Il caro-prezzi che ha imperversato in Italia nel 2023 ha profondamente modificato le abitudini degli italiani spingendo le famiglie a tagliare la spesa per i prodotti più rincarati. Lo afferma il Codacons, commentando il report diffuso dall’Istat. La spesa per consumi delle famiglie aumenta in valore del 4,3% ma registra una diminuzione in termini reali del -1,5% a causa dell’inflazione che ha caratterizzato il 2023 – spiega il Codacons – Questo significa che lo scorso anno gli italiani hanno speso sensibilmente di più per acquistare meno. I tagli di spesa riguardano proprio i prodotti più rincarati, a partire dagli alimentari, con quasi un terzo delle famiglie (il 31,5%) che ha ridotto gli acquisti di cibi e bevande.
Rimangono poi elevatissime le differenze di spesa a livello territoriale: a Bolzano città che segna i valori più elevati del 2023 pari a 3.737 euro mensili a famiglia, la spesa per consumi è in media più alta dell’86% rispetto alla Calabria (2.007 euro mensili), con una differenza di ben 1.730 euro mensili.
“I dati dell’Istat attestano ancora una volta il fortissimo effetto dei prezzi al dettaglio sulla spesa degli italiani – commenta il presidente Carlo Rienzi – L’onda lunga dei rincari continua a farsi sentire anche nel 2024, con consumi fermi e famiglie sempre più attente alla spesa. Per questo è importante che il governo da un lato eviti misure come l’aumento delle accise che avrebbero conseguenze negative sui consumi, dall’altro adotti provvedimenti efficaci per far scendere i listini al dettaglio, considerando il venire meno di fattori come il caro-energia che negli ultimi due anni hanno influito sui prezzi”. In sintonia l’analisi fatta anche da Assoutenti: “Italiani a dieta forzata nel 2023 a causa del caro-prezzi. Un trend che, purtroppo, prosegue anche nel 2024, come attestano i dati sulle vendite al dettaglio. Una famiglia su tre lo scorso anno ha ridotto gli acquisti di cibi e bevande per far fronte all’incremento dei prezzi che ha colpito il settore, con i listini del comparto saliti in media del 10% nel 2023 – spiega il presidente Gabriele Melluso – Gli italiani non solo hanno acquistato meno alimentari, ma hanno ridotto anche la qualità dei propri acquisti, puntando ai discount proprio per contenere la spesa e cambiando in peggio i propri stili di vita. Una dieta forzata a cui i cittadini sono stati costretti dai rincari senza sosta che si sono susseguiti nel corso dell’anno. Una situazione che, purtroppo, prosegue anche nel 2024: gli ultimi dati sulle vendite al dettaglio dimostrano infatti come nei primi otto mesi dell’anno il calo degli acquisti dei generi alimentari raggiunga il -1,1% su base annua. Per questo sollecitiamo ancora una volta il Governo ad intervenire adottando misure tese ad accelerare la discesa dei prezzi al dettaglio, combattere le speculazioni e tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, in modo da far ripartire i consumi e sostenere commercio ed economia” – conclude Melluso.
