Politica

Lotta a mafia e terrorismo, grande frenata?

Giustizia: Melillo, legge su intercettazioni frena indagini su mafia e terrorismo

Il procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo ha inviato una lettera ai ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, oltre che alla presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo. L’effetto della riforma delle intercettazioni, come si legge sul Corriere della Sera, “si è rivelato oltremodo grave e allarmante, in ragione dell’obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”.

Il riferimento è alle nuove norme legate alla utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e ambientali in procedimenti diversi da quelli per cui sono state disposte, modificata da un decreto-legge varato dal governo nell’agosto 2023 poi convertito in legge dalla maggioranza di centrodestra, intitolato “Disposizioni urgenti in materia di processo penale”.

Melillo, nella lettera inviata lo scorso 20 aprile, che restano immuni dall’utilizzo di intercettazioni raccolte in procedimenti diversi tutti o quasi tutti i reati dei “colletti bianchi” che collaborano con le organizzazioni criminali, provocando “un sostanziale arretramento dell’efficacia dell’azione di contrasto a quei fenomeni”. Una situazione che Melillo ha voluto denunciare rivolgendosi alle “competenti autorità politiche”, “per le valutazioni a loro riservate, in ossequio ai doveri di leale collaborazione istituzionale”.

Il passo indietro, evidenzia ancora Melillo, riguarda anche le inchieste sul terrorismo, perché la nuova norma “impedisce il ricorso alle intercettazioni disposte in procedimenti collegati per l’accertamento di condotte quali la partecipazione a un’associazione sovversiva e di assistenza agli associati, ovvero l’istigazione e apologia di reato con finalità di terrorismo che reggono le dinamiche di reclutamento, anche di minori, in quelle pericolose organizzazioni criminali”.

 

Intercettazioni: Piantedosi, da Melillo segnalazione importante, faremo analisi

“Chi ha predisposto quella norma lo ha fatto nella logica di contemperare la rilevante valenza degli strumenti investigativi con la necessità di preservare i diritti dei cittadini. Ciononostante, è una segnalazione molto importante, che merita il dovuto approfondimento”. A dirlo è Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, a margine della presentazione del libro ‘Dalla parte delle divise’, scritto con la giornalista Annalisa Chirico, alla libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, dove era presente anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, rispondendo alla lettera con cui il Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni Melillo ha scritto a governo e camere, avvertendo che i nuovi limiti alle intercettazioni danneggiano le indagini. Piantedosi ha escluso che si tratti di un allarme grave e ha annunciato che domani incontrerà Melillo a Napoli, dove l’appuntamento era già fissato per altre ragioni, cogliendo l’occasione per affrontare anche questo tema. Ne parlerà poi con la presidente del Consiglio e con il ministro della Giustizia. “Stiamo lavorando alla questione: ci vedremo e condurremo un’analisi anche con i rappresentanti delle forze di polizia – ha spiegato Piantedosi – Acquisiremo pertanto un riscontro oggettivo”, ha concluso il ministro.

 

 

 

Mafia: M5S, grave denuncia Melillo, norma intercettazioni indebolisce lotta a clan

“Il Corriere della Sera ha pubblicato il contenuto di una lettera del Procuratore Nazionale Antimafia Melillo, indirizzata ai ministri Nordio e Piantedosi e alla presidente della commissione Antimafia Colosimo. In sintesi, Melillo segnala come la norma voluta nel 2023 dal governo Meloni che impedisce di utilizzare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state disposte, abbia pesantemente indebolito la lotta alle mafie del terzo millennio, quelle che non si mostrano più con la coppola storta e la lupara ma indossando i colletti bianchi fanno affari mettendo le mani sulla PA e sui soldi pubblici, utilizzando la sponda dei politici e dei pubblici amministratori compiacenti”. Lo affermano i componenti M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.

“E’ esattamente quello che emerge dalle tante indagini in corso in Italia sugli osceni intrecci tra criminalità organizzata e politica, come ‘Hydra’ a Milano – aggiunge -. Tutto questo noi lo denunciammo immediatamente quando fu varata quella norma sciagurata e più in generale lo ripetiamo in ogni sede istituzionale e pubblica da oltre tre anni, non solo in riferimento a quel decreto legge ma al complesso dei provvedimenti del governo Meloni, che hanno spianato la strada agli affari sporchi dei comitati d’affari illeciti. La stessa denuncia dal 2023 è stata fatta da diversi procuratori della repubblica, gli unici colpevolmente e consapevolmente immobili sono stati il governo e la maggioranza, che si rifiutarono anche di accogliere un nostro emendamento, a prima firma Scarpinato, che chiedeva di escludere quantomeno i reati connessi a quelli di mafia. Ecco qui il risultato dei loro disastri voluti e pianificati. Oggi apprendiamo che la lettera è del 20 aprile scorso, i ministri Nordio e Piantedosi ci dicano immediatamente come intendono agire per rispondere all’allarme del Pna. E’ gravissimo e inaccettabile che la presidente Colosimo non ne abbia dato notizia alla commissione Antimafia e non abbia affrontato il tema nell’Udp, tenendosi la lettera nel cassetto. Non c’è da stupirsi, dal momento che è stata eletta proprio per fare da guardaspalle al governo Meloni, per fare il convitato di pietra dinanzi al profluvio di leggi che hanno debilitato gli strumenti di contrasto ai colletti bianchi delle mafie, per impedire qualsiasi indagine sui depistaggi e sui mandanti eccellenti delle stragi del 1992-93 e per dedicarsi a tempo pieno – tra una passerella e l’altra – a tentare in tutti i modi di delegittimare ex magistrati antimafia, senza fornire alcun contributo alla ricerca della verità storica sulle stragi e all’affinamento degli strumenti di contrasto alle mafie contemporanee”.

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