La guerra di Putin

L’allarme di Rasmussen: “La Russia attaccherà un Paese Nato. Le fabbriche di auto producano tank”. Rutte (Nato): “Prevedo una forte presenza convenzionale degli Usa in Europa”

“I nostri servizi di intelligence ci dicono che Putin sarà in grado di attaccare un Paese Nato entro la fine del decennio, io penso anche prima”. Lo afferma, in un’intervista a la Repubblica, l’ex segretario dell’Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen. “L’attacco potrebbe avvenire molto presto – prosegue – l’Europa non è preparata e non abbiamo alcuna garanzia di assistenza dagli Usa”. “Dobbiamo mettere le nostre economie sul piede di guerra. Le aziende automobilistiche europee, che hanno ora un surplus di capacità produttiva, dovrebbero usarla per gli equipaggiamenti militari, come fecero gli Stati Uniti nel 1941”. Il riferimento è a “Germania, Italia e Francia”. “Se in caso di aggressione non viene invocato l’Articolo V, la Nato è morta – sostiene Rasmussen – così come se un alleato attacca il territorio di un altro per conquistarlo”.     Un accordo sull’Ucraina entro giugno, per Rasmussen non ci sarà “perché Putin non lo vuole. Fino a quando penserà di poter vincere sul campo non avrà alcun incentivo a negoziati di pace costruttivi. Il suo obiettivo non sono solo i territori, ma ridurre l’Ucraina a uno stato vassallo”.     Quanto alla Groenlandia, “mi auguro che l’attenzione torni sull’Ucraina, ma il semplice fatto che un presidente americano minacci un’azione militare contro un alleato per conquistarne il territorio è orrendo”. Da registrare anche l’intervento del Segretario Generale della Nato Rutte: “Prevedo che, nel lungo termine, vedrete naturalmente l’ombrello nucleare come garante ultimo della nostra sicurezza in Europa e in Canada, ma anche una forte presenza convenzionale degli Stati Uniti qui in Europa, che è fondamentale. Lo sappiamo tutti. Ma la Nato non esiste solo per proteggere l’Europa e il Canada, ma anche per proteggere gli Stati Uniti. E affinché gli Stati Uniti siano al sicuro, è necessario un Artico forte e sicuro, un’Europa sicura, ma anche un Atlantico sicuro. Quindi, siamo tutti sulla stessa barca”.

Red

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