Esteri

America Latina, il piano Trump

di Mario Lettieri (*) e Paolo Raimondi (**)

Nella sottomissione dell’“Emisfero Occidentale” al volere e al potere di Trump, e   in   futuro di chi comanderà gli Stati Uniti, si cela anche il progetto della dollarizzazione nei paesi delle Americhe. Il progressivo uso del dollaro nella vita di questi paesi suggellerebbe la loro dipendenza e la loro sudditanza alle politiche   di   Washington. Si   andrebbe   ben   oltre   l’utilizzo   del   dollaro   come moneta di riserva, che in questo ruolo è ancora dominante a livello mondiale, e ovviamente come strumento primario nei pagamenti internazionali. L’intento è chiaro. Basta leggere il testo del National Security Strategy 2025 dedicato   al   controllo   statunitense,   totale   e   indiscusso,   dell’”Emisfero Occidentale”. “Gli Stati Uniti daranno priorità alla diplomazia commerciale per rafforzare la propria economia e le proprie industrie, utilizzando dazi e accordi commerciali come   potenti   strumenti.   L’obiettivo   è   che   le   nazioni   partner   rafforzino   le proprie economie nazionali, mentre un emisfero occidentale economicamente più forte e avanzato diventa un mercato sempre più attraente per il commercio e   gli   investimenti   americani.   Il   rafforzamento   delle   catene   di approvvigionamento   critiche   in   questo   emisfero   ridurrà   le   dipendenze   e aumenterà la resilienza economica americana. I legami creati tra l’America e i nostri   partner   andranno   a   vantaggio   di   entrambe   le   parti,   rendendo   al contempo più difficile   per i concorrenti non emisferici aumentare la propria influenza nella regione.E pur dando priorità alla diplomazia commerciale, lavoreremo per rafforzare le nostre   partnership   in   materia   di   sicurezza,   dalla   vendita   di   armi   alla condivisione   di   intelligence   e   alle   esercitazioni   congiunte.”,   afferma   il documento. E aggiunge: “Vogliamo che queste nazioni ci considerino il loro partner   di   prima   scelta   e   (attraverso   vari   mezzi)   scoraggeremo   la   loro collaborazione con altri.”. Con “gli altri” Trump ovviamente si riferisce alla Cina ma soprattutto all’Unione europea e ai singoli paesi europei. I nostri governi forse non l’hanno ancora capito   o   fanno   finta   di   non   capire,   ma   è   l’Europa   il   vero   concorrente   da scoraggiare “attraverso vari mezzi”. La Spagna, che ha un rapporto storico e culturale profondo con i paesi dell’America Latina, l’ha ben capito.Si   sostiene   che   utilizzeranno   tutti   i   mezzi   di   intelligence,   “dal   controllo   di installazioni   militari,   porti   e   infrastrutture   chiave   all’acquisto   di   asset strategici”, “utilizzando la leva finanziaria e tecnologica degli Stati Uniti” per mettere fuori gioco i concorrenti e indurre i paesi dell’emisfero a rifiutare ogni altra assistenza.

In   quest’ottica   si   afferma   che   “il   governo   degli   Stati   Uniti   individuerà opportunità   strategiche   di   acquisizione   e   investimento   per   le   aziende americane nella regione”. I settori chiave sono l’energia, le telecomunicazioni e i minerali critici, “intraprendendo ogni sforzo per espellere le aziende straniere che costruiscono infrastrutture nella regione”.Non si parla apertamente di dollarizzazione ma è chiaramente sottinteso. La dollarizzazione dell’emisfero è un processo già in corso. Si ricordi che nel 2000 il Senato americano iniziò una discussione sull’argomento. Non significa però che quei paesi adotteranno in tempi brevi il dollaro come loro valuta al posto delle   monete   nazionali.   Il   dollaro   verrà   utilizzato   per   tutte   le   operazioni   di investimento   delle   imprese   americane, di   valutazione   delle   risorse   naturali, come il petrolio, sfruttate dagli Usa, e nei commerci verso e dagli Stati Uniti. In tutte queste operazioni le valute locali non avranno alcun ruolo!Quello che sta succedendo in Venezuela dopo l’intervento militare Usa, il golpe e la rimozione di Maduro ne è la prova. Il petrolio venezuelano è gestito in dollari, direttamente da imprese americane. E’ l’esempio che sarà ripetuto in tutti   gli   altri   paesi,   a   cominciare   da   quelli   più   deboli   e già   dipendenti politicamente da Washington. A tutt’oggi solo l’Ecuador, El Salvador e Panama hanno adottato il dollaro come loro moneta nazionale. L’Argentina di Milei sopravvive grazie alle iniezioni di dollari. Si parla di un piano per costringere il Venezuela ad abbandonare il bolivar e rimpiazzarlo con il dollaro, ma non è un’operazione fattibile fintanto che   il   paese   è   devastato   dall’inflazione.   Nessuno   a   Washington   vorrebbe “importare” l’inflazione e l’instabilità monetaria e sociale delle altre economie. In ogni modo, controllare con il dollaro gli investimenti, le risorse strategiche e i commerci è   sufficiente per guidare le   politiche e le economie   dei governi dell’emisfero. Al riguardo Trump ha convocato a Washington i capi di governo di Argentina, El Salvador, Ecuador, Costa Rica, Cile, Bolivia, Repubblica dominicana, Panama, Paraguay, Honduras, Guyana e Trinidad e Tobago. L’argomento principale è la realizzazione   della   strategia   per   l’emisfero   contenute   nel   National   Security Strategy. Interessante notare la mancanza del Messico, del Perù e del Brasile. Nel   Perù   sono   in   corso   una   crisi   e   una   destabilizzazione   politica.   L’ordine americano è di rompere gli accordi peruviani con la Cina riguardo a Chancay, il più importante scalo portuale della costa pacifica inaugurato nel 2024. Il Brasile è uno dei fondatori del gruppo dei Brics, ha parecchi problemi sociali ma una popolazione   di   oltre   220 milioni   di   abitanti,   un esercito   preparato, settori avanzati di alta tecnologia e riserve importanti di risorse strategiche. Ha una   proiezione   planetaria   e   importanti   paesi   amici.   Trump   ha   più   volte dichiarato la sua guerra personale contro i Brics e la possibilità che accantonino il dollaro nei loro commerci.

 

(*) Già Sottosegretario all’economia (**) Economista

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