Primo piano

Restare umani: la forma più alta di ribellione al mondo distopico di oggi/3

 

di Alberto Bradanini (*)

L’aggressione alla Russia, infine, somiglia a quella contro l’Iran, altro paese irriducibile, dove i rischi dell’olocausto nucleare sono altrettanto elevati: qui, capitali e ricatti dello stato sionista sulla politica imperiale puntano a imbrigliare gli Usa in un conflitto permanente, con il fine di frantumare e devastare la Repubblica Islamica, uno dei pochi paesi ancora stabili, sovrani e – crimine dei crimini! – sostenitore della causa palestinese.

  1. Secondo l’ideologia dominante, la struttura della società è un dato di natura, che impone un’ontologia dell’immodificabilità, quell’inconscio convincimento che possa essere corretta – nulla è perfetto a questo mondo! – ma non certo modificata alla radice o capovolta. Si tratta di una variante di ideologismo di genesi nichilista che va combattuta con forza, perché impedisce persino di immaginare una possibile palingenesi.

Occorre invece che torni a risplendere la fiaccola della battaglia verso un mondo migliore, quel socialismo dal volto umano e comunitario, balenato sull’orizzonte della storia con la speculazione anticapitalistica del grande filosofo di Treviri. Riflettendo sulla relazione dinamica tra teoria e prassi, facendo rimbalzare a Occidente quel che funzione in Oriente o altrove, con uno sguardo perennemente innovativo all’evoluzione degli eventi, contenendo distorsioni e strumentalità, la luce di quella fiaccola potrà consentire di riprendere il cammino.

Nei limiti ontologici di approssimazione, rifuggendo da ogni rigidità e sulla scorta di una reciproca tolleranza, emergerebbero allora i contorni di una via italiana al socialismo, ovvero – parafrasando la terminologia sino-popolare – di un socialismo con caratteristiche italiane, basato su peculiarità storiche, sociali ed economiche.

 

 

 

Alcuni pilastri sono già acquisibili: nel mondo che sogniamo a ciascuno saranno garantiti i diritti economici essenziali (in primis, equa distribuzione della ricchezza e lavoro stabile per tutti) e l’accesso a una democrazia partecipata, con un ruolo centrale dello Stato in economia, cultura, educazione, tecnologia, e poi libertà di pensiero, associazione e altro. Le grandi imprese private saranno consentite solo se giudicate necessarie, ma non nei settori strategici e sempre sorvegliate dall’alto, affinché – loro eterna tentazione! – non travalichino nella sfera politica.

L’esportazione di capitali sarà autorizzata dallo Stato solo per ragioni di pubblico interesse, altrimenti sarà vietata (com’era era in Italia fino agli anni ’90).

Tornati padroni a casa nostra, con lo Stato protagonista, insieme alla neutralità politica e militare, sarà quindi possibile ricostruire i beni collettivi oggi devastati, sanità, scuola, università e altre infrastrutture sociali e materiali, rovesciando quel crepuscolo economico, politico, demografico e di benessere, altrimenti ineludibile. Al termine della corsa, tra qualche anno o secolo, avrà preso corpo il secondo rinascimento italiano, che sarà preso a misura – insieme ad altre esperienze nazionali, v’è posto per tutti! – come una delle stelle polari del progresso etico e sociale dell’umanità.

Su tale proiezione, invito il lettore a trattenere il sorriso, o lo scherno. Se tuttavia oggi la scena del mondo non induce all’ottimismo e le chances di un cambiamento radicale sfiorano drammaticamente lo zero, il sogno di una società diversa resta insopprimibile nelle vene pulsanti di chi difende l’essenza costitutiva dell’essere umano.

Se il potere rende il mondo ogni giorno più distopico, allora noi diverremo ancor più umani, quale atto di ontologica ribellione, è la nostra unica speranza. E in qualità di esseri umani non permetteremo che la stagnazione intellettuale cancelli la coscienza dell’oppressione, dello sfruttamento e dell’alienazione – eterne insidie di ogni organizzazione collettiva. Nel nostro mondo a venire, tali offese saranno solo un mesto ricordo, cosicché la vita, con le sue letizie e le sue ferite, possa essere vissuta con reciproca, umana pietà, essendo essa null’altro che un bagliore fugace davanti all’eternità del tempo e all’infinito dell’universo.

(*) già Ambasciatore a Teheran e Pechino è Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea

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