di Massimo Maria Amorosini
L’esposizione ad amianto nel contesto militare resta una questione rilevante sul piano della salute pubblica e della tutela previdenziale. Lo ha ribadito anche l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), che ha recentemente concesso un’intervista al giornalista Luigi Abbate. Il legale pioniere dell’amianto ha cercato di riepilogare l’evoluzione giurisprudenziale relativa ad alcuni casi di patologie asbesto-correlate tra il personale della Marina Militare, tra cui motoristi navali, macchinisti e operai civili impiegati negli arsenali.
Negli ultimi anni, infatti, diverse pronunce giudiziarie hanno riconosciuto, in casi specifici, il nesso tra le patologie sviluppate da alcuni lavoratori e l’esposizione ad amianto, sia a bordo delle unità navali, specialmente quelle di vecchia generazione, sia a terra nelle basi arsenalizie.
Bonanni non ha potuto non far riferimento al recente aggiornamento dei dati epidemiologici, richiamando i dati contenuti nell’ottavo rapporto RENAM (Registro Nazionale Mesoteliomi), pubblicato a febbraio scorso dallo stesso INAIL. Secondo i più recenti censimenti, vi è evidenza di una maggiore incidenza dell’insorgenza di mesotelioma, in particolare tra gli anni Sessanta e Novanta.
“Le evidenze epidemiologiche oggi disponibili rafforzano la necessità di un’attenzione istituzionale continua per il riconoscimento dei diritti previdenziali e assistenziali delle persone coinvolte, siano esse militari o civili”, così ha esordito l’Avv. Ezio Bonanni durante il suo incontro con il giornalista Abbate.
Il quadro normativo e procedurale
In base alla normativa vigente, i militari possono richiedere il riconoscimento della causa di servizio e successivamente lo status di vittima del dovere, tramite procedimenti amministrativi e contenziosi presso il TAR. Per i lavoratori civili, invece, la procedura prevede il ricorso all’INAIL e, in caso di contenzioso, l’azione presso il giudice del lavoro.
L’ONA, che offre consulenza e supporto legale a tutte le vittime dell’amianto ed altri cancerogeni, segnala che in alcuni casi si riscontrano differenze nei riconoscimenti, soprattutto tra personale militare e civile. Inoltre, l’associazione, attraverso la voce dell’Avv. Ezio Bonanni, suo presidente, ha ribadito l’importanza di documentare con precisione le condizioni di esposizione, anche alla luce delle bonifiche tuttora in corso in alcune strutture.
Marina Militare e amianto: la posizione dell’ONA
L’associazione ribadisce la necessità di percorsi chiari e uniformi per garantire tutele a tutti coloro che, in ragione del servizio prestato, abbiano contratto patologie riconducibili all’amianto. “Il nostro obiettivo è fornire strumenti di tutela e informazione – ha spiegato Bonanni – nel rispetto della legge e della dignità delle persone coinvolte”.
La questione resta comunque aperta e oggetto di confronto tra le parti istituzionali, sindacali e associative, in un contesto in cui prevenzione, bonifica e riconoscimento delle patologie asbesto-correlate continuano ad avere un ruolo centrale nel dibattito pubblico e giuridico.
