di Giuliano Longo
Per mesi, Israele ha denunciato il fatto che Hamas stesse rubando gli aiuti umanitari. Ora sappiamo che Israele ha armato e protetto bande criminali a Gaza dedite al furto di aiuti umanitari e al terrore tra i civili.
Un gruppo guidato da Yasser Abu Shabab, legato a reti Jiadiste estremiste si è impegnato in varie di attività criminali, ricevendo armi direttamente dal Governo Netanyahu.
E’ Netanyahu ad ammettere impunemente “Cosa c’è di sbagliato in questo? Salva la vita dei soldati [israeliani]. Menzogna palese a dimostrazione che Israele non ha mai voluto proteggere i civili palestinesi, ma li vuole annichilire mettendoli gli uni contro gli altri poi incolparli del caos e delle sofferenze che ne sono derivati.
Questa strategia è il fulcro del colonialismo: creare l’anarchia e poi usarla come prova che i colonizzati non possono governarsi da soli. A Gaza, Israele non sta solo cercando di sconfiggere Hamas, ma sta cercando di distruggere qualsiasi futuro in cui i palestinesi possano governare la propria società.
Per mesi, i media occidentali hanno ripetuto l’affermazione non verificata che Hamas stesse rubando aiuti senza mostrarne alcuna prova, come ha ribadito anche l’ONU. Ma la fake giustifica il blocco degli aiuti (di cui gli operatori vengono spesso uccisi) facendo apparire la fame come una tattica di sicurezza e la punizione collettiva come una politica.
La verità emersa invece è che le bande che terrorizzavano le rotte degli aiuti umanitari erano propri quelle sostenute da Israele.
L’ammissione aperta di Netanyahu non è solo arroganza, ma è la certezza impune di poter dire la sua sapendo di poter può violare il diritto internazionale armano le gangs, bombardando scuole e affamando civili, certo di essere comunque accolto dai Governi sulla scena mondiale che gli forniscono armi e lo elogiano come un “alleato”.
Un prezzo da pagare per aver creduto alla macchina delle pubbliche relazioni di Israele che si atteggiava a invasore riluttante, con un esercito “umano” vittima delle circostanze. Questa non è solo una guerra contro i corpi, le case o la sopravvivenza dei palestinesi, ma è una guerra contro il sogno palestinese di avere uno Stato.
Per decenni, Israele ha sistematicamente lavorato per impedire qualsiasi forma di leadership palestinese coesa. Negli anni ’80, ha silenziosamente incoraggiato l’ascesa di Hamas come contrappeso religioso e sociale all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) laica. Con l’idea dividere la politica palestinese, indebolire il movimento nazionale e frammentare qualsiasi spinta verso la creazione di uno stato autonomo.
I governanti israeliani ritenevano che sostenere le organizzazioni islamiste nella Cisgiordania occupata e a Gaza avrebbe creato un conflitto interno tra i palestinesi, come di fatto è avvenuto, Mentre le tensioni tra gruppi islamisti e laici aumentavano, provocando scontri nei campus universitari e nell’arena politica.
La politica di Israele non è stata guidata da un malinteso, ma da una vera e propria strategia, ben consapevole che dando potere ai rivali dell’OLP, avrebbe frantumato l’unità palestinese non per la pace, ma per la paralisi di ogni tentativo di unità.
La stessa strategia continua ancora oggi, non solo a Gaza, ma anche nella Cisgiordania occupata dove il governo israeliano sta smantellando la capacità di funzionamento dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Trattenendo le entrate fiscali che ne costituiscono la maggior parte del bilancio e portandola sull’orlo del collasso.
Protegge le milizie dei coloni israeliani che attaccano i villaggi palestinesi. Conduce incursioni militari quotidiane nelle città amministrate dall’ANP, umilia le sue forze e facendole apparire impotenti e blocca gli sforzi diplomatici internazionali dell’ANP deridendone la legittimità.
Questa politica non si ferma ai confini del territorio occupato. All’interno di Israele, i cittadini palestinesi si trovano ad affrontare una tattica simile: negligenza intenzionale, impoverimento e caos progettato.
La criminalità è lasciata crescere con una guerra silenziosa contro l’identità palestinese: una strategia di cancellazione che mira a trasformare i palestinesi in una minoranza silenziosa e senza volto, privata di diritti, riconoscimento e nazionalità.
Questa non è solo politica militare, ma la narrazione sul popolo palestinese visto non come una nazione che lotta per la libertà, ma come una minaccia da contenere. Come a dire “Guardate, non sanno governarsi da soli. Capiscono solo la violenza. Hanno bisogno di noi”.
Il mondo deve smettere di trattare Gaza e la Cisgiordania come banchi di prova per dottrine militari, propaganda e indifferenza geopolitica. Il popolo palestinese non è un esperimento fallito, ma . è un popolo assediato, a cui viene negata incessantemente la sovranità.
Se il governo di Netanyahu può ammettere di aver armato bande criminali e non subirne le conseguenze, allora il problema non è solo Israele, ma è la cosiddetta comunità internazionale che premia la crudeltà e punisce la sopravvivenza.
Nella foto uno dei tanti scontri a Gaza per contendersi gli aiuti umanitari
