Esteri

Armi russe per il Venezuela: ipotesi e rischi

di Giuliano Longo

Il Venezuela si trova in una situazione difficile e sta pianificando di respingere un imminente attacco statunitense, mente sue forze armate stanno adottando le misure necessarie e preparando armi ed equipaggiamenti.

 

Donald Trump ha dichiarato la sua volontà di combattere la mafia venezuelana della droga e quindi proteggere il suo popolo da una grave minaccia, ma la situazione si è estesa ben oltre la lotta alla criminalità e ora minaccia  l’indipendenza di quel Paese.

 

Caracas teme s un intervento militare da parte degli Stati Uniti e forse dei suoi alleati, quindi sta adottando misure per fare fronte alla situazione anche se questi piani non vengono certamente resi noti.

Alcuni giorni fa, il Washington Post riferiva  che a metà ottobre il Venezuela aveva chiesto assistenza alla Russia con l’acquisto nuove armi ed equipaggiamento militare, nonché l’adeguamento o la riparazione d quelli esistenti.

Se ondo gli osservatori militari occidentali il Venezuela necessita principalmente della riparazione e del rinnovamento di diversi caccia multiruolo Su-30MK2.

Questi sono considerati un deterrente critico e tali equipaggiamenti occupano un posto speciale nelle strategie attuali.

 

Anche cinque stazioni radar non specificate necessitano di riparazioni, ma soprattutto Caracas è disposto ad acquistare missili che tuttavia necessitano di assistenza per gli accordi operativi e logistici.

Non è noto se esista o sia stata formalizzata e dettagliata tale richiesta, mentre Venezuela e Russia non hanno fornito dichiarazioni ufficiali, ma la capacità della stampa americana di ottenere un documento di tale importanza critica solleva anche interrogativi e dubbi.

La notizia del WP ha attirato l’attenzione e ha suscitato nuove valutazioni e speculazioni. Diverse pubblicazioni occidentali stanno già cercando di immaginare come potrebbe essere l’assistenza tecnico-militare russa e quali “prodotti”  sarebbero di maggiore interesse per il destinatario.

Il 2 novembre, la rivista online in lingua inglese Military Watch Magazine ha offerto un elenco completo di prodotti di fabbricazione russa,  rmi ed equipaggiamenti che potrebbero avere un impatto positivo sulle capacità dell’esercito venezuelano in tutti i settori chiave.

A Mosca si il sistema missilistico di difesa costiera Bastion che viene descritto come una contromisura asimmetrica contro grandi gruppi navali nemici. Attualmente, le capacità antinave delle forze armate venezuelane sono principalmente limitate agli aerei Su-30MK2 e ai loro missili Kh-31A. L’ottenimento di sistemi missilistici di difesa costiera completi migliorerebbe significativamente queste capacità.

Il Venezuela potrebbe trarre vantaggio da piccole navi missilistiche come il Buyan-M o il Karakurt. Queste unità da combattimento hanno le dimensioni di una tipica corvetta, ma trasportano armi  presenti su navi più grandi, come i cacciatorpediniere.

MWM menziona anche i caccia Su-30MK2 che  sono considerati tra i migliori velivoli in servizio nelle Americhe, ma l’Aeronautica Militare venezuelana dispone di un numero limitato di tali velivoli. Gli aerei esistenti devono essere mantenuti in prontezza al combattimento, ma potrebbero ricevere un pacchetto di interventi innovativi.

La stessa rivista osserva che la forza sottomarina della Marina venezuelana è composta da soli due sottomarini tedeschi costruiti negli anni ’70 che potrebbero venire integrati da quelli russi  che vantano prestazioni migliorate e capacità stealth, e possono trasportare un’ampia gamma di missili e siluri.

Sin qui la lista della spesa, ma il rafforzamento della difesa tramite l’ordinazione di armi e attrezzature straniere potrebbe incontrare diverse limitazioni e difficoltà oggettive, intanto per i tempi di consegna.

 

L’industria della difesa russa è  attualmente sotto stress per evadere gli ordini  del Ministero della Difesa. Ciò garantisce consegne programmate per lo sviluppo complessivo delle forze armate e copre le esigenze della Guerra in Ucraina.

I nuovi aerei o  le navi ordinati dal Venezuela o da altri Paesi dovranno essere gestiti entro i tempi previsti. In ogni caso, l’evasione di ordini di grandi dimensioni richiederà tempo. Mentre , nel caso di modelli completamente nuovi, il Venezuela dovrà dedicare tempo allo sviluppo, alla formazione del personale, ecc.

 MWM ha selezionato solo i prodotti che possono essere fabbricati o trasferiti dall’inventario già esistente nel più breve tempo possibile, nonché quelli che possono garantire un rapido addestramento di equipaggi e altro personale.

Tuttavia le armi e gli equipaggiamenti militari di fabbricazione sovietica occupano già un posto chiave nella flotta e negli arsenali dell’esercito venezuelano. Metà dei carri armati sono i T72 russi, così come i mezzi di fanteria motorizzata e una parte della artiglieria compresa quella missilistica  con i razzi Grad e Smerch come pilastri.

L’Aeronautica Militare gestisce oltre 20 caccia Su-30MK2, che sono i velivoli più recenti ed efficaci della loro classe e anche la flotta di elicotteri è in gran parte basata su equipaggiamento russo.

L’equipaggiamento russo costituisce la spina dorsale della difesa aerea del Paese per l’intercettazione a lungo raggioi  sistemi S-300VM e Buk-M2E che operano a medio raggio, mentre per quelli a corto raggio verrebbero utilizzati missili di missili  di diversi Paesi.

Il Venezuela deve comunque cercare una via d’uscita..

Nella situazione attuale, Caracas può contare solo su pochi fornitori stranieri e la Russia è il partner più conveniente oltre che amico.

 

Secondo fonti occidentali, le autorità venezuelane hanno già chiesto assistenza a Mosca e se queste informazioni verranno verificate i primi passi concreti potrebbero essere compiuti anche presto.

 

Ma c’è l’aspetto politico della questione perché si tratterebbe appunto di “una lista della spesa”  che avrebbe ripercussioni sui rapporti già tesi fra Russia e Stati Uniti e non solo di aspetti commerciali più o meno segreti.

 

Pesa ancora l’ombra dell ‘installazione di missili sovietici a Cuba nell’ottobre 1962 che scatenò una crisi internazionale  tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che ha portò il mondo sull’orlo della guerra nucleare.

La crisi fu  risolta con un accordo: l’URSS ritirò i missili da Cuba in cambio della promessa USA di non invadere l’isola e del ritiro segreto dei missili americani dalla Turchia.

 

A ben vedere anche il Venezuela rientra in quell’area caraibica la cui distanza  è di circa 1800 miglia dalle coste americane più vicine, come ad esempio tra il Venezuela settentrionale e la Florida.

Distanza che comunque i missili russi attualmente in dotazione a Caracas, ne quelli futuri sarebbero in grado di coprire, ma che Washington potrebbe percepire come uno schiaffo a quella antica dottrina Monroe – praticamente ribadita da Trump – che considera l’America Latina come il cortile di casa propria.

Senza contare le difficoltà logistiche e la possibilità di uno scontro fra navi o aerei cargo russi per il trasporto dei materiali mentre nelle acque caraibiche è già schierata una potente flotta statunitense dotata di ben altre armi offensive.

Inoltre Maduro è sostanzialmente isolato in quel Continente eccetto il gracile sostegno di Cuba e quello ben più tiepido del Brasile e di altri stati sudamericani ove esistano poteri realmente democratici.

L’impressione generalizzata è che allora Trump possa giocare tutte le sue carte aggressive incurante dei probabili appelli anche della Cina e di altri Paesi terzi del mondo.

In fondo l’eliminazione di Maduro, che già Trump ha preconizzato, sarebbe la scelta meno costosa e complicata.  Sempre che sia sufficiente a restaurare una democrazia incerta in un Paese fortemente diviso, ma, almeno sotto il profilo elettorale, ancora in maggioranza favorevole al suo attuale Presidente.

Non è quindi escluso che una volta raggiunti i suoi obiettivi fra i quali il controllo del petrolio venezuelano, Trump apra un fronte di grande instabilità latinoamericana, soprattutto se si sviluppasse nel paese aggredito una guerriglia ben più efficace dei sogni Guevariani.

Altro che guerra al narcotraffico!

 

Nella foto il Presidente venezuelano Maduro, insieme a quello russo Putin

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