Le sanzioni occidentali contro la Russia offrono nuove opportunità in Europa e nei Balcani alle risorse energetiche dell’Azerbaijan. Dai progetti infrastrutturali e agli accordi sul gas, l’Azerbaijan per anni ha cercato di estendere la sua sfera di influenza in Europa centrale e sud-orientale.
Ad agosto, il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev, figlio di Heydar, ha incontrato il suo omologo serbo, Aleksandar Vučić, e quello turco, Recep Tayyip Erdoğan. L’incontro, a cui ha partecipato anche il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, è stato ospitato dal primo ministro ungherese Viktor Orbán.
Firmato di un uovo accordo energetico che dai prossimi mesi, dovrebbe portare un miliardo di metri cubi di gas azero in Ungheria passando per la Turchia e i Balcani.
Per la politica estera azera questi vengono considerati “una regione critica” dal 2013. Tanto che per portare il gasa Azero in europa tra due progetti fu scelto il Trans Adriatic Pipeline (TAP) anziché il Nabucco che avrebbe dovuto transitare dal Caucaso.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina l’Azerbaijan ha trovato nuove strade per aumentare le esportazioni di gas verso altri paesi grazie alla costruzione di interconnettori potenziati, finanziati dai paesi UE.
Da quando il gas russo è stato praticamente embargato molti paesi dell’Europa centrale e sudorientale hanno visto nell’Azerbaijan una soluzione alternativa. Albania, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Romania, Serbia e Slovacchia hanno sottoscritto con Baku diversi memorandum di intesa per la fornitura di gas naturale.
Operativo dal 2020, il TAP trasporta dieci miliardi di metri cubi di gas azero all’anno dal Mar Caspio verso l’Europa attraverso la Grecia, l’Italia e il Mare Adriatico fino all’Italia.
I Balcani non sono gli unici ad essersi dimostrati interessati a collaborare con l’Azerbaijan. Nel 2022 l’UE ha firmato un accordo con Baku per raddoppiare le importazioni di gas e raggiungere 20 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2027. Nel 2023 le forniture di gas azero dovrebbero raggiungere 11,6 miliardi di metri cubi rispetto agli 8,4 miliardi del 2021.
Alla fine del 2022 l’Azerbaijan ha firmato un accordo con la Georgia, la Romania e l’Ungheria per la realizzazione di un cavo sottomarino attraverso il Mar Nero per fornire energia elettrica all’UE. Il progetto dovrebbe essere portato a termine entro il 2029.
Stretti anche i rapporti tra Baku e Bucarest. La compagnia statale petrolifera azera (SOCAR) gestisce oltre settanta stazioni di servizio in Romania, la prima delle quali fu aperta nel 2011.
In Croazia, l’Azerbaijan investe principalmente nell’ingegneria e nella costruzione navale, ma anche nelle telecomunicazioni, nell’industria farmaceutica e nel turismo. Recentemente, il governo di Zagabria si è detto interessato a rafforzare la cooperazione con Baku anche in altri settori, quali energia, trasporti, informatica e agricoltura.
Un altro vantaggio che l’Azerbaijan spera di trarre dal rafforzamento delle relazioni con i paesi dei Balcani è il sostegno di questi ultimi nelle controversie internazionali che vedono coinvolta Baku.
Nell’agosto dello scorso anno Baku e Belgrado hanno raggiunto un accordo che ha permesso alla Serbia di acquistare energia elettrica dall’Azerbaijan a condizioni favorevoli. A tutt’oggi però non sono ancora stati resi noti i prezzi stabiliti dall’accordo.
Le aziende azere sono coinvolte anche nella costruzione di autostrade in Serbia. Il progetto, parte integrante del Corridoio 11, fu caratterizzato da ritardi e polemiche sull’ingaggio di oltre cento soggetti subappaltatori, comprese molte aziende legate al principale partito al potere in Serbia, il Partito progressista serbo (SNS).
Anche la Turchia e l’Ungheria rivestono un ruolo fondamentale nella politica perseguita dall’Azerbaijan in Europa centrale e sudorientale. Tutti e tre i paesi sono membri dell’Organizzazione degli Stati turchi, attualmente sono governati da regimi più o meno autocratici.
La Turchia ha da sempre sostenuto Baku nella guerra per il Nagorno Karabak conclusa con la sconfitta dell’Armenia che oggi guarda all’UE e alla Nato. E’ probabilmente, in questo contesto geopolitico, che la Russia, nonostante la sua “forza di Pace” di interposizione fra i due contendenti, abbia favorito la soluzione del problema a favore di Baku.
Resta il fatto che almeno due paesi Balcanici (Bulgaria e Romania) sono pienamente componenti della UE e nella Alleanza Atlantica, mentre altri attendono di esservi integrati e la Turchia, già fondamentale membro della Nato aspira ad entrarvi, ma con limitate possibilità come sa benissimo Erdogan.
Fa eccezione la Serbia che mantiene solidi legami con la Russia, la quale tuttavia pesa ancora in tutta l’area Balcanica. Di qui lo spazio politico (di mediazione?) che Baku tenta di consolidare in quell’area, che è poi la porta meridionale verso l’Europa.
