Esteri Primo piano

Cuba, tra blocco, sanzioni e mobilitazione:un piano per resistere 60 giorni

di Giuliano Longo (*)

L’Avana affronta la stretta economica di Washington mentre riattiva la dottrina della “Guerra de Todo el Pueblo”. L’obiettivo non è vincere, ma non crollare.

Il colpo a GAESA: quando le sanzioni toccano la cassa militare

 

Il conglomerato GAESA – Grupo de Administración Empresarial S.A. – è il pilastro economico delle Fuerzas Armadas Revolucionarias. Controlla turismo, porti, rimesse, import-export e la catena di negozi in valuta forte. Stime indipendenti parlano di 18 miliardi di dollari in asset.

 

Da aprile 2026 l’OFAC – Office of Foreign Assets Control USA – ha ampliato le sanzioni secondarie: qualsiasi banca o azienda estera che tratti con GAESA rischia l’esclusione dal sistema dollaro. L’effetto è immediato. I canali ufficiali via GAESA si sono quasi bloccati e I cubani all’estero usano crypto, canali informali e MIPYMES private con commissioni del 15-25%.

 

Le agenzie europee spostano i pacchetti su hotel privati per evitare problemi legali, mentre gli hotel di GAESA restano semivuoti nonostante la stagione poichè cibo, medicinali e pezzi di ricambio non arrivano più con la stessa regolarità. Lo stesso Il Ministero del Commercio di Cuba ammette ritardi “per cause esterne”.

 

La  duplice risposta del governo cubano

 

Sul piano diplomatico il ministro degli esteri  Bruno Rodríguez  ha definito all’ONU tali  misure “coercizione illegittima”, mentre ul piano pratico, il governo accelera su tre fronti: scambi in rubli e yuan con Russia e Cina, baratto energetico con Venezuela, e apertura controllata alle MIPYMES private per bypassare il monopolio militare.

 

“Guerra de Todo el Pueblo”, una mobilitazione senza illusioni

 

Il 10° Día Nacional de la Defensa del 2026, tenutosi a maggio a Playa Baracoa, ha mostrato la seconda gamba della strategia. Il presidente Díaz-Canel ha supervisionato esercitazioni con le Milizie Territoriali, ribadendo il concetto chiave: “Ogni cubana e cubano deve avere una ubicazione e una missione nella difesa”.

 

Cosa significa in pratica? Milizie di quartiere con circa un milione di civili – su 10 milioni della popolazione dell’isola – organizzati nei CDR. Addestramento base, con armi leggere stoccate localmente  che non fermano  un’invasione, ma rendono costoso qualsiasi tentativo di destabilizzazione interna.

 

Con le Esercitazioni settimanali ogni municipio attiva le proprie zone di difesa. Si simulano blackout, sabotaggi alla rete elettrica, infiltrazioni e gestione della popolazione senza internet. Con un comando “sotterraneo* in una la rete di bunker e tunnel a l’Avana, costruita negli anni ’80, mantenuta operativa per il comando e lo stoccaggio di carburante.

 

Un modello che non appare velleitario o solo sulla carta come è avvenuto per il Venezuela che peraltro disponeva di aviazione e armi ben più sofisticate fornite da Russia e Cina grazie ai proventi petroliferi, rispetto alla inconsistenza militare di Cuba e non è detto che tutto questo popolo dissanguato sia poi deciso a subire il giogo di Trump soprattutto nelle foreste tropicali di Baracoa e Santiago.

 

La dottrina è chiara. Cuba non può sostenere una guerra convenzionale contro gli USA. Il piano è resistere 30-60 giorni a un blocco totale o a disordini interni, in attesa che Mosca e Pechino mantengano il flusso di petrolio e credito.

 

La  esigua realtà delle Fuerzas Armadas Revolucionarias

 

Sulla carta le FAR sono ancora imponenti: 225.000 militari attivi, 200.000 riservisti, aviazione, marina e difesa aerea. Il ministro Álvaro López Miera e il capo di Stato Maggiore Roberto Legrá Sotolongo comandano una struttura ereditata dall’era sovietica.

Ma l’unica unità davvero pronta è la polizia politica. Il MININT e la DSE che hanno potenziato il “Grupo de Respuesta Rápida Digital” per controllare Telegram, WhatsApp e Signal. La Legge permette di arrestare per “notizie false” e coordinamento di proteste online. Durante la crisi energetica di marzo 2026, il governo ha rallentato il 4G nelle zone calde per 72 ore.

 

Due strategie, un solo obiettivo

 

Le sanzioni a GAESA e la mobilitazione popolare sono due facce della stessa strategia di sopravvivenza per l’esterno. resistere economicamente grazie a Russia, Cina e baratto regionale

Per l’interno mantenere il controllo attraverso milizie, repressione digitale e narrativa di “resistenza all’aggressione imperialista”.

 

Il rischio è che i due pilastri si contraddicano poichè più il regime apre alle MIPYMES private per importare beni, più perde il controllo economico che GAESA garantiva. Più reprime, più alimenta il malcontento che le milizie dovrebbero contenere.

 

Una guerra che non si vuole combattere

 

Cuba non si prepara a invadere ad esempio l’inespugnabile base americana di Guantanamo – come ipotizzano i media americani -. ma si prepara a non crollare. Il modello è quello vietnamita degli anni ’70: assorbire il colpo e aspettare che il contesto internazionale cambi, mentre si fa danno all’invasore.

Se Mosca e Pechino mantengono le forniture, il sistema regge, se il flusso si interrompe, la “Guerra de Todo el Pueblo” diventa una formula per gestire la situazione, non per vincere la guerra.

 

Il petrolio russo

 

A aprile 2026 la petroliera russa Anatoly Kolodkin_ ha scaricato 700.000 barili a Matanzas, il primo carico significativo dopo 3 mesi di stop. Gli USA l’hanno lasciato passare per motivi “umanitari”, .

me il carico era  sufficiente solo per 12-13 giorni di consumo nazionale. Una volta raffinato, diventa 50.000 barili di diesel, destinati a centrali e trasporti, ma è già insufficiente per ridurre i blackout.

Il ministero degli esteri russo ha confermato  che i rifornimenti continueranno. Ribadendo “Non possiamo abbandonare Cuba” ma tutto dipende se Washington se manterrà  le esenzioni.

 

I nuovi ostacoli

 

Dal primo  maggio 2026 CMA CGM e Hapag-Lloyd hanno sospeso tutte le prenotazioni da/per Cuba a seguito del per il decreto USA. Si parla del 60% del traffico marittimo a rischio che colpisce anche il petrolio cinese e le merci dal Mediterraneo in pratica bloccando tutto il traffico da e per l’America Lalina anche per Paesi “amici” come Messico e Brasile.

 

 

La Chiesa cattolica: pressione morale e offerta di mediazione

 

I vescovi cubani hanno avvertito che le sanzioni petrolifere “rischiano caos sociale e violenza” e hanno chiesto di non scaricare il costo sui poveri, anziani, malati. Nel frattempo la Conferenza Episcopale di Cuba si è detta disponibile a fare da mediatrice tra governo e opposizione se le parti lo chiedono e  hanno invitato a “abbassare il tono delle ostilità”.

 

Ad aprile I vescovi cubani  hanno chiesto al Papa di rinviare la loro visita a Roma per “l’aggravarsi della situazione socio-economica” con un raro segnale di priorità all’emergenza interna. La Chiesa non fa opposizione politica, ma sta usando il suo capitale morale per spingere su aiuti e dialogo, ma sta creando un forte attrito con la linea ufficiale  egli Stati Uniti che rifiutano gli aiuti.

(*)Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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