Da un Khamenei all’altro. Come successore dell’ayatollah ucciso sabato 28 febbraio all’inizio degli attacchi lanciati da Israele e Stati Uniti contro l’Iran l’Assemblea degli Esperti iraniana ha scelto Mojtaba Khamenei, 56enne secondogenito dell’ayatollah Ali. La potente Guardia rivoluzionaria paramilitare iraniana risponde al leader supremo e ora il giovane Khamenei avrà voce in capitolo nella strategia di guerra.
Mojtaba Khamenei è nato nel 1969 a Mashhad, importante centro religioso dell’Iran. Non era mai stato eletto o nominato a una carica governativa, ma ha prestato servizio militare nell’ultimo periodo della guerra fra Iran e Iraq durata 1980 al 1988 con il battaglione Habib ibn Mazahir delle Guardie Rivoluzionarie ed è noto per i suoi stretti legami con i Pasdaran. Mojtaba Khamenei ha studiato a Qom con i più importanti esponenti del clero religioso iraniano ma è una figura che ha sempre preferito lavorare dietro le quinte, anche quando suo padre è diventato Guida suprema. I cablogrammi diplomatici statunitensi pubblicati da WikiLeaks alla fine degli anni 2000 parlavano del giovane Khamenei come del “potere dietro la veste”. Uno di questi riportava l’accusa che Khamenei intercettasse persino il telefono del padre e stesse costruendo una propria base di potere nel Paese.
Khamenei ha lavorato a stretto contatto con le Guardie rivoluzionarie, sia con i comandanti della loro Forza Quds per le operazioni esterne sia con la milizia volontaria Basij per la repressione delle proteste interne. Gli Stati Uniti lo hanno sanzionato nel 2019, durante il primo mandato del presidente Donald Trump, per aver contribuito a “promuovere le ambizioni regionali destabilizzanti e gli obiettivi repressivi interni di suo padre”. Tra le accuse vi è quella di aver sostenuto dietro le quinte l’elezione del presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad nel 2005 e la sua controversa rielezione nel 2009, che scatenò le proteste del Movimento Verde. Mahdi Karroubi, candidato presidenziale nel 2005 e nel 2009, denunciò Khamenei come “figlio di un maestro” e lo accusò di aver interferito in entrambe le votazioni. Suo padre rispose all’epoca che Mojtaba era “egli stesso un maestro, non il figlio di un maestro”. La sua scelta come nuova guida suprema, secondo il New York Times, è anche un messaggio da parte dell’ala più estremista dei Pasdaran alla popolazione relativa alla piena volontà di restare al comando del Paese. Già nel 2024 il nome di Mojtaba Khamenei era dato fra i più probabili come nuova Guida suprema, anche se in quella occasione l’ayatollah Khamenei aveva detto di non gradire una successione dinastica.
Nel corso dei raid israelo-americani l’uomo ha perso oltre che il padre anche la madre Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh e la moglie Zahra Haddad Adel. Secondo quanto riportato da Bloomberg Mojtaba Khamenei avrebbe un portafoglio di immobili di lusso a Londra del valore di oltre 130 milioni di dollari oltre a una villa in un quartiere esclusivo di Dubai e resort di lusso a Maiorca e sulle Alpi austriache. Tutti questi beni – viene spiegato – sarebbero stati acquistati tramite fondi derivanti dalla vendita del petrolio iraniano e sarebbero transitati tramite banche britanniche, svizzere, del Liechtenstein e degli Emirati Arabi Uniti oltre a società di comodo. Nominalmente nessuno di questi beni figurerebbe intestato a Mojtaba. La figura centrale delle operazioni sarebbe il banchiere iraniano Ali Ansari, sotto sanzioni nel Regno Unito a fine 2025 per il suo ruolo di presunto sostenitore dei Pasdaran.
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