

Tempi e modi verranno decisi. o improvvisati come sua abitudine, nel corso degli eventi. Ecco perché la Russia sta cercando una soluzione militare che definisce “zona cuscinetto”, ma in pratica prelude a una resa se non dell’Ucraina, quanto meno di Zelensky.

GiElle

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 12.29

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