di Giuseppe Onorati
E’ di recente pubblicazione APPUNTI SULL’EPERIENZA GIUIRIDICA, una raccolta di saggi del filosofo del diritto Giuseppe Capograssi a cura del professor Mario Sirimarco, docente di Filosofia del Diritto presso l’Università degli studi di Teramo, per la collana CULTURA DELL’ANIMA della casa editrice Carabba di Lanciano (CH).
La scelta di questa operazione editoriale, come tiene a sottolineare il professor Sirimarco, oltre ad essere destinata alla didattica e ad approfondimenti di specialisti, si propone soprattutto come una possibilità di vasta divulgazione dell’opera di un grande filosofo del diritto, che per la profondità e la complessità del suo pensiero è troppo poco conosciuto e troppo poco annoverato nella storia della filosofia.
Giuseppe Capograssi è stato un insigne giurista ed un filosofo del diritto della prima metà del secolo passato; primo ed unico filosofo del diritto ad essere nominato membro della Corte Costituzionale (nominato dal Presidente Gronchi nel 1955), importantissimo riferimento per l’impegno politico di diversi intellettuali cattolici, basterebbe pensare alla sua influenza sull’elaborazione del Codice dei Camaldoli, che ha ispirato ad esempio un giovane Moro in seno ai lavori dell’Assemblea Costituente.
Nonostante il suo peso intellettuale in qualche modo si sia affermato ed abbia avuto riconoscimenti in ambienti specialistici, tuttavia Capograssi e la sua opera non hanno ricevuto la giusta attenzione a livello di storia del pensiero filosofico. Trovatosi ad elaborare il suo pensiero in un momento storico nel quale vi era egemonia culturale dell’ Idealismo con Croce e Gentile ed in ambito filosofico-giuridico del Giusnaturalismo, pur presentando dei tratti comuni con entrambe le correnti, il pensiero del Capograssi è originale, caratterizzato da grande profondità speculativa e complessità d’elaborazione, arrivando anche a tematizzare da precursore problematiche che attanagliano il mondo contemporaneo.
Sulle linee di pensiero di Rosmini e Vico, Capograssi elabora ed edifica un sistema filosofico basato sull’individuo concreto, elemento cardine di tutto il suo impianto filosofico-giuridico. La realtà effettiva dell’individuo, il suo relazionarsi con l’altro costituiscono l’esperienza giuridica, prendendo le distanze sia dall’astratto formalismo di scuola normativista, che dall’istituzionalismo, entrambe releganti l’individuo ad unità astratta e marginale. Per cogliere l’esperienza giuridica nella prospettiva del Capograssi è imprescindibile riferirsi all’individuo concreto, che in quanto persona è portatore di valori, bisogni, istanze ed interessi rivelati nel suo agire ed interagire con gli altri.
L’individuo è il centro etico-spirituale che da una condizione finita, anela all’Infinito, a Dio e quest’aspirazione dà senso e significato a tutta l’esistenza umana. Partendo da questa considerazione la proposta filosofico-giuridica capograssiana vede l’esperienza giuridica come la dimensione che abbraccia l’intera vita dell’individuo concreto, nel relazionarsi con l’altro, nell’essere parte della società, nel rapporto con lo Stato e nella sua inclinazione a trascendere il sensibile ed andare verso Dio.
Dunque l’esperienza giuridica coincide nell’ottica del Capograssi con l’intera sfera vitale, lontano da, se non in antitesi a posizioni filosofico-giuridiche concepenti il diritto come momento speciale e specialistico dell’essere (questa posizione del Capograssi legittima ad intravedere delle consonanze con Hanna Arendt ed Habermas), ragion per cui la filosofia del diritto per l’intellettuale abbruzzese dismette i panni di una filosofia per così dire di “second’ordine”, acquistando piena titolarità teoretica ed etica, in cui il momento etico nello stesso tempo offre una lente teoretica per poter cogliere l’intera ontologia.
L’individuo concreto è il protagonista della storia, è destinatario di diritti e doveri; la libertà e la giustizia dipendono dal suo agire, dalla sua responsabilità, dal suo impegno. Da qui l’importanza della filosofia del diritto come serbatoio etico e cognitivo, che offre un continuo orientamento per sfuggire all’omologazione che, brillantemente il Capograssi intravedeva come rischio nelle società di massa e soprattutto alla spersonalizzazione che il potere di un gruppo, il quale s’impadronisca dello Stato possa esercitare sugli altri uomini assoggettandoli ed irregimentandoli completamente.
Questa seconda problematica ebbe particolare spazio nell’elaborazione capograssiana alla luce delle esperienze autocratiche e totalitarie interessanti l’Italia e l’Europa durante gli anni Venti e Trenta del Novecento, che avevano portato Capograssi a denunciare un letale paradosso per cui lo Stato ed il Diritto, creati al fine di tutelare la vita e la libertà, fossero stati strumentalizzati per sopraffare e sopprimere l’altro. Questa riflessione lo porta a confrontarsi con il nichilismo e la decadenza alberganti nello spirito e la cultura europei dalla fine dell’Ottocento e che Capograssi considera il terreno causale che ha portato alla crisi, con due conflitti e l’ istituzione di regimi autocratici.
Questo momento riflessivo del Capograssi fa rafforzare la convinzione che il Diritto debba necessariamente abbracciare e difendere il valore universale della persona e che lo Stato debba essere lo strumento a garanzia di questa difesa.
La sua brillantezza intellettuale gli permette d’intravedere i rischi connessi allo sviluppo di una sempre più massificata e complessa società industriale, ed a considerare i temi del pluralismo , dei corpi intermedi e della giustizia sociale.
In particolar modo, l’intravedere i rischi di una crescente automazione nelle società contemporanee, in cui l’individuo potrebbe andare verso una spoliazione soggettiva ed una conseguente alienazione, dimostra la straordinaria capacità di capire anticipatamente una delle problematiche dominanti nella filosofia e nella sociologia contemporanee, il dominio della Tecnica, quando il fenomeno era agli albori (ricordando che Capograssi è deceduto nel 1956).
Il Capograssi certamente è una figura di spicco nell’ambito della filosofia e della filosofia del diritto, in quanto nella sua elaborazione originale di un Realismo Cristiano coniuga perfettamente l’universalità del valore della persona con le esigenze di una società moderna , dinamica e complessa, temi poi fatti propri dal costituzionalismo moderno e costantemente presenti nel dibattito filosofico-giuridico e politico.
Le sue opere meritano una maggior diffusione in quanto travalicano il valore di fonte per studiosi del settore, rappresentando un’occasione di studio e riflessione per chiunque desideri il confronto su tematiche pienamente attuali. Curando la pubblicazione dei saggi di Giuseppe Capograssi il professor Sirimarco ha avuto un grande merito culturale e civico .
