Economia e Lavoro

Aumentano i prezzi del petrolio, calano borse asiatiche e oro

 

di Balthazar

Calano le borse asiatiche. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei, la Borsa di Tokio, cede l’1,7%, Hong Kong viaggia sotto la parità, Shanghai perde lo 0,7%. In corsa il petrolio Wti americano del 3,6% a 60,59 dollari il barile, mentre i futures sul Nasdaq sono tornati positivi.

L’Oro è invece  sull’altalena e scende oggi a circa 4.080 dollari l’oncia, in flessione per la terza seduta consecutiva dopo aver toccato ripetuti massimi storici nelle ultime settimane per poi rialzare la testa (+1%) a 4.104 dollari l’oncia. I prezzi si mantengono ora circa il 6% sotto i massimi, dopo la peggior settimana degli ultimi cinque anni.

A pesare è il rinnovato ottimismo per un possibile accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, in vista dell’incontro tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping, unito ai toni più concilianti del leader americano. L’allentarsi delle tensioni tra le due superpotenze ha ridotto il fascino dell’oro come bene rifugio.

La decisione degli Stati Uniti di imporre nuove sanzioni alla Russia continua a offrire supporto ai prezzi dell’oro, dopo il rinvio del vertice Trump-Putin, legato al rifiuto di Mosca di accettare un cessate il fuoco in Ucraina.

Ma in netto contrasto con l’oro, il petrolio ha proseguito la corsa. Le quotazioni di Wti -future del greggio – e Brent sono salite di oltre 3%, attestandosi rispettivamente intorno ai 60 e 64 dollari al barile, dopo che l’amministrazione Trump ha imposto sanzioni a Rosneft e Lukoil, i due principali produttori russi e a 34 aziende collegate.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che «è il momento di fermare le ostilità e raggiungere un cessate il fuoco immediato», aggiungendo che Washington è pronta a «nuove azioni per sostenere gli sforzi del presidente Trump nel porre fine a un altro conflitto».

Secondo il Tesoro americano, le misure mirano a limitare la capacità del Cremlino di finanziare la guerra in Ucraina. La Casa Bianca ha inoltre invitato India e Cina, tra i maggiori acquirenti di greggio russo, a ridurre gli approvvigionamenti.

Le tensioni geopolitiche arrivano mentre il mercato petrolifero resta fragile: i prezzi del WTti sono ancora in calo del 16% da inizio anno e il Brent perde quasi il 14%, complice l’aumento della produzione da parte di Opec+, a partire da Arabia Saudita e Russia. Intanto,

Inoltre i dazi imposti da Trump hanno riacceso i timori di un rallentamento economico globale che potrebbe pesare sulla domanda di greggio nei prossimi mesi.

Paradossalmente la stampa moscovita fa rilevare che, almeno nel breve termine, la minaccia di nuove sanzioni ha effettivamente giovato all’economia russa, poiché anche altre qualità di petrolio, tra cui l’Urals, hanno registrato un aumento di prezzo che viene scambiato a 57 dollari al barile, in rialzo di circa 3 dollari nelle ultime 24 ore.

Ma nel medio termine (i Future) i prezzi delle azioni dei giganti del petrolio sono in calo, così come l’indice della Borsa di Mosca, con il rischio che ii giganti del petrolio decidano di aumentare nuovamente i prezzi della benzina per i consumatori russi.

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