Esteri

La Moldavia in 30 anni ha perso il 40% della sua popolazione

Il 29 gennaio l’Ufficio di statistica moldavo ha pubblicato il numero reale di abitanti in Moldavia, calcolato secondo una nuova metodologia. Lo studio rivela un dato allarmante: gli abitanti sono solo 2,6 milioni, mentre per il censimento del 1990 vi vivevano 4.335.360 persone. Si tratta di un impressionante calo demografico, del 40% in 30 anni dal crollo dell’URSS della quale la Moldavia era una repubblica. L’esodo, l’alta mortalità e il basso tasso di natalità sono le cause di questo declino demografico. Lo spopolamento si può osservare a occhio nudo a soli 50 km dalla capitale Chișinău, dove si attraversano villaggi deserti con poche finestre illuminate di notte, fattorie fatiscenti, scuole lasciate in rovina, tetti rotti, porte divelte. L’emigrazione è la causa principale dello spopolamento, in media ogni anno 150.000 persone lasciano il paese – soprattutto giovani – e circa 100.000 rientrano – soprattutto persone sopra i 50 anni che hanno accumulato capitale. Le persone se ne vanno anche a causa  delle “politiche predatorie” dei vari governi degli ultimi 30 anni, dominate dal cinismo, dalla corruzione, dalla mancanza di una visione a lungo termine e dalla priorità data all’arricchimento personale piuttosto che al bene comune. Nel 2005 circa il 20% della popolazione attiva aveva scelto di emigrare come “strategia di sopravvivenza”. Ancora oggi, la povertà è una delle principali cause dell’esodo e più del 50% delle famiglie rurali dipende dalle rimesse dall’estero. Questo movimento è stato incoraggiato dalla liberalizzazione del regime dei visti con l’Unione europea nel 2014, nonché da un meccanismo messo in atto dalla Romania, in base al quale i cittadini moldavi che dimostrano di avere un nonno vissuto quando la Moldavia faceva parte della Romania, tra il 1918 e il 1940, possono ottenere il passaporto romeno, e quindi europeo. Si dice che quasi un milione di moldavi abbia ottenuto la cittadinanza romena in questo modo, il che ha facilitato la loro emigrazione. Il settore sanitario è uno dei più colpiti dall’esodo. Non solo negli ospedali regionali, dove vi è una carenza di personale del 30-40% rispetto al necessario, ma anche nei centri medici della capitale Chișinău. La situazione è allarmante ed è sempre più difficile ottenere un appuntamento medico. La crisi demografica ha colpito duramente anche l’istruzione. L'”ottimizzazione” delle scuole in campagna è già in corso da più di un decennio, dato che i bambini sono sempre meno. Anche il numero di studenti iscritti alle università moldave sta diminuendo drasticamente: da 128.000 nel 2006 a 50.000 nel 2022. A questo ritmo, nel 2040 la Moldavia sarà un paese di 1,7 milioni di persone e più della metà dei suoi abitanti avrà più di 50 anni.

Senza un raddoppio dei salari non si può fermare la migrazione, ma i soldi non basterebbero perché la gente vuole anche servizi pubblici migliori e sicurezza per il proprio futuro, un lavoro stabile e una buona istruzione per i propri figli. L’attuale Governo sta cercando di mettere in atto misure per rafforzare l’economia, aumentare i benefici sociali e ripristinare l’ambiente, ma finché la guerra in Ucraina e la crisi energetica continueranno, il governo avrà difficoltà a tenere a galla lo stato. Senza il sostegno di bilancio dei partner occidentali, la Moldavia crollerebbe, andrebbe semplicemente in bancarotta.

G.L.

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